12 AGOSTO 2008

 

INTERVISTA A PINO RAUTI COERENZA E FEDELTA’

Di Stefano Pantini

 

1          Lei è un personaggio storico per la politica , che ne pensa della situazione politica della Destra Italiana?

Pino Rauti:

Alt!

Subito alt!

Alla definizione di “personaggio storico”.

A parte che mi fa sentire un po’ un pezzo da museo che lì giace come in una teca, c’è il fatto che non spetta a noi, come dire?

Adesso e subito,affibbiare quella definizione,lasciamo il tempo al tempo,

lasciamo che ci pensino,se e quando sarà il caso a ricorrere a quell’espressione.

Ma no sfuggo alla domanda:

non “penso bene” della situazione politica di quella che voi definite “Destra Italiana”.

Mi sembra che si stia come sciogliendo;

si avvia a confluire nel PDL in Italia, e nel PPE in Europa.

Senza più radici, definitivamente tagliate, senza più punti di riferimento né ideale né ideologici.

2          La sua storia dal FAR all’ MSI ad Ordine Nuovo,Fiamma Tricolore, MIS, è costellata da diverse difficoltà,

qual’é la più amara, e quella più dolce?

P.R.

La difficoltà più amara fu quella trovata al Congresso di Fiuggi.

Non aderii ad A.N. perché in molti – tra , i tanti che mi applaudivano e magari ci piangevano sopra – mi avevano assicurato che, se fossi uscito, se non avessi aderito ad A.N.,mi avrebbero seguito.

Invece uscii da solo o quasi.

Continuarono a piangere ma, ci rimasero.

Di difficoltà,”dolci” non mi pare di averne incontrate.

E credo che non ce ne possano essere quando un impegno politico viene vissuto, come è accaduto a me,

con tanta passione e dedizione.

Il che oggi però mi fa dire che la passione e la dedizione possono anche portare a una sorta di “accecamento”,alla perdita di quel senso dell’equilibrio razionale e raziocinante che invece, in politica, bisognerebbe sempre conservare.

Senno del poi, naturalmente che non serve a niente

 

3          I giovani hanno bisogno di credere in qualcosa che sia sincero, giusto e coerente, cosa consiglia?

P.R.

Certo, i giovani hanno bisogno di credere.

Se non si “crede” quando si è giovani, come si fa a vivere in modo decente?

Ma è altrettanto certo che oggi i giovani hanno sempre meno motivi per “credere” in qualcosa, e in qualcuno.

Con tanti esempi negativi che si vedono intorno,

crescono per lo più, nella stragrande maggioranza senza la prospettiva, di credere con impegno, come detto sopra, con passione, che avevamo noi e tutte le generazioni del secolo scorso.

Se è possibile dare un consiglio in materia

( ma è possibile? Serve a qualcosa?)

Vorrei tanto che qualcuno o qualcosa tornassero ad avere quel ruolo e quella funzione.

Vita sociale triste, altrimenti vita sociale grigia e insipida;

che poi diventa , come stiamo vedendo, una vita non sociale, una vita di “automi” che cercano solo profitto e benessere.

Vita che non vale perché è senza valori.

4          La situazione d’informazione giornalistica mi sembra che sia sempre contro i giovani di Destra, perché ?

P.R.

Perché l’informazione giornalistica è ancora egemonizzata dalla sinistra;

meglio ancora, direi, dal sinistrismo; dal progressismo generico e generalizzante che continua a “fare modernità”, moda ,tuttora, irriducibile.

5          Cosa le piace ricordare della sua lotta politica?

P.R.

Mi piace ricordare i primi 10/15 anni del dopoguerra,quando,insieme a tanti altri (si legga il libro bellissimo di Carioti in materia,su “Gli orfani di Salò”

che a me dedica più di una ventina di lunghe citazioni)

proseguivo, riprendevo e approfondivo nel terreno politico lo stesso “scontro” che ci aveva portato con tanta,adolescenziale purezza di intenti, a militare nei reparti giovanili della Repubblica Sociale.

6          E’ cambiato il modo di far politica?

P.R.

Certo che è cambiato; e quanto è cambiato!

A me sembra che sia cambiato in peggio e non sono il solo a pensare, a ritenere, a giudicare che sia cambiato in peggio, lo dicono un po’ tutti; e , se volessimo far riferimento ai libri che ne scrivono, potremmo dire che è disponibile una “folta” libreria.

