10 Ottobre
2007
“GLI EREDI DEL MSI SIAMO NOI”
INTERVISTA A
LUCA ROMAGNOLI SEGRETARIO DEL MOVIMENTO SOCIALE FIAMMA TRICOLORE
di Gerardo
Picardo
Essere di Destra è una
scelta politica ma prima ancora umana. Ci spiega la sua appartenenza?
Ho iniziato
ad interessarmi alla politica (meglio direi ad un sistema di valori e ai modi
per affermarli) da studente liceale, quando la mia generazione viveva gli anni
del disordine sociale ma soprattutto le tensioni ideali per una società in
cambiamento (più che realmente in evoluzione come amano dire i “progressisti”).
Pur di famiglia orientata (con pochissime “eccezioni”) verso il MSI e con
“chiare” ascendenze (mio nonno materno partecipò alla “marcia su Roma”, mio
padre concluse la sua adesione alla Repubblica Sociale, con vari mesi di
prigionia) non ho avuto nessun orientamento o influenza (ho perso mio padre da
bambino) in proposito. Tuttalpiù ho curiosato e mi sono documentato su libri e
riviste dell’epoca della biblioteca di famiglia, spinto anche dalla
demonizzazione sistematica di quel periodo della nostra storia. Andavi a scuola
(già alle elementari) e ti raccontavano di “quanto brutti erano stati quegli
anni”; frequentavi la parrocchia (beh, soprattutto il campetto di calcio) e ti dicevano
che anche la Chiesa era da pochi anni uscita da un “tunnel di oscurantismo”
come non si ricordava dal basso medioevo; facevi lo scout e pure lì ti dicevano
di ringraziare ogni giorno per la bella opportunità che avevi, visto che solo
tre decenni prima ti sarebbe stato impossibile mercé l’imposizione della
Gioventù Italiana del Littorio). E potrei continuare ancora con diversi esempi.
La scelta di militare nell’allora FdG e quasi immediatamente dopo nel MSI, fu
fatta a scuola. ma fu una scelta pressoché automatica, quando il curiosare tra
i volantini e le iniziative (pacifiche o affatto tali) di chi, poco più grande
di me, faceva già politica, mi confermò quella che evidentemente era già una
“coscienza ontologica”. Iniziai quindi a frequentare la sede del FdG di Via
Sommacampagna (avevo al liceo Righi conosciuto giovani militanti come Carlo
Scala, Andreina Tomada, figure originali come “il mormone”, lo stesso Gasparri
etc.) e poi, riaperta la Sezione Prati dopo quanto seguito all’omicidio di
Mikis Mantakas, seguii il camerata Dommi Morace appunto per la mitica ‘Via
Ottaviano 9’. Ho iniziato dall’adolescenza a sentirmi tradizionalista, nel
senso dell’immutabilità di alcuni valori, però ho capito che sul piano sociale
e quindi politico, si deve vivere la modernità, guardare al futuro, perché il
mio essere, il mio anelito è futurista non passatista. Ho creduto di trovare
nella militanza politica nel MSI quanto necessario a realizzarmi
spiritualmente, immaginando di essere rivoluzionario attraverso l’identità tra
l’essere innovatore nella prassi ma conservatore dei principi. Ho creduto e
credo che essere rivoluzionari oggi, significa battersi per la modernizzazione
dello Stato, dell’amministrazione pubblica, per il miglioramento del sistema
sociale, per un’ambiente ed uno sviluppo sostenibile, ma nella continuità con
le radici. Questo perché non ho mai ambito a sentirmi “figlio di nessuno” che
tende al nulla, come le mode e i modelli negativi di certa “modernità” hanno
predicato ed insegnano ai tanti che non hanno “orecchie per sentire”.
Cos’è oggi la Destra
radicale?
La “destra
identitaria” e la comunità militante e di simpatizzanti che si richiamano al
Movimento Sociale Italiano, o meglio alla parte più nazionale e idealmente
continuista di quel grande Partito.
Oltre le acque di
Fiuggi che separano definitivamente Alleanza Nazionale dal vostro percorso
politico, cosa rappresenta per voi la Fiamma del Movimento Sociale italiano?
Quello che
ha sempre rappresentato il simbolo della nostra fede ardente per l’Italia e i
migliori destini del suo Popolo.
I vostri non sono
iscritti, ma ‘militanti’. La differenza, avete rimarcato in più occasioni, è
nel cuore e nell’impegno che essi mettono nell’azione politica. Un patrimonio
che, forse, gli altri partiti hanno smarrito. Come lo valorizzate?
Intanto
cercando di rispettare il loro/nostro sentire; seppure nella eterogeneità di
alcuni temi i paletti fondamentali non si discutono: si può interpretare, ad
esempio, in modo diverso, anche divergente il “posizionamento elettorale/politico”,
ma le differenze sul piano politico rispetto “all’alleato della bisogna” sono
da tutti condivise e rivendicate. C’é chi vorrebbe condurre le competizioni
elettorali in splendido isolamento e chi, pragmaticamente si piega alla logica
della legge elettorale, ma il fine ultimo, che é la propaganda e la
concretazione del progetto politico antagonista alla proposta liberista del
cosiddetto centrodestra quanto del centrosinistra, sinteticamente rappresentato
dal nostro anelito per l’affermazione dello Stato Nazionale del Lavoro, non si
discute. Certo l’impegno che i nostri militanti e l’attuale “Segretario
Nazionale militante” (cito in proposito l’affettuoso dire di Maurizio Boccacci)
credo mettono nell’impegno politico é soprattutto ripagato dalla soddisfazione
di essere fieramente sempre noi stessi, attaccati al nostro sogno d’Italia e
d’Europa, di giustizia e d’ordine sociale, di meritocrazia e solidarietà;
tenacemente convinti che prima della materia viene lo spirito, che prima
dell’interesse dei singoli vengono quelli dello Stato e della comunità di
popolo.
Credono ancora a un
progetto politico ‘riscaldato’ da una fiamma. E perché?
Perché
passano le mode, cambiano i metodi, ma i valori e le idee sono antichi come
l’uomo ed eterni. Sono i valori delle comunità naturali ed organiche.
Chi sono i veri eredi
del Movimento sociale italiano?
Indiscutibilmente
il MS Fiamma Tricolore. Lo siamo statutariamente (e lo siamo solo noi, in
particolare per quanto riguarda le finalità e quindi l’articolo 1 dello statuto),
lo siamo fin qui stati e lo continuiamo ad essere in termini di progetto
politico e di continuità ideale “senza rinnegare né restaurare” il percorso
politico dei nostri padri.
Chi sono i vostri
militanti? Hanno un’estrazione sociale definita o sono una galassia che
comprende pensatori e gente comune?
Soprattutto
“gente comune” nell’accezione positiva, ovvero gente che vive la propria
passione e il proprio impegno politico a latere dei suoi impegni di studio e
lavoro, gente che non fa della politica una professione, bensì che proietta
ansie e auspici prima di tutto sociali, e vuole affermare non solo un sistema
di valori ma la loro concretazione e la loro applicazione pratica nella
quotidianità delle comunità umane.
Giorgio Almirante è
un’icona da spendere in alcune occasioni o piuttosto un grande italiano da
tenere a riferimento dell’azione politica?
Certamente
un grande italiano - non é quì necessario fare alcuni distinguo su quanto
condiviso pienamente o meno della sua vita politica e soprattutto della rotta
impressa al MSI -, prima che un grande uomo politico; un’icona nella vita
politica e culturale italiana del XX secolo, come anche gli avversari hanno
spesso riconosciuto. Un militante che ha saputo caparbiamente propagandare di
paese in paese, di bar in bar, di casa in casa l’amore per la patria e il
popolo italiano. Un segretario di Partito che neanche in tarda età ha perso
l’umiltà del contatto con i militanti e più in generale con chiunque volesse
interloquire con lui. Un capo che ha mantenuto la continuità ideale senza
rinnegare mai le origini, anche se alcuni “adeguamenti ai tempi” (ad esempio la
“scelta atlantica” o la “destra nazionale”) forse avrebbero potuto trovare
diversa soluzione. Comunque, paragonato ad altri che nel Partito si ergevano/proponevano
a “capi”, e che magari hanno suggestionato più di lui la giovinezza mia e di
tanti militanti, oggi mi sento di dire, ha opposto una coerenza e una
conseguenzialità dei “fatti alle parole” incomparabilmente maggiore.
