Parliamo di….Enzo Cipriano
di Giovanni Zaniboni
L’attività libraria ha inizio quando?
Come Settimo sigillo a
Brescia nel 1982 e a Roma nel 1983.
Comincia come passione per i
libri. C’era una piccola Associazione Culturale che si chiamava il Sigillo e da
ciò è nato il Settimo sigillo.
Cosa cambia nella sua attività libraria dagli inizi ad
oggi?
Per quanto riguarda la
cultura anticonformista si è peggiorati, sono venuti a mancare dei supporti che
esistevano negli anni 70/80: oggi non esiste un settimanale che traina,
dobbiamo farci pubblicità da soli, anche se sono aumentate le sigle editoriali.
Mancano quindi i vari Borghese, Candido…
…lo Specchio, il Settimanale,
ecc.. Mancando questi oggi ci si affida ad Internet oppure a dei cataloghi
annuali.
Cosa ha causato la chiusura di questi periodici?
La mancanza di un supporto
politico. Mentre a sinistra esiste un appoggio esplicito da parte dei partiti
di riferimento per quanto riguarda l’attività culturale, a destra si è vista
sempre la cultura come un male, un male nel senso buono del termine, cioè non si
è mai pensato che la cultura fosse uno strumento di lotta politica. Si è sempre
pensato che fosse subalterna all’attività politica. Invece, a mio avviso, è
propedeutica all’attività politica.
Non si sono mai accorti dell’aiuto che la sinistra ha
ricevuto con le loro pubblicazioni?
I politici della destra
guardano solo alle scadenze politiche e congressuali.
La sinistra ha una esperienza
gramsciana, conquistando il potere giuridico ed in questo caso il potere
intellettuale, poi si conquista anche la società civile. Questo non è mai
entrato in testa ai nostri politici.
Anche nell’ambiente dello spettacolo c’è questa
superiorità. Non hanno creduto neanche in questo?
Gli artisti di destra non
sono supportati, non chiedono soldi ma chiederebbero una copertura politica per
non essere ostraggiati.
Artisti come ad esempio Luca
Barbareschi che hanno cercato di fare cultura e spettacolo a destra, trovano
difficoltà a lavorare. Tutti gli spazi culturali sono occupati dalla sinistra.
A chi si autodefinisce o viene descritto di destra vengono tagliati i fondi per
i festival, serate musicali, teatri, per tutto. Se vuoi lavorare non devi dire
come la pensi oppure mentire e fingerti di sinistra. Purtroppo la cultura è
tutta in mano all’intellighenzia di sinistra dal 1968.
Lo Stato italiano sovvenziona tramite il cosiddetto
articolo 28 proposte cinematografiche. Un autore di destra avrebbe possibilità?
Mai! Ho esperienze di persone
che hanno tentato di proporre idee anticomuniste od anticonformiste e nessuna è
stata accettata.
Perché c’è ancora lo spauracchio del fascismo?
Il fascismo ha due assiomi.
Per quanto riguarda la destra è un punto di riferimento meno forte rispetto gli
anni 70/80, perché escono più libri critici sul fascismo, nel senso stretto del
termine; mentre per quanto riguarda la sinistra è l’ultimo coagulante della
cultura che li riguarda, dopo la caduta del muro di Berlino c’è solo il
fascismo che tiene insieme tutti i loro partiti, anche della estrema sinistra. Dopo
il muro crollerebbe anche il loro ultimo mastice di unione. Dal punto di vista
culturale più che uno spauracchio è visto come terreno fertile, non c’è giorno
che non escano almeno 5 libri sul fascismo delle grosse case editrici e da
quello che dicono gli stessi editori e rappresentanti sono gli unici libri che
tirano, basti guardare una qualsiasi libreria generalista e andare al reparto
di storia che due su tre sono libri sul fascismo o nazionalsocialismo , il che
vuol dire che l’argomento tira ancora. Un po’ per curiosità ed un po’ perché
nonostante i numerosi testi pubblicati ancora non è stato scritto tutto; sono
stati venti anni molto densi e molti aspetti sono ancora inesplorati.
Molti personaggi legati alla sinistra pubblicano per Mondadori.
Per una questione
squisitamente economica. Mondadori non è una casa editrice di destra. E’ come
la vecchia DC al cui interno c’è tutto, centro, destra e sinistra. Il fatto che
sia di proprietà di Silvio Berlusconi non significa niente, infatti Mondadori
pubblica il libro di D’Alema ma non pubblica libri di destra. E’ una macchina
per fare soldi. In queste grosse case editrici non esistono più remore di
carattere culturale, il libro è un codice a barre che vende quanto il mercato
richiede. Sia un libro sui cani, su Lenin o Mussolini a loro importa poco. Importa
il fatturato.