E’ cambiato il modo di fare politica, perché sono cambiati, come detto sopra, i punti di riferimento.

In sintesi?

Pochi valori e molto interessi.

7          C’era più partecipazione nel fare politica 30,40 anni fa?

P.R.

Ed è soprattutto questo, quello che oggi manca nella politica:

la partecipazione, il senso,la sensazione diffusa - quella che si respira con l’aria, come l’aria;

e che, come l’aria da la vita –

che si fa qualcosa di condiviso e di condivisibile da tanti altri.

Adesso, ognuno “fa”, ognuno “va” per conto suo.

E per questo, anche in politica, e nel fare politica,

c’è tanta solitudine; quella stessa solitudine che caratterizza la vita sociale dei nostri tempi.

8          Le scelte fatte a Fiuggi sono state vincenti?

P.R.

Sul piano del successo elettorale e politico,

è certo che quelle “scelte” hanno vinto.

Sono convinto però – continuo a restare convinto esattamente come dissi allora – che il successo elettorale ci avrebbe premiato anche se non avessimo fatto, a Fiuggi, le “rinunce” di cui tanto, e con accanimento,discutemmo.

I voti cominciarono a diventare tanti quando ancora eravamo soltanto MSI

( come dimostrarono le candidature di Fini a Roma e della

Mussolini a Napoli;

ma come dimostrarono anche tanti voti in tante città,

da Catania all’Aquila a Bologna a Torino e via dicendo).

Se mai, dibattito aperto su quello che può definirsi

“successo politico”, nel senso di rapporti più facili e più ampi.

Se avessimo continuato a tener duro sulle nostre specificità,

forse quei rapporti sarebbero stati più difficili.

Dico forse perché, riguardando non superficialmente e non faziosamente quegli anni, tanto “isolati” poi non eravamo;

e con i Campi Hobbit, le “feste tricolore”, i centri di azione agraria, tanto per fare alcuni dei tanti esempi disponibili.

Stavamo ampliando tutti i nostri margini precedenti.

9          Chi ha tradito?

P.R.

Parola forte, quella di tradimento.

Parola terribile che forse si attaglia male a vicende politiche

Che sono per lo più scelte di tattiche diverse e di percorsi

Divaricati che comunque sempre alla tattica appartengono.

10       Il tradire oggi, a chi conviene?

P.R.

Non conviene a nessuno.

Perché, scelte tattiche diverse e differenziate a parte, tradire oggi significherebbe venir meno sui valori di fondo.

In un’epoca nella quale quella che si sente di più - e in modo assolutamente negativo e forviante – è la mancanza di valori “pesanti”, capaci di incidere sul vivere sociale, con ricadute (tutte positive) anche nell’esistenza concreta dei singoli.

11       La situazione politica Europea dove ci porterà?

P.R.

Ci porta inevitabilmente a far assumere all’Europa un ruolo ”suo”, tra Stati Uniti,Russia e potenze emergenti quali

Cina e India,mondo Islamico e terzo e quarto mondo dei paesi poveri.

Ma l’Europa potrà far molto non solo se troverà quella misura che oggi le manca ma se saprà elaborare un suo modello  “di vivere sociale e civile, altrimenti finirà in una enorme zona di liberoscambismo di uomini, mezzi e di servizi, tornerà ad essere un vasto “mercato comune” di prodotti e non potrà avere ruoli di ambizioni politiche.

Per l’Europa ci vuole un “progetto”, ci vuole un “modello” ad alto livello, culturale prima ancora che politica.

12       Tutti i partiti dell’estrema destra Europea, dato il crescente consenso, possono formare un partito unico Europeo?

P.R.

Certo che possono formarlo.

Quando ero Deputato Europeo mi sforzavo di fare il possibile in tal senso.

E dissi anche, con molta chiarezza, che il principale avversario da combattere era per noi il “nazionalismo vecchio stile”;

sciovinismo di stile e stampo ottocentesco, quello stesso che poi, risalendo alle radici della storia Europea degli ultimi 150 anni, aveva portato a tante guerre civili fra europei.

Guerre civili che avevano portato a Yalta alla scomparsa degli europei dalla scena politica mondiale, alla “divisione” del mondo fra Stati Uniti e Russia.

13       Quali di questi nuovi partiti si avvicinano di più alla sua idea di politica?

P.R.