Quando salgono sulle
vostre segreterie o partecipano agli incontri e manifestazioni del partito,
cosa chiedono e dicono i vostri simpatizzanti?
Di
continuare a lottare per essere noi stessi e tentare di attuare il programma
più originale, nazionale e sociale che offre attualmente il panorama politico
italiano. Coerenza, costanza; si radici nel passato ma per i germogli del
futuro, altrimenti che “le radici profonde non gelano” lo continueremo a
raccontare ancora per poco. Colgo l’occasione per dire che molti militanti (ad
esempio da Maurizio Boccacci a Giuliano Castellino, a Puschiavo in Veneto), già
di importanti movimenti di base, di associazioni culturali etc., prima non
riferibili alla Fiamma, hanno aderito al Partito perché in esso trovano
rispetto e soprattutto rilancio per progetti politici, e non solo ospitalità
per dare “massa di manovra” ad un Partito che ancor oggi conta su una
cosiddetta “struttura pesante” (direi meglio tradizionale, ovvero fatta dal
“cuore” in alternativa ai mezzi di comunicazione e finanziari).
Vi accusano di
nostalgia, ma su alcuni temi quali lo Stato sociale o la lotta all’usura siete
all’avanguardia. Cosa rispondete a chi vi ‘ingabbia’ nelle facili definizioni?
La nostalgia
è un sentimento nobile dell’animo umano, importante, quanto inutile o addirittura
dannoso nell’azione politica. Non difendiamo certo interessi lobbistici e, men
che meno, tutto quanto ruota intorno al peggior male dell’uomo, l’usurocrazia,
assai più diffusa di quanto si immagini, specie oggi che un’intera umanità,
senza rendersene conto, é indebitata con pochi enormi anonimi plutocrati. Certo
anche sul fronte sociale gli esempi potrebbero essere molti; ne prendo uno dei
più recenti: abbiamo fatto nostra la proposta autenticamente rivoluzionaria
quanto giusta e semplice del “mutuo sociale” per la proprietà popolare della
casa. Anche questo promana da progetti del passato (legislazione della
repubblica Sociale Italiana) che grazie all’impegno di alcuni camerati come
Gianluca Iannone e molti dei ragazzi che ruotano attorno all’esperienza delle
“occupazioni non conformi” é divenuta, da proposta di un gruppo militante,
importante battaglia, speriamo una delle più caratterizzanti, del MS Fiamma.
Insieme abbiamo avviato la raccolta di firme per il referendum popolare nella
Regione Lazio, e speriamo di estendere il tentativo ad altre Regioni.
Vi definite ‘fascisti’
o eredi del Ventennio? E in che misura l’orgoglio di un’appartenenza incide
sull’oggi della vostra politica?
In politica
non si é eredi ma continuatori. Continuità ideale e progettuale non significa
pedissequa riproposizione di modelli, scelte, indirizzi, altrimenti si é
scioccamente statici, anzi si rischia l’anacronismo e l’involuzione. Il
fascismo é stato un grande, complesso multiforme crogiolo di politica, arte
cultura, innovazione sociale ed economica e pur riprendendo valori antichi come
l’uomo ha saputo attualizzarli, e tutta l’azione politica, peraltro non scevra
d’errori (sarebbe folle ritenere che in una così complessa e lunga esperienza
di una vasta comunità umana e politica, non solo nazionale, tutto sia stato
assolutamente coerente e perfetto) svolta e le sue grandi realizzazioni di
opere civili (in senso di civiltà) e sociali ha trovato e trova estimatori
anche tra chi quell’esperienza non ha condiviso o condivide, ma ha l’onestà
intellettuale di riconoscerla, se non altro oggettivarne i meriti se non
apprezzarla, come migliaia di pagine e studi d’incommensurabile quantità e
qualità scientifica dimostrano.
Alle ultime regionali
nel Lazio, la Destra radicale si è ‘federata’ e ha ‘rischiato’ di far saltare
parecchi equilibri costruiti a tavolino. C’è ancora qualche maligno che parla
di percentuali da prefisso telefonico, eppure – anche se faticosamente – i
risultati si vedono e il consenso sta crescendo. E’ possibile ancora vedere
riuniti i partiti-movimenti della Destra ‘pura’?
Posta così
la domanda é forviante: la politica é questione di merito e metodo, questi sono
il prodotto delle esperienze degli individui e delle comunità politiche nelle
quali si aggregano. Per quanto rivendicato a proposito della continuità del
Movimento Sociale Italiano, la Fiamma può avere con altri Partiti e/o movimenti
delle convergenze, può tatticamente stringere alleanze, confederarsi, desistere
etc. Ma non può: rinunciare allo scopo sociale e statutario e ai metodi
migliori a raggiungerlo, nonché al rispetto delle gerarchie, intendendo con ciò
il riconoscimento meritocratico delle capacità e della continuità militante.
Ora, apprezzo la tua volontà (che é poi anche mia e di molti nella cosiddetta “area”),
il tuo auspicio di “unità d’azione”, ma noto anche che definirsi di destra
radicale o dire cose “d destra” (tanto per usare categorie più comprensibili e
“digeribili” piuttosto che dire quello che sentiamo di essere: “terza via”) é
cosa semplice assai diffusa, anzi abusata. Alain De Benoist ha sostiene che
“destra” e “sinistra” sono categorie ormai traballanti, però per essere chiari
e comprensibili, dobbiamo adottare una definizione utile a non creare ‘effetti
babelici’. Quindi, pur considerando la relatività delle espressioni, credo sia
utile usare, l’espressione di “destra” e di “sinistra”. Pertanto assumo che noi
ci riteniamo di “destra”. Peccato che a “fare cose di destra” (meglio direi a
sostenere battaglie per l’interesse nazionale e la comunità di popolo) “siano
in pochi” e soprattutto con assai variabile continuità temporale.
Manca inoltre in molti il senso della misura e dell’umiltà.
Alcuni incontestabili emblematici esempi.
Per le elezioni politiche 2006 proposi:
- ad Alternativa Sociale (ovvero ad Alessandra Mussolini un’alleanza con lista
nazionale per la camera di 12 nomi scelti al 50%; la risposta della collega,
per altro a seguire la felice valutazione di Adriano Tilgher che dichiarava
alla stampa da Trieste che “la Fiamma era cenere”, fu che al massimo potevo
indicare un nome, forse, in via eccezionale due, ovviamente avremmo partecipato
sotto le loro insegne. Risultato AS ha perso circa il 40% dei voti rispetto
alle elezioni del 2004, la Fiamma ha confermato i suoi voti e la lista De Michelis/Rotondi
ha superato entrambi per una manciata di voti, ottenendo i parlamentari che
nessuno di noi ha ottenuto;
- al collega Nello Musumeci proposi l’alleanza per la lista senato in Sicilia,
peraltro lasciando al suo movimento autonomista la scelta del capolista (quindi
dell’eventuale eletto, alla luce della vigente legge elettorale), la risposta
fu che era ben possibile, ma rinunciando alla Fiamma Tricolore come simbolo:
risultato é stato che la lista Musumeci non ha eletto nessuno per pochi voti,
meno di quelli prese dalla lista Fiamma.
E potrei fare altri assai simili esempi, che riguardano comunque forze
politiche “alternative”: dal Partito dei Pensionati di Carlo Fatuzzo alla
stessa Lega Nord. Quest’ultima, da un accordo con la Fiamma nel Mezzogiorno
forse sarebbe uscita meno “spolpata e parassitata” di quanto è invece avvenuto
in virtù dell’accordo fatto con gli autonomisti di Lombardo. Ma tanté…
Alcune suggestioni
giornalistiche hanno parlato di tre ‘cavalieri neri’ riuniti intorno ad
Alessandra Mussolini. Quanto c’è di vero? E soprattutto: che futuro ha il
dialogo forte e vero, a volte acerbo, con gli altri partiti della Destra
estrema?
Non c’é
niente di vero per quanto riguarda il sottoscritto, che il “cavalier servente”
non ritiene sia una prospettiva interessante per la sua esistenza. Si può
ragionare di intese, di alleanze strumentali/elettorali (e già questo é molto
difficile visto prassi ed esiti di precedenti esperienze), niente altro.
L’ascendenza non é per me genotipo sufficiente, e troppo spesso il fenotipo é
molto diverso, a distanza stellare se non contrario all’insegnamento dell’avo.
Comunque, da futurista e da pragmatico quale mi ritengo non dico… mai, ma
forse, sempre che vi siano le condizioni necessarie e sufficienti a garantire
continuità ed identità del progettto.