Se avesse la possibilità di pubblicare (veri o falsi)
i diari di Mussolini?
Se li stampassi io venderei
3/4 mila copie, Mondadori 100 mila.
Non serve comunque riferirsi
a libri non pubblicati: c’è un mio libro “Neofascisti” del 1996 di un autore
all’epoca giovane giornalista dell’ADN Kronos, con me ha venduto 4 mila copie
in 10 anni, poi lo stesso col titolo cambiato, con il riferimento comunque alla
prima edizione, ha venduto 30 mila copie in 2 mesi edito dalla Sperling & Kupfer.
Stiamo parlando di “La fiamma e la celtica” (Sessant’anni di fascismo da Salò
ai centri sociali di destra) (pp. 424 – E. 12.00) di Nicola Rao (*). Questo
dimostra che noi sappiamo scegliere i titoli, ma che non abbiamo supporto
commerciale e pubblicitario. Era il primo libro sul Movimento Sociale visto
dall’interno e non ha avuto nemmeno la recensione sul Secolo d’Italia. Edito
dagli altri ha avuto 42 recensioni in 2 settimane il che significa essere
richiesto in libreria 1000 volte tanto.
Della politica di Giorgio Almirante cosa è rimasto
oggi a parte il suo delfino Fini?
Quando facevo politica negli
anni della gioventù ero antialmirantiano, ero nella cosiddetta corrente
golliana, quella di Rauti.
La politica di Almirante era
condizionata da uno stato di cose che oggi non ci sono più. Eravamo
asserragliati nelle nostre sedi, c’era anche il problema di salvarci
fisicamente dagli assalti degli avversari, e quindi una politica del doppio
petto ovvero inserimento nello Stato ma mantenere posizioni acquisite. Non
credo che Fini abbia seguito questa politica ed abbia buttato al macero la
politica di Almirante.
E’ una politica da salotto?
No!! E’ una politica
liberista. E la politica liberista si fa anche nei salotti.
Allora è più rivolta alla politica liberale di
Malagodi rispetto a quella di Almirante?
No!! Per liberista non
intendo liberale. E’ più vicina all’economia, al capitale, a Confindustria,
certi valori che in qualche modo Almirante manteneva ma dopo il Congresso di
Fiuggi sono scomparsi. Basta guardare lo statuto di Alleanza Nazionale: la
prima cosa che è stata fatta è l’eliminazione dell’articolo in cui ci si
richiamava agli ideali etici della politica. Significava mantenere una
continuità con le proprie radici, con il proprio passato, che adesso non c’è
più. Alleanza Nazionale oggi non è la continuità del MSI.
Un grave errore che si può additare alla destra in
questi anni?
Bisogna stabilire quale
destra. Io personalmente mi ritengo di sinistra, il termine destra mi lascia un
po’ perplesso. La destra è Malagodi, Berlusconi, forse lo è Fini. Usiamo il
termine destra per convenzione. L’errore è stato di non puntare sulla cultura
nel momento in cui la storia ci dava ragione.
Un libro che avrebbe voluto pubblicare ma lo ha fatto
un altro?
Tanti. Molti autori sono
diventi famosi dopo aver pubblicato i primi libri con la mia piccola casa
editrice, mi sarebbe piaciuto tenerli ancora con me, ma non c’erano le forze
economiche per farlo. Veneziani, Baldoni, ecc.
Francamente non ho nessun
acredine nei loro confronti ne nostalgia di quello che non ho fatto. Mi
piacerebbe fare molto di più. Questo si, ma noi andiamo avanti con il nostro
passo, ogni anno aumentiamo la nostra tiratura della nostra produzione e direi
che questo è abbastanza.
Ha trovato ostracismo?
Di ostracismo potrei riempire
un enciclopedia. Però non è l’ostracismo che ci ferma, a volte è la stupidità
umana. Un esempio per tutti: noi abbiamo pubblicato un testo sulla resistenza
anticomunista nei paesi dell’est, dal 1945 al 1956, libro che non ha niente a
che vedere col fascismo, anzi semmai col comunismo, ed è stato rifiutato
proprio dalle librerie Mondadori che ha come padrone uno che beve e mangia
anticomunismo ogni 3 minuti, con la dicitura che non ordinano libri fascisti.