Sono tutti, almeno in linea di principio, egualmente validi.

E mi dispiace di non essere più a Strasburgo per poter lavorare con loro spingendoli a stabilire almeno un

“ patto di unità d’azione”.

14       Più di 60 anni di politica come li ha vissuti?

P.R.

Anche qui, non spetta a me personalmente dirlo perché potrei essere spinto da motivazione legate ai miei sentimenti e alle mie scelte.

E poi, si tratta, appunto, di un sessantennio, un “tempo” enormemente lungo durante il quale di cose ne sono successe, se ne sono succedute tante.

A me sembra di averlo vissuto, questo tempo lungo che va dal 1943 – anno di arruolamento nella Repubblica Sociale, nei suoi Battaglioni “M” prima e poi, da sottotenente della Guardia Nazionale Repubblicana (GNR), con dignità, con coerenza, con quello che continuo a definire impegno militante.

15       Una frase che la identifichi?

P.R.

Una frase sola:

Fedeltà alle radici.

16       Storace, Fiore, Romagnoli, quale di questi tre personaggi, che sono fuori dal governo, le ispira più simpatia e fiducia?

P.R.

Per Storace e Fiore, nulla questi fanno i loro “giochi” la loro politica.

Si può condividerne qualcosa e non esserne d’accordo su altre, non c’è problema.

Per Romagnoli, invece si, e molto.

E precisare (in sintesi perché poi molto spazio nemmeno se lo merita) che per lui ho la massima, davvero massima disistima politica.

17       Chi è Pino Rauti?

P.R.

Torno a ripetere: chi è Pino Rauti, lo devono – meglio lo dovranno – dire, a suo tempo, gli altri.

18       Che cosa è stato per lei Benito Mussolini?

P.R.

Per l’Italia, l’uomo che la trasformo, anzitutto, in Nazione, da paese e assemblaggio rissoso di gente, quale era.

Per l’Italia, per l’Europa e per il mondo intero, un rivoluzionario duttile e “gradualista” che cercò una forma nuova di Stato, al di là della destra conservatrice, ottocentesca, e della sinistra socialista o comunista.

Su di lui ho scritto un “pensiero” che qui riporto e che a suo tempo mi costò molto lavoro per “sintetizzare” al meglio.

Un pensiero di Pino Rauti per Lui

BENITO MUSSOLINI

Rivoluzionario, Statista, Legislatore

Nella sua vita tormentata e drammatica:

•  bonificò le paludi in Italia e il deserto in Libia;

•  pacificò il Capitale con il Lavoro e lo stato con la Chiesa;

•  creò lo Stato Sociale e volle il Lavoro al centro dello Stato;

•  spezzò l'assedio di 52 Nazioni e spazzò la schiavitù in Etiopia, portandovi un milione di coloni e costruendovi strade, porti, ospedali;

•  salvò l'Italia dal comunismo nel 1922 e la Spagna - e con essa l'Europa e il mondo - dal bolscevismo stalinista nel 1936;

•  fece dell'Italia, che era nel '22 il Terzo Mondo dell'Europa per malattie, miseria e arretratezza, una Nazione civile e moderna e volse l'autorità dello Stato, al fine del benessere comune;

•  volle, con il CORPORATIVISMO prima, inserire le forze del lavoro, della Tecnica, della Scienza e della Produzione nelle strutture giuridiche dello Stato e con la SOCIALIZZAZIONE poi, portare i lavoratori al centro dell'Impresa, con diritto ai suoi utili e alla sua gestione.

Volò alto, Benito Mussolini, sognò di "andare oltre".

Pensava che l'Economia non era il destino dell'Uomo.

Sognò - forse troppo in anticipo rispetto agli uomini del suo tempo e ai mezzi di allora - di spezzare l'egemonia dell'Economia sulla Politica e della Finanza sulla Economia e sulla vita dei popoli.

Alla fine fu vinto non soltanto dall'asse del male plutocratico-comunista,

quanto dal tradimento e dai rinnegati.

NOI, che Lo seguimmo fedeli anche sulla trincea estrema dell'ONORE nella REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA, mentre altre abiure si susseguono, riaffermiamo la fede appassionata in LUI, la riconoscenza per l'opera immensa e multiforme che svolse e nella Sua RIVOLUZIONE SOCIALE, nella Sua IDEA, in quel Fascismo inteso come "Sole dei poveri" e speranza e tormento dell'Italia più giovane.