Quali sono, ad oggi, i
vostri rapporti? E in che cosa il suo partito si differenzia dalle altre
formazioni della Destra radicale?
I nostri
rapporti sono pressoché nulli. La Fiamma si differenzia nella coerenza e nella
continuità di cui sopra, ma anche in alcune questioni di merito, ad esempio
quanto alla laicità del progetto politico o alla volontà di non confonderci con
suggestioni rivoluzionarie, peraltro interessanti, che vorrebbero mischiare
idee che rimangono antitetiche e soprattutto incomprensibili se si vuole
cercare il consenso elettorale. Ma qui il discorso si fa troppo lungo e più
interessante per un apposito “convegno di studi”.
Media e giornali vi
dipingono spesso nel ghetto. E per far conoscere le vostre posizioni, non di
rado avete bisogno di dichiarazioni border line e prese di posizione nette. Che
strumenti avete per farvi conoscere di più?
Quelli più
antichi, per ora: manifesti e piazza. Quelli più moderni e popolari, per ora,
internet. Media e giornali non ci dipingono affatto. Usano ovviamente i
peggiori stereotipi per amplificare ogni insignificante particolare che risulti
ripugnante nell’immaginario collettivo. Se non ci fossero le zucche gialle e le
streghe con la scopa (che non a caso muovono interessi enormi in tutto il
mondo) per la pagana festa di halloween utilizzerebbero “i fascistelli con il
bomber nero e i capelli rasati a zero” (“270 bis” docet).
Ezra Pound sosteneva,
a ragione, che ‘l’unica cultura nella quale mi riconosco è quella delle idee
che diventano azioni’. Vi dipingono ancora come ‘brutti e sporchi’: ma chi sono
i vostri riferimenti culturali, gli autori di riferimento, i percorsi che nel
dibattito culturale e politico sentite più vostri?
Da Giuliano
Imperatore a Dante Alighieri, da Campanella a Vico, da François-René de
Chateaubriand a O. Spengler, da Schopenauer a Nietzsche, da G. Sorel a F.
Corridoni, da Gabriele D’Annunzio a F.T. Marinetti, da Balla a Sironi, da
Gentile a Bottai, da Arnaldo Mussolini a Berto Ricci, da Curzio Malaparte ad
Adriano Romualdi, da José Antonio Primo de Rivera a C. Zelea Codreanu, da Réne
Guénon a J. Evola, da Ezra Pound a Ernst Jünger, da Carl Schmitt a Carlo
Costamagna, da M. Heidegger a U. Spirito, da Louis F. Celine a Y. Mishima, da
P. Drieu La Rochelle ad Alain De Benoist, da T. S. Eliot a Tolkien, da L.
Degrelle a Plutarco.… Serve continuare?
E oggi quale parte di
letteratura, filosofia, arte o poesia indicate a riferimento delle vostre
battaglie?
Come sopra.
Dirsi ‘camerati’ ha
ancora un senso? E perché?
Etimologicamente
si, ontologicamente si, perché é un termine che distingue una comunità d’azione
e di pensiero.
La vostra visione del
mondo oscilla tra l’anarca di E. Jünger e il ribelle evoliano. Siete sempre più
soli e veri. Quanto durerà questa scommessa?
Invero credo
che Der Arbeiter (L’operaio) Jüngeriano sia la figura più rispondente, forse
anche più del ribelle evoliano, anche se lo scopo di entrambi, scrive
Gianfranco De Turris, é “passare indenni attraverso la combustione della
Modernità”. Circa la durata della scommessa, la risposta é quella dei primordi,
ovvero da che é l’uomo, esiste un sistema di valori e simboli che mantengono
validità perché spiritualmente collegati al mondo della Tradizione: fino alla
notte dei tempi, fino al “crepuscolo degli idoli”.
Facciamo un passo
indietro: Terrorismo e anni di piombo. Neri e rossi: qual è la verità di quel
periodo? Una stagione da chiudere con un ‘perdono’ generale ma anche con il
rispetto del dolore delle vittime. Il suo partito come affronta la questione?
Il problema
che in Italia non si può contare su una ‘giustizia giusta’, equanime, che
riconosca e chieda conto degli errori (degli atti terroristici) nella stessa
misura, per chi ha combattuto violentemente lo Stato (il sistema, nel caso del
terrorismo “nero”). Emblematici esempi del “due pesi, due misure” si ritrovano
negli atteggiamenti della magistratura come delle forze dell’ordine. Anzi, ad
alcuni sono state comminate pene a seguito di processi assolutamente indiziari,
fortemente gravati dal condizionamento politico, come ad esempio quello sulla
strage di Bologna. La persecuzione di Luigi Ciavardini, che peraltro ha pagato
il conto con la giustizia per gli altri reati, e più in generale il forzoso
tentativo di addossare ai “neri” le stragi degli anni Ottanta, costituisce un
“mito incapacitante” e ingenera il dubbio della malafede su settori della
magistratura inquirente e requirente.
Il progetto politico
che voi proponete quale tipo di Stato e organizzazione della società vuole?
“…Il MSFT si
propone la realizzazione dello Stato Nazionale del Lavoro, per il
raggiungimento - mediante l’alternativa corporativa - dei più vasti traguardi
di giustizia sociale e di elevazione umana, nel rispetto della libertà per
tutti e nell’armonia dell’ordine con la libertà”: così recita l’art 1 dello
statuto del MS - Fiamma Tricolore, come del resto recitava l’art. 1 dello
Statuto del MSI. La nostra visione dello stato è organica e pertanto, come
negli organismi l’armonia delle funzioni presiede allo sviluppo e al benessere
del tutto, così ai doveri verso la Comunità nazionale corrispondono i diritti;
qualsiasi sistema che pretenda di perpetuarsi senza la reciprocità di doveri e
diritti, senza un giusto riconoscimento meritocratico è innaturale, e quindi
destinato alla sconfitta.
I sistemi tradizionali tennero a freno l’economia (con la sua base
utilitaristica) in nome di concezioni superiori, metafisiche e poi
metapolitiche. Divenuto il lucro fine della società moderna, l’operatore
economico (che nelle società tradizionali aveva funzione comunque funzionale
all’etica della comunità) e la sua scienza (l’economia) hanno via via preso il
sopravvento sulla politica. Il capitalismo e poi la finanza hanno preso le
redini anche dell’economia. La “demonia dell’economia”, che innerva le
“democrazie liberal-capitaliste” e ha dominato le società del cosiddetto
“socialismo realizzato”, trova una sola alternativa: il corporativismo e la sua
sintesi: la socializzazione. Così il significato del lavoro diviene quello di
attività svolta per i fini superiori della comunità organica nazionale. Noi
intendiamo la Nazione – e fine del nostro Stato è il superiore bene della
Nazione -, non come l’agglomerato d’individui o gruppi o popoli che in un
determinato momento della storia insistono su un territorio, ma come la realtà
unitaria e metafisica di un Popolo, un’unità etica, politica ed economica, per
la quale il lavoro ha funzione sociale.
Valori e identità
nazionali a vostro giudizio devono fondersi con mirate azioni a sostegno del
lavoro e delle famiglie, ma anche della casa e della formazione scolastica.
Cosa proponete su questi fronti?