Un altro esempio se volete è un libro sulla Roma Calcio, quindi al di fuori
della politica, rifiutato dalle librerie famose perché stampato dal Settimo
sigillo.
Giampaolo Pansa ha scritto “Il sangue dei vinti (Quello
che accadde in Italia dopo il 25 Aprile)” (Sperling & Kupfer pp. 380 – Euro
17.00) che non esalta l’operato della resistenza.. Il suo è stato pubblicato.
Perché?
Questa è la dimostrazione che
certe cose non si possono dire da destra ma da altre parti. Tutto quello che ha
detto Giampaolo Pansa, nostro cliente e col quale siamo divenanti amici proprio
attraverso le sue ricerche su questi fatti, tutto, era già stato scritto. Tutto
e forse qualcosa in più. Da Pisanò e da tanti reduci della repubblica sociale e
da studiosi della destra. Il problema è che non l’aveva detto Giampaolo Pansa.
Le stesse cose hanno cambiato colore, in senso non politico ma nel colore dei
soldi; invece di vendere le 1000/2000 copie arraffate di Pisanò, quello di
Pansa ha venduto 300.000 copie. Motivo? Appena esce un suo libro ha 18
anteprime su 18 quotidiani.
I partigiani sono stati un bene od un male?
I partigiani che hanno
combattuto il fascismo dall’inizio hanno una dignità pari a chi ha combattuto
dall’altra parte. Non faccio differenze ideologiche per chi ha lottato per le
proprie idee. Rispetto e rispetterò sempre chi lo è stato prima del 25 Aprile,
non rispetterò chi lo è diventato dal 25 Aprile, per prendere una prebenda o
passare sul carro dei vincitori. Non sono partigiani, ma di parte. Hanno capito
che da quella parte si mangiava e si sono schierati. Tanto di cappello per chi
ha combattuto il fascismo ideologicamente, ma altrettanto reprobo verso chi
invece è saltato sul carro dei vincitori a guerra conclusa quando sapeva come
andava a finire.
Fine 1^ parte intervista ad
Enzo Cipriano
(*)
Il funerale di Peppe Dimitri,
a seguito della morte avvenuta all'Eur il 30 marzo del 2006, quando un'auto lo
investe mentre si trova a bordo di uno scooter, è soltanto l'ultimo episodio di
una storia che dura da almeno sessant'anni. Mentre la notizia sembra passare
quasi inosservata, il funerale di Dimitri, due giorni dopo, richiama una folla
di ministri, parlamentari, ex terroristi, giovani militanti, ultrà da stadio e
gente comune, riuniti per salutare quello che, per molti, è il simbolo di
un'idea: mantenere in vita il fascismo dopo la fine del regime. Nicola Rao è
riuscito in un'impresa mai tentata prima: raccogliere in un libro unico le voci
di decine di testimoni e di protagonisti, le carte e i documenti inediti che
furono all'origine di quell'idea, sorta dalle ceneri del dopoguerra e
sopravvissuta alla "svolta di Fiuggi". Idea alla quale si ricollegano
volti, simboli ed episodi della nostra storia recente, dalla nascita del Msi nel
1946, a quella di Ordine Nuovo, dal golpe Borghese ai Nar, dai sanbabilini a
Terza Posizione. L'intersezione continua e inestricabile dei fili neri della
storia del neofascismo italiano ricostruita con oggettività da Nicola Rao,
giornalista parlamentare del Tg2.
(**)
La cornice in cui si inserisce la ricostruzione
dei tanti eventi ripercorsi nel volume vede Giampaolo Pansa confrontarsi con
Livia, una brillante funzionaria della Biblioteca Nazionale di Firenze, che a
suo tempo aveva svolto ricerche sui fatti sanguinosi dell'immediato dopoguerra.
Assieme a lei, l'autore si avventura su un terreno minato, socchiudendo porte
che ancora oggi molti vorrebbero tenere sbarrate: l'accusa di revisionismo è
sempre in agguato per chi, pur condividendo le stesse posizioni dei vincitori,
vuole scrivere tutta intera la storia. Pansa non se ne cura e indaga nelle
pieghe di episodi e circostanze che videro migliaia di italiani vittime delle
persecuzioni e delle vendette di partigiani e antifascisti.

Commenti al libro di G. Pansa “Il
sangue dei vinti”.