SICURI CHE IL DOMANI APPARTIENE A NOI !

19       Chi è stato Giorgio Almirante?

P.R.

Una risposta adeguata è impossibile,qui,in poche righe.

Perché Almirante è stato un personaggio “complesso”, che ha inciso a lungo e in profondità nell’area di quello che poi è diventato –soprattutto grazie al suo “lavoro politico” –

Il cosiddetto “Popolo Missino”.

Un area che, all’inizio, era profondamente divisa, quasi spaccata in due, tra il reducismo della RSI e il qualunquismo

del centro-sud, dove non c’era stata la guerra civile e prevalevano i monarchici.

Solo se si pensa a quella divisione, che diventava poi anche programmatico/politica, fra i fautori della socializzazione e gli esponenti di un moderatismo decisamente conservatore, se si pensa a quanto quella divisione fosse profonda,si può avere chiaro il ruolo enorme esercitato da Almirante nel suo “lungo corso” politico.

Io sono stato per anni, come vice segretario del Movimento Sociale uno dei collaboratori più vicini ad Almirante,sempre  leale,riferito alle mie tesi e sono stato poi a più riprese leale avversario interno di Almirante,so bene di chi parlo,di chi scrivo.

Ruolo enorme, ho detto, quello svolto da Almirante;

e se oggi, a tanti anni di distanza mi si chiedesse –come si fa qui,con la domanda cui sto tentando di rispondere- come definire quel ruolo, risponderei che esso è stato di rilevanza storica,

frutto anche del singolare carisma personale che Almirante via via  a acquisito.

Se mi domandassero i “limiti” di Almirante mi rifarei a quanto

sostenevo nelle polemiche di allora: Almirante a mio avviso non seppe cogliere a pieno la possibilità,che anche allora avevamo con quelle ch’io definivo – cercando pure di passare dalla teoria ai fatti,dalle idee e dalle tesi di principio alla operatività concreta- le attività parallele,tutte quelle che allora riuscimmo ad articolare,ebbero non l’avallo ma la critica sospettosa di un Almirante assai guardingo per non dire ostile: dai Campi Hobbit

Alla “scoperta” della fantasy Tolkieniana, dai Centri di Azione agraria al “recupero” delle dimensioni e dei contenuti di una ideologia “nostra”, che noi sostenevamo essere presente sin dai tempi del Ventennio.

20       I suoi rapporti con Almirante sono stati sempre corretti?

P.R.

Si, li possiamo definire proprio così, corretti.

Sempre corretti,(leali,come ho già detto prima).

Sia quando collaboravo con lui, sia quando lo discutevo o addirittura contestavo.

21       Il suo primo, cosiddetto, battesimo del fuoco?

P.R.

Faticherei molto a individuare una data precisa per quello che definite “battesimo del fuoco”.

Fu, se non ricordo male,dal primo congresso Missino del “Valle” con le mie polemiche sul Patto Atlantico.

Per molti il Patto era l’approdo logico e acritico del nostro “traghettamento” nella vita politica ufficiale; per me, era solo “una dura necessità,ma non il nostro destino”.

22       Si sente un perseguitato politico?

P.R.

Se c’è una cosa sicura è che sono stato spesso – non sempre ma spesso – perseguitato.

Per le bombe che non ho messo, lo sono ancora oggi, incredibilmente rinviato a giudizio per la strage di Piazza della loggia, a Brescia.

23       La sua verità su………….?

P.R.

La mia verità su cosa?

Sulle stragi,quelle che,come accusa,più mi hanno pesato addosso con anni ed anni di inchieste giudiziarie, da Treviso a Milano e da Bologna a Catanzaro: frutto di servizi segreti deviati, aizzati dalla CIA, per realizzare la strategia della tensione; a beneficio diretto della persistenza della DC al potere.

24       Negli anni ’70 esisteva il soccorso rosso, c’era anche quello Nero?

P.R.

Forme di “soccorso” esistevano nella nostra area, già prima degli anni ’70, sin dal tempo dei primi Fasci di Azione Rivoluzionaria,i famosi FAR.

Allora si aiutavano le migliaia di reduci della RSI, che arano latitanti e ricercati o che usciti di prigione o dai campi di concentramento, si ritrovarono disoccupati,davvero a rischiare di morire di fame.