Sono
necessarie ed urgenti politiche sociali di sostegno alla Famiglia, pilastro
della società e atto fondante per lo sviluppo economico, sociale e culturale,
in generale per l’ascesa della Nazione e del suo benessere. La Famiglia va
dunque difesa e salvaguardata; la Famiglia e lo Stato insieme sono votati alla
tutela ed alla protezione dell’infanzia e della giovinezza. Deve essere
sostenuta la difesa della Famiglia naturale, contro qualsiasi forma di sua
“perversa parodia” (“coppie di fatto omossesuali” con la conseguente e
sostenuta pretesa di uguaglianza sociale e legale di queste, in particolare, in
alcune questioni quali ad esempio la possibilità di adozione). Contro il crollo
demografico e la crescente disgregazione familiare e sociale, devono essere
attuate politiche di difesa, di incentivo e di sostegno della Famiglia naturale
e tradizionale. La legge sulle adozioni va rivista, rendendole più spedite e
restringendo a casi particolari la fecondazione assistita, perché paternità e
maternità non possono essere né un capriccio, né un “affare per pochi”, né un
“diritto” di chi “è già” senza considerare i diritti di “chi sarà”. Vanno
tutelate le fasce più deboli, dai bambini agli anziani: questi ultimi, una
volta ritenuti riferimento per l’intera società, oggi, in pieno “clima di
furore consumista”, sono relegati (in quanto irrilevanti
produttori-consumatori), ai margini della vita sociale. Noi vogliamo che agli
anziani sia riconosciuto il ruolo tradizionale che le grandi civiltà ad essi
hanno sempre accordato, in ragione in quanto essi hanno fattivamente costruito
il presente e posto le basi del futuro. Per la tutela della Famiglia, é
indispensabile che la casa sia un diritto minimale di proprietà di ciascun
nucleo familiare. Ogni forma di tassazione sulla prima casa, successiva
all’acquisto e che non sia commisurata ad un’eventuale erogazione di servizi,
deve essere eliminata (come proponemmo in campagna elettorale per le politiche
2006 e Berlusconi lanciò, ma solo allo scadere della campagna elettorale),
mentre è giusto introdurre una tassazione d’incidenza crescente all’aumentare
del numero degli immobili di una medesima proprietà. La politica che auspichiamo
per la casa dovrebbe prevedere: il blocco delle vendite degli immobili degli
enti pubblici e dei relativi sfratti se non dovuti a morosità; la preferenza
nazionale nell’assegnazione delle abitazioni di proprietà pubblica; l’immediata
assegnazione degli immobili in disuso da oltre 24 mesi; un canone sociale che
non superi un quinto del reddito del nucleo familiare.
Il ‘Palazzo’ è da
diverso tempo impegnato a rivedere l’architettura costituzionale della
Repubblica. Tra leggi e referendum, quale è il vostro pensiero sulle riforme e
come partecipate alla definizione di una ‘casa’ comune di regole e democrazia?
Gettiamo
sulla bilancia la questione della legge elettorale…
Il MS Fiamma T. propone una legge elettorale unica, che sia informata ad alcune
garanzie indispensabili ad una “democrazia partecipata”: governabilità;
rappresentanza delle minoranze politiche; facilità di partecipazione alla
competizione elettorale (magari prevedendo forme di risarcimento nei confronti
dello Stato e degli Enti Locali nel caso in cui la partecipazione alle
competizioni elettorali non produca alcuna rappresentanza eletta). Quando si
parla di proporzionale pura - e noi, questa é l’unica legge elettorale che
vogliamo-, significa non rinunciare a priori al contributo che anche i piccoli
Partiti, movimenti civici ed ogni altra espressione della società possono dare
al dibattito e alla proposta politica. La buona idea, lo spunto, la proposta e
la critica, sono contributi costruttivi che devono avere voce, magari anche
solo il cosiddetto “diritto di tribuna”. Poi si tratta di trovare gli
accorgimenti, in sede di regole che governano le coalizioni di maggioranza e
minoranza, utili affinché i Partiti minori, proporzionalmente rappresentati
alle Camere, ma al di sotto di una certa soglia e che non hanno sottoscritto un
programma di coalizione, non possano impedire la governabilità della coalizione
di maggioranza. Tutto qui, credo. Fintanto che ci sarà in Italia chi sostiene
sistemi elettorali maggioritari, ci sarà la sistematica esclusione di piccole
parti della società (la cui somma non é affatto numericamente indifferente) e
continuerà l’allontanamento della gente dalla politica con conseguente
diminuzione dell’esercizio del voto (di questo ne reintrodurrei
l’obbligatorietà, c’é anche in altri Paesi europei, come il Belgio ad esempio).
Purtroppo, il miraggio di una società in cui solo la minoranza della
popolazione vota, ad immagine e somiglianza di quanto avviene ad esempio negli
USA, é quanto auspicano in troppi.
Veniamo ad altre
importanti questioni: Giustizia, garanzie e libertà di pensiero. Su questo
fronte – mi sembra – chiedete l’abolizione dei ‘reati d’opinione’ così come il
colpo di spugna su legge Scelba, Mancino e norme transitorie della
Costituzione. Perché?
Intanto il
MS Fiamma ritiene indispensabile l’effettiva indipendenza della Magistratura da
ingerenze d’ordine politico o d’altra natura; dire che in Italia la
magistratura é libera da ingerenze e che non vi sia da parte di molti
magistrati la politicizzazione dell’indagine, dell’istruttoria e del giudizio,
significa fare dell’ipocrisia una bandiera. Anche la separazione delle
competenze dei Magistrati giudicanti e requirenti e il riconoscimento della
responsabilità civile (e penale, se dimostrata l’intenzionalità persecutoria) dei
Magistrati, rimangono due traguardi per una “giustizia giusta”.
Certamente la Fiamma chiede l’abolizione dei “reati di opinione” e delle leggi
liberticide del pensiero e dell’associazionismo politico (legge Scelba, Mancino
e, perché no, anche delle anacronistiche norme transitorie della Costituzione
Italiana). Altresì ferma rimane l’opposizione all’adozione del mandato
d’arresto europeo, per tutto quanto sopra menzionato;
In particolar modo, è necessario denunciare e smascherare le lobby che ispirano
i cosiddetti “processi alle idee”, che provocano arresti, la messa al bando
d’associazioni politico-culturali e la loro criminalizzazione, non sulla base
di reati progettati e/o realizzati, ma sulla base del pregiudizio o della
discordanza ideologica e culturale. Come é scritto nel programma politico della
Fiamma «“il nemico” contro cui non bastano le ordinarie “regole del gioco
politico”, deve essere posto al bando; non basta condannarlo nelle idee,
sconfiggerlo “democraticamente”, si aggiunge la “dannazione criminale”». Quanto
alla “Legge Mancino”, essa nega, in nome della presunta tolleranza, la libertà
di manifestazione del pensiero, punti fondamentali e qualificanti d’ogni
ordinamento e fondamento giuridico della Costituzione vigente. Difatti, questa
norma viola i principi della Costituzione Italiana (cfr. art. 17, 18 e 21 sul
diritto di riunione, d’associazione e di libera manifestazione del pensiero,
con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione), e contrasta
addirittura con l’articolo 19 della “Dichiarazione Universale dei Diritti
Umani” delle NU, che afferma il diritto alla libertà d’opinione di diffusione
delle informazioni e delle idee, con qualsiasi mezzo di comunicazione e
attraverso le frontiere senza interferenze. Anche l’Europa Comunitaria
persegue, con l’introduzione del mandato di cattura europeo, ulteriori
“possibilità persecutorie” del libero pensiero. Trentadue reati contemplati:
primo fra tutti il reato d’opinione, consistente nella pubblica manifestazione,
compresa la ricerca storica, di idee “controcorrente” o “revisioniste”. Per la
UE é addirittura considerato “reato di razzismo e xenofobia”, una
manifestazione o un’opinione, verbale o scritta che sia, difforme da quelle
canoniche in materia di immigrazione e integrazione razziale. Si mettono
all’indice grandi Paesi e Nazioni (ad esempio l’Iran e Cuba), per la
limitazione o addirittura per la repressione della libertà d’espressione, si
scorda che in Italia ed i Europa, oltre all’onnipresente sistematica “censura
mediatica” si arriva ad imprigionare chi si permette di dissentire o dubitare
dalla vulgata “politicamente corretta”, in materie come la storia o nella
semplice contestazione di scelte politico-amministrative che contrastano con
gli interessi nazionali e lo ius sanguinis dei Popoli europei.
Come si raggiunge
secondo il suo partito l’ordine sociale?
Il Movimento
Sociale Fiamma Tricolore propugna maggiori garanzie e tutela per le vittime dei
crimini; carcere a vita senza possibilità di sconti di pena per crimini
particolarmente efferati (per es.: reati contro l’interesse pubblico e la
Comunità Nazionale), fino a ipotizzare la pena di morte nel caso di abusi e
violenze su minori che ne determinino la morte. Sono poi necessarie condizioni
di “pari opportunità” per la così detta “speranza di ascesa sociale”: mettere
in condizione fin dalla nascita gli individui di affermarsi attraverso
meccanismi meritocratici nello studio prima e poi nel lavoro. Questo é
possibile intanto proprio garantendo a tutti i cittadini il diritto allo studio,
gratuito effettivamente almeno in ragione del profitto più che positivo.
An e il suo presidente
hanno decisamente imbroccato la strada del Ppe. Questa scelta ha delle ricadute
per la vostra parte politica? In sostanza: lavorate a recuperare i delusi di
via della Scrofa?