Massimo
E' un
libro veramente bellissimo. Perchè finalmente parla in maniera dettagliata e
veritiera di quello che accadde in Italia, all'indomani del 25 aprile 1945,
tutte cose che la storiografia ufficiale ha sempre taciuto per viltà e
opportunismo. Nei libri di scuola queste cose non vengono minimamente
menzionate... Ed è una vergogna!!!
Giorgio
L'opera,
pur non svelando nulla di nuovo (chi si interessa con onestà intellettuale
della nostra storia recente conosceva già benissimo quelle vicende), è
particolarmente meritoria in quanto è divulgativa e rivolta al grande pubblico
non necessariamente appassionato di storia patria. Sorprendono le "anime
candide" incredule e fanno amaramente sorridere i commenti inviati. Il
Sangue dei vinti si occupa solo dei fatti più eclatanti; la realtà di quei mesi
è assai più drammatica. Studiare per credere!
Adriano69
L'unico
appunto che posso muovere all'autore riguarda la forma narrativa che assomiglia
più ad articolo di giornale con una lunga cronologia di eventi piuttosto che a
un romanzo vero e proprio. Cio non toglie che con molto coraggio Pansa, vista
la sua dichiarata militanza politica, metta sotto accusa una parte della
resistenza che con il pretesto dell'antifascismo ha cercato di introdurre in
Italia il regime comunista eliminando non solo fascisti o presunti tali, ma
tutti coloro che osavano contrastare o criticare le azioni dei partigiani
rossi. Capisco che un lettore di sinistra potrebbe rimanere indispettito da un
libro come questo, ma Pansa non critica mai la resistenza, si è semplicemente
limitato ad elencare una serie di avvenimenti a torto non elencati nei libri di
storia, fornendo così ai più giovani una visione parziale della storia. Ma non
è stata un imposizione dei comunisti, mi sembra che per circa 50 anni al
governo c'è stata la democrazia cristiana, che non mi risulta avesse gli stessi
valori ed interessi dei comunisti..... Da simpatizzante di sinistra ringrazio
Pansa per aver contribuito a togliere questo velo pietoso che per molti anni ha
coperto veri e propri crimini commessi da una frangia estremista della
resistenza.
Giuliano
Complimenti!
Un libro che solo in parte rende giustizia, dopo sessant' anni, alla storia del
nostro Paese. Una pagina veramente buia dell'Italia post-bellica dove si sono
commessi i crimini peggiori in buona parte rimasti impuniti. L'ideologia
comunista, in Italia come in altri Paesi dell'Europa, che tanto si ispira e si
è ispirata ai principi di libertà, uguaglianza e giustizia sociale, era ed è
rimasta solo nei buoni propositi. Voglio ricordare che il comunismo, e mi
riferisco qui ai Paesi dell'est che hanno subito e non scelto liberamente
questo regime, ha avuto successo solo dove maggiore era la miseria,
l'ignoranza, l'impossibilità di utilizzare i propri diritti se non nel
disprezzo dei diritti di coloro che appartenevano a gruppi o classi sociali
privilegiate. Il comunismo, così come tutti i regimi totalitari, siano essi di
destra o sinistra, meritano solo il disprezzo dell'Umanità la quale mira
principalmente al raggiungimento di obiettivi ideologicamente più nobili e
supremi: la libertà dei popoli e la giustizia sociale.
GB
E’ un
libro terribile e tremendo non solo perché terribili e tremendi furono i fatti
narrati quanto perché è un lavoro privo di senso della storia. Le guerre civili
sono delle giostre furiose dove più che mai l’umano si disumanizza e diviene
bestiale; non si possono invocare limiti e regole, misura e senso di giustizia,
così come non ci si può appellare a pietà e a misericordia. Mi dispiace quindi
che Pansa di quella infangatissima e insanguinatissima medaglia che fu la
nostra guerra civile ce ne abbia presentato soltanto un lato. Invece, secondo
me, se avesse voluto far le cose in modo più giusto e rendersi più credibile
avrebbe dovuto presentarci uno studio completo sulla guerra civile, partendo
dalla data di costituzione della R.S.I. e giungendo alla fine del 1946, invece
di raccapricciarsi e cinicamente raccapricciarci con delle trovare e con dei
martellamenti alquanto tendenziosi e con delle invettive che sanno tanto di
viscerale, vecchio e mai spento anticomunismo. Le guerre civili sono eventi
tragici più che le guerre normali; si tratta di macabri, disgustosi e ingiusti
mattatoi dove la ragione tocca ogni volta ai vincitori e il torto sempre agli
sconfitti. E sono perfettamente persuaso che questo non sia giusto, così come
sono persuaso che il nome vero degli eventi che ci narra sia "guerra
civile" e non "guerra di liberazione", come finora s'è sempre
preteso che si dicesse. Però io dico che non avrebbe guastato, da parte di chi
ne scrive dopo dieci lustri e pensa di essere uno storico prima che un
giornalista, un minimo di pietà nel senso religioso del termine e, mi si
permetta di aggiungere, anche di comprensione (di comprensione, non di
giustificazione), di comprensione della natura bestiale che è nell'uomo, in
tutti gli uomini (e Pansa che da trent’anni tiene sull’Espresso una rubrica che
s'intitola “Il bestiario” questo doveva capirlo più degli altri).