E c’è da sottolineare – ad orgoglio del nostro ambiente umano – che quella situazione disperante fu affrontata con grande dignità: pochi slittarono nella criminalità comune, pochissimi cambiarono bandiera.

25       Quale è stato, secondo lei, l’errore giudiziario più clamoroso per reati di matrice politica?

P.R.

Quello sulla strage di Bologna.

E qui va ricordato il gesto coraggioso e clamoroso di Cossiga che, quando io ero Segretario nazionale dell’altro MSI,

chiese pubblicamente scusa per le accuse che,subito dopo l’attentato,anche lui aveva condiviso e portato avanti.

26       La cultura musicale della Destra è molto radicata,come è nata l’idea dei Campi Hobbit?

P.R.

L’idea dei Campi Hobbit venne a me,proprio partendo dalla constatazione di quanto fosse ampia ed articolata la nostra cultura musicale.

E allora con i Campi Hobbit – che non erano solo musica, ma un “contenitore” assai vasto di quelle tematiche nuove sulle quali ritenevo che dovessimo insistere per uscire dall’isolamento e dal

nero  nostalgismo” – tentai una riedizione aggiornata dei Carri di Tespi del Ventennio Fascista.

27       I media la trascurano perché?

P.R.

Perché i media sono al servizio del potere, ieri democristiano,oggi berlusconiano.

28       Lei è sempre stato in prima linea, dove è che ha sbagliato?

P.R.

Ho sbagliato tante volte; tante che neanche me le ricordo tutte.

In 50 anni di vita politica a Roma a Strasburgo a Bruxelles,non poteva non accadere,sarebbe stato strano – impossibile – il contrario.

Se mi si domandasse qual è stato lo sbaglio più grosso,mi rifarei

-      Come detto in qualche altra occasione – di non entrare in AN a Fiuggi.

Forse - dico forse, e sottolineo il dubbio perché siamo davvero nel campo dell’opinabile – se fossi rimasto “là dentro” avrei potuto essere più facilmente un punto raggiungibile di riferimento politico.

29       Per lei la vita è come una lotteria, con la scritta ritenta sarai più fortunato?

P.R.

Non sono d’accordo, la lotta politica non è una lotteria.

Non ci sono seconde occasioni.

30       Che cosa vuol dire al Popolo Italiano?

P.R.

Tornare a credere nei valori; tornare a cercare proposte che siano “progetti”; tornare ad aspirare non nei programmi più o meno intercambiabili, ma nella “concezione dell’uomo e del mondo”.

31       La sua idea per il Popolo?

P.R.

La mia “idea per il Popolo” è di andare oltre il sistema, liberale capitalistico , è roba dell’ottocento,da accantonare e da superare.

32       Cosa è politicamente scorretto?

P.R.

E’ estremamente scorretto non tener fede agli impegni presi, alle promesse pubblicamente ( o quelle privatamente )

avanzate; mancare alla parola data.

33       Quando è il momento di dire basta ed uscire dalla politica?

P.R.

Quando, a qualsiasi età (ma di più, ovviamente, nella tarda età) ci si ritrova nell’impossibilità di lavorare con equilibrio.

34       Il fascismo è morto?

P.R.

E’ “passato” ovviamente, come programma e forma di governo, è passato perché non ne esistono più quelle che ne furono le componenti di fondo ( e dunque “fondanti”, nel senso che lo sorreggevano).

Ma è, a suo modo, “vivo” perché ad esso si può ancora oggi guardare positivamente come ad una “miniera” a cielo aperto di spunti,premonizioni di problemi, indicazioni da riprendere, aggiornandole!

35       Quanto vale l’immagine in politica?

P.R.

Molto, nel tempo in cui viviamo, anzi moltissimo.

Ma sbaglia chi pensa che essa sia tutto.

Il vero tutto sono i contenuti.

36       Il suo istinto vero?

P.R.

Guardare al futuro, non perdere le radici ma sapere – e “sentire” – che dalle radici nascono il tronco,le fronde,i fiori e i frutti.

Tante cose ,con il tempo,quello propria e quello che conta per tutti si diceva una volta - mi sembra saggiamente –

Lasciamo tempo al tempo…….

 

Grazie ad un grande Uomo.

 

Pantini Stefano

 

PAGINA INIZIALE