Se dovessi
giudicare da quanto é avvenuto nell’elettorato della destra e, in fondo, anche
tra i militanti del già MSI… direi marginalmente. Chi voleva intendere ha avuto
quasi 12 anni per capire che AN del progetto originario missino ha mantenuto
solo la gran parte degli uomini e la minore parte delle idee. A parole,
“colonnelli”, “grandi elettori” e anche militanti del già MSI, spesso
inorridiscono dalle uscite del presidente Gianfranco Fini; lo fanno, appunto
dal gennaio 1995, ma nessuno ha rinunciato all’accogliente abbraccio di AN che
significa rielezione, consigli d’amministrazione etc. Resta la perplessità sul
perché i militanti non hanno trovato fin qui il coraggio di cambiare strada:
non credo sia perché, come sostengono i nostri detrattori, manca un’alternativa
seria; credo, piuttosto, che il richiamo “ancestrale”, simbolico, e di un mal
interpretato (appunto non in senso semiotico né in senso semantico) cameratismo
nei confronti di quanti, per anni, hanno identificato come “rappresentanti”,
“eredi”, “continuatori”. Insomma é un problema ontologico, al quale molti
militanti rispondono da anni con il reiterato noto dubbio shakespeareano
dell’essere o non essere.
Che giudizio date di
Gianfranco Fini e della sua Destra?
Fini ha per
anni rappresentato nel mio immaginario, nell’immaginario di molti che hanno
scelto la Fiamma “il liquidatore”, “il traditore”, “l’artefice dell’abiura”.
Forse sbagliavo, perché é riduttivo e semplicistico imputare al singolo le
scelte, invece ampissimamente condivise, da una classe dirigente e dalla gran
parte degli iscritti di un Partito, che alla “liquidazione” del MSI (nel senso
di stravolgimento delle finalità statutarie e di programma) non si sono
opposti. Non si é opposta “la base”, qualcuno dice, perché abbindolata dalla
promessa che tale trasformazione era solo di “forma e non di sostanza”. Allora,
dopo dodici anni e reiterate “inversioni di marcia” o “la base già missina di
AN” non comprende proprio, o… non ha mai compreso cosa significasse aderire e
militare per un Movimento Sociale Italiano. Potevano fare i liberali allora e
lasciare il MSI a chi invece voleva e vuole cambiare la società per
strutturarla e conformarla allo Stato Nazionale del Lavoro.
E del Cavaliere che
propone il ‘partito della libertà’?
Un uomo di
grandi capacità politiche e non solo un “gran comunicatore”. Ha capito che é
l’unico modo per vincolare ad un progetto unitario “alleati” sulla cui
affidabilità e continuità ci sono non dubbi, ma certezze: in termini di discontinuità,
ovviamente. Il percorso mi sembra, a dir poco, irto di spine e, comunque, potrà
procedere solo se vi sarà dall’altra parte dello schieramento politico un
analogo processo di aggregazione e, altrettanto scontato, una nuova legge
elettorale in senso maggioritario e/o con elevato sbarramento percentuale,
altrimenti… Comunque, seppure condivido assai poco (forse direi niente) delle
finalità e delle suggestioni berlusconiane, complimenti e meritati.
Guardando all’altra
parte, come seguite le vicende del nascituro Partito Democratico?
Con
indifferenza. Non nascerà mai; a meno che non si assista ad una scissione nei
DS. Per “compromessi storici” in Italia non c’é mai stata alcuna necessità di
un “partito unico del centrosinistra”; quando si é trattato di dividersi la
torta amministrativa, a livello locale o nazionale che fosse, “democristiani e
comunisti” hanno sempre trovato ottime soluzioni, senza ricorrere a fusioni o
alla rincorsa di modelli anglosassoni.
Concretamente, che
speranza avete di entrare non nella ‘stanza dei bottoni’, ma di far parte di un
processo di definizione della politica che miri al bene comune?
Certo se
vigesse una legge elettorale puramente proporzionalista o se fosse
effettivamente riconosciuto il diritto di tribuna alle minoranze politiche
d’opposizione… o se più semplicemente si tenesse in considerazione, almeno
consultiva, le dette minoranze…non andrebbe disperso un patrimonio di idee e
progetti, anche s é vero e riscontrabile che non di rado il predetto patrimonio
é stato ed é “scimmiottato e parassitato”, ma comunque rilanciato; già questo é
una soddisfazione per chi, come Noi, intende la politica come servizio al
proprio Popolo, per il bene supremo della Comunità nazionale.
Spesso vi si guarda
come a un popolo strano fatto di croci celtiche e braccia tese. Oltre questa
visione pressopochista e da circo, chi vi finanzia e come vivete? Quali sono le
vostre speranze?
L’unico
finanziatore del Partito é il “rimborso elettorale dello Stato” relativo alla
mia elezione al Parlamento Europeo del 2004. A questo si aggiungono le quote
del tesseramento e qualche piccolo sacrificio personale, del sottoscritto e di
quegli iscritti che s’impegnano personalmente nell’attività politica per la
Fiamma. Sono fiero di poter dire che delle nostre magre “sostanze” facciamo
pubblica informazione, non solo attraverso l’obbligatoria presentazione,
approvazione in Comitato Centrale e pubblicazione su due quotidiani, ma anche
attraverso il sito nazionale del Partito. Ad esempio per “l’anno politico
2006-2007” la Segreteria Nazionale ha discusso e approvato una serie di impegni
di spesa di cui si é data informazione a dirigenti ed iscritti attraverso il
sito del Movimento (www.fiammatricolore.net). Colgo l’occasione per fare un
ringraziamento pubblico al nostro Segretario Nazionale amministrativo (“Gero”
Gargiulo) e al componente della Segreteria Nazionale dott. Alessandro Delicato,
grazie anche ai quali il MS Fiamma T. si é guadagnato la citazione sul
quotidiano economico ‘Italia Oggi’ come emblematico esempio di trasparenza
amministrativa. Anche questo é un vanto rispetto agli altri Partiti e, se
consentite, anche rispetto ad altre organizzazioni “d’area”. Speranze? In
termini finanziari - ovvero di trovare finanziatori -, pochissime, direi nulle;
progetti, invece! Con gli accantonamenti iniziati già da quest’anno, speriamo
di riuscire ad acquisire dei beni immobili per il Partito, in particolare
vorrei puntare all’acquisto della villa di donna Rachele (Villa Carpena, alle
porte di Forlì), occasione che si era presentata quando era Segretario del
Partito l’on. Pino Rauti. E non fu colta. Se questo non sarà possibile,
cercherò di seguire l’esempio del FN di Le Pen, che nei sobborghi parigini ha
la proprietà di un immobile nel quale sono concentrate tutte le funzioni di
Partito, dalla stampa del materiale di propaganda ai locali per riunioni etc.
Che peso hanno,
soprattutto per i vostri giovani, quelle camicie e gagliardetti neri che non
avete chiuso frettolosamente negli armadi dei trovarobe delle ideologie?
Hanno un
peso sentimentale ed iconico, sicuramente, anche goliardico, ma la politica la
facciamo con lo “sguardo in avanti” perché le nostre radici, ben salde nelle
esperienze e nei progetti del passato e i punti di riferimento culturali cui ho
già accennato, hanno nell’attualità e, anzi, nella polemica antipassatista
-direbbe Marinetti-, il loro sviluppo, i loro germogli. Non forme, ma sostanza,
attraverso il giusto metodo per affermare il merito delle questioni e delle
idee che non sono morte e non moriranno mai. Le ideologie sono morte, affermano
molti. Forse alcune (e che sono state sconfitte): quelle che nei “contrasti
della materia” e nel “materialismo storico” cercano soluzioni da proporre od
imporre all’uomo. Quelle che fanno leva e hanno a riferimento fondante i valori
e i sentimenti, erano, sono e rimarranno eterne, perché hanno mosso i primi
passi dall’apparire dell’uomo e, appunto dei suoi sistemi valoriali.
La ‘vostra Europa’ non
è quella dei banchieri e dei mercanti, né quella dei burocrati di Bruxelles che
decidono la lunghezza delle zucchine e dei piselli ma l’Europa dei popoli. Come
vorreste il vecchio Continente e la sua politica per il destino del
Mediterraneo?
L’Unione
Europea nata a Maastricht, creata artificialmente al di sopra della volontà popolare
e governata dalla Commissione europea (da nessuno eletta, bensì frutto
dell’indicazione di Commissari da parte dei governi dei Singoli Stati) e dai
vertici della BCE (anche questi non eletti né scelti da nessuno se non dalle
centrali della grande finanza transnazionale non solo europea), é da rigettare.