Mario
libro
stupendo! dopo 60 anni le verità nascoste, mostrate al grande pubblico, è una
vergogna che queste cose non vengano menzionate minimamente sui libri di storia
scolastici!
Pietro
Iervolino
Non
mi piace leggere di particolari raccapriccianti. Non mi piace chi si schiera da
una parte o dall'altra, e chiude gli occhi su ciò che non vuole vedere. Ci
vorranno ancora un po’ di anni affinchè la maturità e l'onestà che misurano la
civiltà di una nazione emergano, come dovrebbe essere, in Italia. L'ottusità e
la disonestà la fanno ancora da padroni, purtroppo. Ce ne vorrebbero di più di
scrittori come Pansa.
Daniele
Con questo volume Pansa comincia ad illustrare quella parte di storia che gli "addetti del settore", politicamente schierati ci hanno sempre nascosto.
Recensione “La fiamma e la celtica” di N. Rao.

Qualche giorno fa ho recensito “la fiamma e la celtica”. Leggo pochi
libri ormai, e non ne recensisco quasi mai. Per essere sincero l’ho fatto
impulsivamente e solo adesso me ne chiedo il perché. La domanda me la
sono posta soprattutto dopo le tantissime lettere che ho ricevuto su questo
argomento e la risposta mi è balzata evidente anche perche’ la maggior parte
delle lettere ricevute sono di giovani o giovanissimi. Me lo aspettavo ed è a
tutti questi giovani che desidero rispondere cercando di rispondere
contemporaneamente anche a me stesso. Riconfermo il mio elogio per l’autore.
Nicola Rao è certamente, come ho già detto, un ottimo scrittore e certamente un
bravo giornalista. Il libro è scritto benissimo anche se è una lente deformante
su quella che è stata la storia del post-fascismo. Questa falsa prospettiva non
può essere addebitata al Rao che del Fascismo non ha vissuto il primo
ventennio, grosso modo dal ventidue al quarantatre e nemmeno il secondo dal
quarantatre al sessantadue, anno in cui e’ nato. Del terzo ventennio ne puo’
avere un ricordo diretto solo degli ultimissimi anni. Diciamo che può
testimoniare di cio’ che ha vissuto del quarto ventennio e di questi ultimi
sciagurati dieci anni.
Ho sempre sostenuto che il Fascismo vada visto analizzato e giudicato nel suo
insieme dandone un giudizio complessivo che, viste le ombre e le luci, può
essere positivo o negativo. Certo solo gli imbecilli possono dire che sia stato
tutto perfetto e solo un mascalzone può sostenere che sia il “Male assoluto”.
Tolti gli imbecilli e i mascalzoni che non dovrebbero mai avere diritto di
opinione, tutti gli altri possono darne o averne dato giudizi positivi o
negativi. Viva la libertà per gli uni e per gli altri anche se per i primi è
quasi proibito parlare mentre per i secondi si mettono a disposizione tutti i
mezzi utili, dai giornali all’editoria, dai”media” ai libri di testo per le
scuole. Un’altra cosa che solo gli imbecilli possono fare è prendere il Fascismo
e farlo a fette. Gli antifascisti han cercato di fare a fette la storia
d’Italia: si sono divisi fra quelli che hanno riconosciuto solo il valore del
Risorgimento di Garibaldi e Mazzini, quelli che han detto migliore il periodo
monarchico, altri dando il maggior valore all’Italia repubblicana nata dalla “
resistenza “. Tutti hanno cercato di tagliare il periodo fascista cancellandolo
dai libri e dalla memoria come fosse un cancro da espiantare . Non rendendosi conto che la
Storia non consente, alla lunga, queste operazioni e ricostruisce i propri
argini entro cui rotolano senza soluzione di continuità i fatti e i misfatti
che punteggiano la vicenda del genere umano. Per queste stesse ragioni non ha
senso il pensare di poter affettare il Fascismo come fanno alcuni che pensano
di poter dire che e’ stato fulgido solo nei primissimi anni. Altri che pensano
sia stato grande solo il periodo del “regime” e altri ancora che il regime
vorrebbero cancellarlo e riconoscere valore positivo solamente all’epopea della
RSI.