Ovviamente la Costituzione Europea che si tenta di imporre ai popoli di tutta
l’Unione e che i Popoli di Francia e dei Paesi Bassi hanno clamorosamente
referendariamente rigettato, é un documento di chiara ispirazione antipopolare,
alieno dai valori della Civiltà europea, civiltà derivazione di quella
greco-romano-germanica sulle cui radici si sono innestate la tradizione e la
sensibilità del cristianesimo che, pur nella nostra visione assolutamente laica
della politica, rispettiamo e accogliamo come tratto comune a grande parte
delle nostre genti, cultura e religione che hanno plasmato Popoli e culture
d’Europa per secoli. La Costituzione Europea così come disegnata dall’assemblea
presieduta da Giscard d’Estaing è morta; è stata seppellita dagli esiti
referendari di quei Popoli d’Europa, cui abbiamo accennato, che hanno avuto in
proposito la possibilità di pronunciarsi, e che sarebbero seguiti anche da
analoghi comportamenti di voto, se altri referendum in proposito potessero (il
caso dell’Italia che non prevede questa possibilità) o dovessero svolgersi. Non
vogliamo un’Europa allargata a Paesi che, per tradizioni, geografia, storia,
cultura e religione, non hanno nulla a che vedere con il vecchio Continente, in
particolar modo, per quanto in discussione attualmente, Turchia e Israele.
Vogliamo sì un’Europa allargata, ma alla Russia, così da poter completare
quella Confederazione di Stati che vuole il “Nostro Continente” naturalmente
estendersi fino agli Urali. Sogniamo e lavoriamo per pervenire alla
realizzazione di una Comunità di Popoli d’Europa, istituita come Federazione di
tutte le Nazioni nell’ambito della quale ogni Nazione ha il diritto/dovere di
esercitare i poteri di autodeterminazione che gli derivano dall’essere
un’entità storicamente e culturalmente definita. Noi perseguiamo un’idea di
nazione, in cui saldo é il legame con le proprie origini, la propria lingua,
cultura, tradizione, ma una Nazione non sia un’arma contro le altre nazioni, ma
sia invece come riconoscimento delle diversità con le quali confrontarsi. Nel
Mediterraneo l’Europa ha il suo baricentro tradizionale e di proiezione,
pertanto é logico che persegua rapporti d’amicizia e cooperazione con i Paesi
che si affacciano sul Mediterraneo e con quelli del Medio Oriente (tanto più
che l’Italia rappresenta storicamente il ponte tra diverse civiltà), è giusto
che l’Europa recuperi quel ruolo di faro che è stato nostro per secoli.
Oltre le frontiere di
Maastricht, come si recupera la sovranità economica?
Con il
trattato di Maastricht la nostra politica economica è stata sottomessa a
drastici “criteri di stabilità” (deficit, bilancio, inflazione, tassi di
interesse, etc.). e la politica monetaria, industriale e commerciale dipende
dai dettami dell’UE e dalla Banca Centrale Europea. Ovvio che la nostra
politica salariale, sociale e presto anche fiscale è, e sarà condizionata. La
nostra sovranità economica è annullata. Anche lo stato sociale è condizionato
dai parametri condivisi e dagli impegni con l’UE. Ribaltare gli attuali
rapporti di forza tra potentati economico-finanziari e istituzioni politiche
–europee e nazionali-, è l’unica possibilità per recuperare il controllo
politico sull’economia. Tra l’altro l’adozione dell’Euro con un valore assurdo
di convertibilità che l’imbelle governo Prodi negoziò, ha fatto pagare in
misura assai salata ai cittadini tanto il deficit dello Stato quanto le altre
“inadempienze” al patto di stabilità, oltre che sovrimporre al già assurdo
possesso/controllo della moneta da parte della Banca d’Italia quello della BCE.
Sul tavolo c’è sempre
la questione della Nato…
Uno Stato
forte, e così una confederazioni di Stati, deve necessariamente avere una
propria politica estera, che sia prodotto della sua naturale proiezione
geopolitica. Su questa base, l’Italia e l’Europa devono recuperare la sovranità
politica, divenendo soggetto e non più oggetto delle politiche altrui; di
conseguenza occorre affrancarsi dalla condizione di vassallaggio alla
talassocrazia imperiale statunitense, uscendo dalla NATO e perseguendo
politiche volte alla salvaguardia degli interessi e dello spazio vitale ed
organico del vecchio Continente. Uscire dalla NATO significa evitare inutili e
dispendiose avventure belliche, che provocano esclusivamente ritorsioni sul
piano diplomatico, economico e sociale. Solamente affrancandosi dallo stato di
vassallaggio rispetto agli interessi imperialistici degli Stati Uniti
d’America, l’Italia e l’Europa tutta, potranno riappropriarsi dell’indipendenza
politica, economica e militare, realizzando quindi un’Europa armata ed
indipendente, tutt’altra cosa dall’Unione europea dei mercanti e delle banche
di Maastricht e Bruxelles, un’Europa che attraverso una politica di sicurezza
comune possa perseguire gli interessi del nostro Continente nel Mondo ed
assicurare la pace.
Una volta la politica
definiva strada e ponti, l’incontro con le culture, progettava l’avvenire dei
popoli. Oggi invece?
Dovrebbe
avere gli stessi fini, anzi ha gli stessi fini se “l’etica della polis” é lo
scopo di chi ad essa si dedica. Il problema é che non sono certo la maggioranza
quelli che perseguono questo scopo.
Socialità e
solidarietà nazionale sono i vostri ‘cavalli di battaglia’. Perché?
Intanto una
prima norma di naturale giustizia sociale deve prevedere che i salari siano
commisurati al costo della vita attraverso meccanismi automatici di protezione
sociale; è impensabile che, all’alba del Terzo Millennio, in uno degli “otto
più sviluppati paesi del Mondo”, ci siano famiglie che vedono drasticamente
contrarre i loro consumi, addirittura alimentari, nell’ultima decade del mese,
come purtroppo incontrovertibili dati Istat dimostrano! E stesso discorso va
fatto con le pensioni, che ancor più, essendo fuori della cosiddetta
contrattazione tra le parti sociali, finiscono per perdere assai più
rapidamente il potere d’acquisto. Queste sono le prime ed essenziali misure di
solidarietà sociale che nel XXI secolo andrebbero affermate, proprio per
garantire, oltre alla dignità, il valore del lavoro. Sarà l’ottimizzazione del
lavoro (e quindi del suo prodotto) attraverso la possibilità di partecipazione
agli utili prodotti, che conferirà alla così realizzata cooperazione sociale la
dignità di base della solidarietà nazionale.
Uno dei vostri
impegni, oltre alla socializzazione, è la partecipazione dei lavoratori al
destino come agli utili delle imprese perché il lavoro ha una funzione sociale
ben definita. Fermiamoci su questo punto.
Questo é del
resto il motivo fondamentale per il quale molti uscirono da AN. Lo Stato che
noi perseguiamo, tutela e incoraggia il lavoro e l’impresa perché
contribuiscono alla produzione nazionale e quindi alla potenza della Nazione,
acciocché possa realizzare se stessa elevando il livello spirituale e fisico
dei suoi cittadini. Pertanto il profitto che deriva dal lavoro e dall’impresa
non può essere solo finalizzato all’accumulo del capitale, ma è premio e
incentivo, tanto per il lavoratore che per l’imprenditore, come dire si tratta
di “mezzi” e non possono essere il “fine” dell’uomo. La vittoria è quella
sociale della comunità, il suo benessere e il suo sviluppo: al fine materiale é
sovrimposto quello metafisico.
Per tali valori e fini, per la dignità di funzione sociale e nazionale che
hanno il lavoro e l’impresa, in un siffatto sistema problemi quali la
disoccupazione, il conflitto sociale e la precarietà esistenziale semplicemente
non esistono. L’eliminazione dell’ordinamento corporativo e della prima
realizzata socializzazione dell’impresa, alla fine del secondo conflitto mondiale,
invece che “liberare i lavoratori”, ha semplicemente liberato l’alta finanza
apatride, togliendo ai lavoratori la prospettiva della partecipazione alle
sorti dell’impresa.
L’imperativo è di fare del Lavoro il soggetto dell’economia e la base infrangibile
dello Stato, trasformandolo da “strumento del capitale” a “soggetto
strumentalizzante” il capitale stesso. Le forze lavoro devono necessariamente,
in attuazione dell’art. 46 della Costituzione italiana vigente, entrare nel
meccanismo produttivo e partecipare direttamente alla vita della grande impresa
attraverso i propri rappresentanti. In questo modo si combattono e si superano
contemporaneamente gli egoismi del liberismo esasperato, quanto l’anelito al
“livellamento verso il basso” cui tendono i sindacati e le forze
“progressiste”.
Liberalizzazioni e
svolte economiche: su questo punto ci sono ‘ricette’ spendibili?
Tra i mali
attuali con i quali dobbiamo confrontarci ci sono la precarietà dell’esistenza:
lavoro, potere d’acquisto, casa, assistenza sanitaria, pensione. La
disoccupazione è un emblematico esempio del fallimento delle politiche
socioeconomiche adottate dai governi negli ultimi anni; unitamente al libero
mercato (che ha generalizzato progressivamente a tutti i settori dell’economia
la concorrenza selvaggia e senza freni) è all’origine della scomparsa di interi
settori produttivi della nostra agricoltura, della nostra industria e delle
nostre attività di servizi.
Con risultati, da un lato di impoverimento dei lavoratori e delle imprese, e dall’altro
con uno stato generalizzato di dipendenza dell’Italia dall’estero per
moltissime produzioni (anche strategiche). Acciaio (e non solo quello
dell’industria pesante), energia, alcune produzioni agricole di base e potrei
continuare con altri esempi, non possono essere tiranneggiate da libero mercato
a scapito dell’interesse nazionale.
Immigrazione e
criminalità. La vostra posizione è netta…
La difesa
dell’identità nazionale non può prescindere dalla lotta all’immigrazione
incontrollata, fattore disgregativo dell’identità, ma anche, quando é
clandestina mezzo di diffusione della criminalità (cosa che trova conferma
incontestabilmente, ad oggi, nelle statistiche della popolazione carceraria).
L’immigrazione produce una serie di fenomeni incontestabili: sradicamento e
perdita d’identità in chi emigra; sfruttamento dell’immigrato e concorrenza
sleale nel “mercato interno del lavoro” con conseguente frizione sociale;
incremento delle attività illecite e arricchimento dei mercanti di “schiavi”.
Auspichiamo un blocco dell’immigrazione perché l’Italia non ha bisogno di altri
lavoratori da sfruttare ed inoltre paghiamo un costo elevatissimo, anche in
termini di “frizione socioeconomica”. Inoltre l’espulsione immediata dei
clandestini e dei regolarizzati che si macchino di qualsiasi tipo di reato è
una misura d’ordine sociale vigenti in molti altri Stati: non si capisce perché
richiederla anche per la nostra Italia crei tanto scandalo ed ingiustificata
accusa di razzismo, si stabiliscano invece trattati internazionali che
sanciscano lo sconto delle pene dei reati nel Paese d’origine degli immigrati
condannati. Anche auspicare un graduale ritorno nei Paesi d’origine dei
cittadini extracomunitari, coadiuvato da interventi volti realmente a portare
l’autosufficienza economica ed alimentare nei Paesi del cosiddetto “mondo in
via di sviluppo”, significa sperare che i disequilibri si attenuino e
scompaiano, significa sperare che non ci sia più il bisogno di lasciare la
propria terra le proprie radici per “sbarcare il lunario” o peggio per
sopravvivere.
Auspichiamo inoltre politiche adeguate al rientro in Patria degli emigrati
italiani e/o dei loro figli, così come di quei cittadini, tanto più se con
doppio passaporto, di quei Paesi con i quali l’Italia ha antichi rapporti
storici, religiosi, culturali. é solo l’interesse o la demagogia che guida chi
affronta il problema attraverso periodiche “regolarizzazioni di massa”.
Infine, la presenza sul territorio italiano di etnie sempre più numerose, che
spesso privilegiano la loro appartenenza comunitaria ed identitaria rispetto
alla loro assimilazione al modello di vita italiano, pone sovente un problema
di “convivenza civile”. Sintetizzando sosteniamo che si deve: ricondurre il
diritto d’asilo politico al suo significato originario; lottare contro il falso
turismo, spesso pretesto di bieche forme di sfruttamento; sancire il principio
che chi risiede in Italia deve rispettarne istituzioni, leggi, costumi,
tradizioni e religione (comportamenti contrari sono reato di turbativa dell’ordine
pubblico e, come tale, devono comportare l’immediata espulsione); assicurare la
priorità nell’occupazione, nell’accesso all’istruzione, alle prestazioni
sanitarie, agli alloggi popolari, in generale ai benefici sociali agli
Italiani.
Politiche sanitarie e
diritto alla salute
Riprendo in
proposito quanto scritot nel Programma politico 2006 del Partito. Intanto
affermo in coscienza e senza retorica la validità di molti dei principi
ispiratori in materia del movimento fascista, di molte delle attuazioni in
materia sociale del relativo ventennio di governo. Queste andrebbero
“riconsiderate”, potrebbero correggere le attuali carenze legislative del
Sistema sanitario. Il cinico perseguire il massimo profitto, al di là di
qualsiasi salvaguardia e rispetto nei confronti dell’uomo e della natura,
rimane, in epoca consumista, l’obbiettivo principale delle grandi
multinazionali, anche per la salute delle comunità umane. Questa “logica” non
risparmia neppure la Salute pubblica, tanto che il settore
farmaceutico/sanitario è spesso campo di battaglia tra le Multinazionali
chimico-farmaceutiche, andando spesso a discapito della salute dei cittadini,
anche in questo caso, considerati come semplici “consumatori” di farmaci. Per
difendere il diritto alla salute occorre una sanità statale garantita per le
fasce sociali più deboli, in particolar modo per i bambini e per gli anziani.
Ogni contribuzione al sistema sanitario nazionale deve essere commisurata -
fatta salva una fascia di reddito di garanzia sociale -, al reddito
dell’individuo. Per quanto relativo al sistema ospedaliero, va rilevato che la
legge 502 ha prodotto la dissoluzione del tessuto organizzativo dell’assistenza
sanitaria. Il controllo degli ospedali va affidato ad ispettori sanitari esterni
alle strutture, che vigilino sull’operato e sulla qualità degli addetti,
medici, paramedici, ausiliari ecc. Ai Primari va restituita la responsabilità
diretta (e non l’attività di coordinamento) nella cura dei pazienti. Deve poi
essere rilanciata la rilanciata la medicina preventiva, specie quella
scolastica, anche per le malattie infettive, tanto più alla luce della forte
immigrazione e della maggiore mobilità internazionale della popolazione. La
politica delle colonie estive e termali, per l’infanzia e per gli anziani delle
fasce sociali “più deboli”, andrebbe rilanciata (la climoterapia è di
dimostrata validità). Infine, considerando l’attuale invecchiamento della
popolazione, con il conseguente portato di aumento dei “meno abili” e il mutato
stile di vita della Famiglia, suggeriamo un’apposita legge che regolamenti
l’attività delle “badanti”, comprendendo nello stipendio la monetizzazione del
valore del vitto e dell’alloggio. Questo significa che prevedere un contributo
dell’amministrazione pubblica per la cura in casa di ammalati e anziani, tanto
più quando coadiuvati da personale esterno al nucleo familiare, é essenziale e
si traduce in un risparmio pubblico importante, oltre che nella migliore
“terapia psicologica”. Abbandonare gli anziani a se stessi, come troppe
raccontano le cronache nel nostro Paese, è uno dei più brutti segni di regresso
della civiltà.
Territorio e ambiente
che ruolo giocano nei vostri programmi politici?
Territorio e
ambiente hanno da sempre un posto fondamentale nella nostra battaglia politica.
peccarto che già in passato, il MSI si fece scippare, solo da un punto di vista
propagandistico, dalla Sinistra, questa battaglia. Nell’ambito delle politiche
sociali che perseguiamo, anche improntate al rilancio dell’occupazione, siamo
però favorevoli alle grandi opere pubbliche, utili e non antipopolari,
necessarie al prestigio della Nazione e soprattutto funzionali agli interessi
della Comunità di Popolo. E dunque: le infrastrutture ferroviarie;
l’adeguamento dei porti e degli aeroporti e relativa interconnessione;
l’edilizia pubblica popolare; la “portualità minore” o turistica; il riordino,
la riqualificazione e la manutenzione del territorio, dei bacini idrografici e
della montagna; la rete di distribuzione idrica; l’adeguamento della rete
stradale (e non solo e come sempre investimenti per la rete a pagamento); la
strutturazione di una vera industria per il recupero e il riciclaggio dei
materiali; il rilancio della ricerca e la produzione d’energia (anche di quella
“alternativa”: si pensi ad esempio alle grandi possibilità che offre nel nostro
Paese la geotermia, la solare, le biomasse); il cablaggio ottico (fin qui
appaltato solo ai privati); le strutture adeguateall’immenso patrimonio storico
- artistico-museale; etc.