La storia del Fascismo, con le sue luci e ombre, va consegnata ai posteri nella
sua integrità di pensiero e azione, con il suo fondatore e i suoi Eroi e i suoi
militanti a partire dal 1919 fino a tutt’ oggi. E torniamo alla recensione
della Fiamma e la celtica. Non c’e dubbio che la storia del Fascismo dopo la
RSI sia stata la storia del MSI che, con tutti i suoi errori ha rappresentato
in Italia e nel mondo, soprattutto agli occhi dell’antifascismo, la continuita’
storica, politica e morale del Fascismo assumendo la responsabilità di aiutare
quelli che erano sopravvissuti e onorare la memoria di quelli che non c’erano
piu’.Intorno al MSI ci sono sempre stati gruppuscoli animati da protagonisti
che nell’MSI uscivano e rientravano . Qualcuno di questi ha anche avuto una sua
storia che vale certamente la pena di ricordare. Non sono mancate figure
splendide e momenti di eroismi ma, con buona pace di chi vorrebbe far prevalere
il suo protagonismo personale, la continuità ideale col Fascismo e’ stata per
il mondo rappresentata dal MSI. Dal libro di Rao, questa verità non emerge, la
storia del post fascismo viene involontariamente e certo in buona fede
deformata collocando il MSI come quasi invisibile scenografia oltre le quinte
di un palcoscenico su cui recitano attori che si sentono in primo piano mentre
sono solo comparse. A questo punto mi sono fatto una seconda, conseguente
domanda: ma valeva la pena fare questa recensione e riaffrontare oggi questi
argomenti che a molti potranno sembrare obsolete inutili rimasticazioni e a me
porteranno solo nuove polemiche che non ho piu’ nessuna voglia di fare? E
ancora ho risposto :SI. Perche’ questa
mia impostazione è stata capita e condivisa da quel furbetto di Gianfranco Fini
che nel momento di abbandonare la casa dei genitori non si è portato via solo i
mobili e gli argenti in modo da non sporcarli quando, dopo poco, si sarebbe
rivolto indietro per sputare sulla casa dove era cresciuto, ma ha rubato anche
l’insegna della ditta di famiglia, quella “fiamma” che gli avrebbe garantito di
essere riconosciuto dall’opinione pubblica come il continuatore del MSI e di
continuare a raccogliere il potere politico derivante dal consenso del voto dei
“ fascisti “ che avrebbero continuato a votarlo. E’ vero, ci ha lasciato “La
Celtica” insieme a un personaggio che purtroppo unisce una enorme intelligenza
ad una mefitica megalomania che, per fare grande se stesso, ha voluto anche
lui,sia pure in senso opposto, rinnegare il MSI accontentandosi di una specie
di piccola fiammella piu’ somigliante a un carciofo che a una fiamma,
innescando una bomba che scoppiando ha determinato i mille frammenti in cui e’
ridotto oggi il mondo che nel 1946 avevamo ricostruito, dopo la mattanza
celebrata ancora oggi, il 25 aprile di ogni anno.
Purtroppo Nicola Rao e’ rimasto inconsapevole vittima di tutto questo e involontariamente ha dato un contributo alla impossibilità di riunire tutti quei frammenti e ricostruire un grande partito capace di rappresentare nei suoi insuperati fondamenti ideali il fascismo del duemila.
Operazione impossibile senza riallacciarsi al fascismo attraverso il riconoscimento e la rivalorizzazione della storia del MSI. Perche’ solo così, quando parliamo di fascismo,il popolo non penserà che siamo strani esseri un poco pazzi e simpatici, paracadutati da Marte, ma ci riconoscerà come gli eredi di una lunga e importante storia iniziata nel 1919, con quella grande rivolta ideale iniziata da un genio che ha dettato le uniche Idee che potranno creare nel prossimo secolo il mondo che ciascuno di noi sogna, un mondo ordinato e libero dove regni la giustizia sociale per realizzare la quale molti di noi sono morti e molti continuano a lottare.
Nando Ventra
30th Marzo 2007
Ringraziamo Internet Bookshop per il materiale
fornito.