Ho sostenuto e sostengo che nella nostra concezione etica, il rapporto organico
tra uomo e natura costituisce non solo il paradigmatico rispetto tra “parti del
tutto”, ma l’affermazione di un rapporto impostato sulla via segnata dalla
tradizione. L’uomo è parte della natura, i nostri paesaggi sono una proiezione
della nostra cultura, terra, acqua ed aria del nostro meraviglioso pianeta
vivente sono generosamente a disposizione dell’uomo che ne sappia trarre
nutrimento e beneficio assicurandosene la fruizione senza comprometterne
l’esistenza. Per questo, la salvaguardia dell’ambiente deve essere considerata
un tuttuno con lo sviluppo culturale della Nazione. Il materialismo esasperato
degli ultimi decenni, la disinibita crescita economica, la radicale modifica
dell’ambiente per consentire ambiziosi progetti industriali e la devastazione
delle campagne causata da scriteriati sviluppi urbanistici, hanno condotto
all’alienazione della bidirezionale sinergesi uomo e natura. Questo concetto,
squisitamente geografico, é totalmente accolto nel nostro progetto politico.
Alla luce di tutto ciò esigiamo una difesa della natura che non può essere
considerata unilateralmente con criteri economici, poiché la conservazione
degli ambienti vitali è più importante dei profitti delle imprese. Inoltre -
riprendo dal programma del Partito, visto che in ragione delle mie competenze
professionali ho in particolare tenuto a questa parte -, «…rigettiamo qualsiasi
tentativo di alterare il naturale percorso e della vita vegetale e animale
attraverso l’adozione di Organismi Geneticamente Modificati ed ogni tipo di
sperimentazioni genetiche, i cui riflessi sulla salute umana e più in generale
sui processi stessi della natura sono ancora incogniti.
Questo non solo e non tanto per la pericolosità per l’uomo degli OGM, ancora
tutta da dimostrare scientificamente, ma perché l’utilizzo degli OGM è
esclusivamente interesse delle Multinazionali, che perseguendo politiche del
massimo profitto, mirano, anche riducendo drasticamente la preziosa variabilità
genetica delle coltivazioni naturali, a soppiantare le varietà vegetali
tradizionali, diffondendo le monoculture e imponendo sementi di cui controllano
integralmente il processo riproduttivo. Significa essere schiavi, invece che
dei capricci della natura (qualche volta matrigna, tante volte madre
generosissima), di chi produce semi di cui ha l’esclusiva; ancora una volta
l’Italia è indietro, rispetto non solo alle Multinazionali ma anche ad altri
Paesi (USA, Cina, Brasile, Francia) che hanno fatto ricerca e brevettato OGM.
Ulteriore conseguenza? La standardizzazione delle derrate e una civiltà del
fast food e del cibo in serie, con stessi colori, sapori, aromi. Ciò evidenzia
l’incompatibilità tra le “leggi della natura” e le pianificazioni del
capitalismo esasperato; queste si risolvono in una dipendenza prima e in una
catastrofe poi per la nostra civiltà agricola e rurale, che deve invece essere
rilanciata e rafforzata, soprattutto nella produzione di specificità e prodotti
locali ad origine controllata e di alta qualità, attraverso la creazione di
consorzi di tutela e commercializzazione dei prodotti, promossi e sostenuti
dallo Stato. Il riequilibrio del rapporto uomo - natura, il contrasto dei
processi di sfruttamento intensivo ed estensivo del territorio, quanto quelli
d’occupazione estensiva ed innaturale dello spazio, trovano tutto il nostro
appoggio e pertanto sosteniamo la necessità di apposite politiche di contrasto
di tali distruttive tendenze che non consentono un uso ecocompatibile e
rinnovabile e quindi “sostenibile” anche in futuro delle risorse. L’Italia è
inoltre caratterizzata da un territorio d’elevata “fragilità ambientale”; per
le sue peculiarità geologiche, idrologiche, sismologiche e vulcanologiche, è un
Paese ad alto rischio. I sistemi di prevenzione – così come del resto la
dotazione strumentale e gli addetti al monitoraggio del territorio - sono
inadeguati e troppo spesso si adottano “politiche di ripristino” caricando la
società di costi enormemente maggiori di quelli che una sana prevenzione
comporterebbe: le amministrazioni condonano ad esempio gli abusi edilizi in
aree ad alto rischio (emblematici i casi delle pendici di alcuni vulcani
attivi, di conoidi di deiezione, di versanti soggetti a fenomeni franosi, di
aree golenali e piane alluvionali) assumendosi così non solo l’eventuale
responsabilità morale delle futuribili sciagure, ma caricando sull’intera
comunità i costi della potenziale ricostruzione. Ignorare la conformazione
geomorfologica e l’ambiente generale d’Italia e pianificare il miglior uso del
suolo è altrettanto grave che misconoscerne i disequilibri demografici e
socioeconomici e in proposito attuare politiche correttive. È forse anche il
tempo di rivedere la politica energetica nazionale, questo alla luce tanto dei
progressi tecnologici quanto della dipendenza dall’estero; troppo semplicistico
appare l’appello al risparmio dei consumi al quale spesso si ricorre per
rigettare “l’opzione nucleare”, tanto più quando tale preclusione finisce per
essere un fattore di insostenibilità rispetto alla concorrenza delle industrie
di altri Paesi. Crediamo che, con senso di responsabilità, una “politica
sovranista” debba, pur nella massima considerazione dell’ambiente e della
protezione della salute pubblica, interrogarsi e pianificare senza isterismi il
proprio futuro energetico. La politica deve ragionare sulla base dei processi
regionali, delle connessioni e delle reti di trasporto, scambio e
comunicazione, con un occhio alle “risorse ataviche” e uno a quelle potenziali.
Qual è il vostro pensiero
sul Sud dello Stivale? E come valorizzare la risorsa Mezzogiorno?
In Italia si
è discusso e si continua a discutere di una “questione meridionale”. Già quando
si dice “questione” e non si parla del Mezzogiorno come di una “risorsa” e,
anzi, se ne specifica in senso negativo l’identità come troppo spesso avvenuto
e non dello sviluppo e della migliore integrazione delle risorse del
Mezzogiorno (si pensi, ad esempio ad agricoltura e turismo, sovente obliterate
per imporre demenziali e clientelari politiche d’industrializzazione) con il
resto del Paese. Emblematico esempio ne é stata l’incapacità di governi ed
amministrazioni locali di valorizzare territorio e risorse del Meridione.
“L’assistenzialismo” concesso al Meridione, di cui si parla a sproposito,
tacendo invece della mancata offerta di “pari opportunità” (basti pensare agli
squilibri del sistema del credito bancario, alla minore capacità di assicurare
l’ordine sociale da parte dello Stato, alla minore dotazione infrastrutturale
etc.) é stato invero frutto di politiche clientelari fatte dai grandi “partiti
democratici” nel Secondo dopoguerra. La Fiamma si batte affinché
“assistenzialismo al Mezzogiorno”, “problemi del Meridione afflitto e
sottosviluppato”, “sperequazione Nord-Sud”, restino solo un brutto ricordo
storiografico della politica insensata, criminale ed antinazionale che fin qui
ha dominato i destini della nostra Comunità di Popolo.
Ultima domanda: cosa
avete da dire ai giovani che si avvicinano al vostro partito?
Se cercate
impegno sociale, se sentite il richiamo della comunità, se avete passione per i
valori tradizionali, se il vostro onore é fedeltà a questo sentire, allora la
lotta politica con Fiamma é quella giusta da abbracciare.
Noi siamo il partito dell’identità e dell’unità nazionale, dei valori dello
spirito e della Comunità di Popolo, del primato degli italiani, dello Stato
organico, dello Stato nazionale del lavoro, per la partecipazione e la
socializzazione. Se questo é il vostro sentire, la Fiamma è la bandiera da
impugnare.
Gerardo
Picardo