A distanza di dieci anni nella stessa piazza San Giovanni che già nel 96 aveva accolto la prima grande manifestazione del centro destra, una nuova imponente sfilata di centinaia di migliaia di persone trova il suo naturale sfogo. I numeri non contano, saranno in cinquecentomila come afferma la prefettura oppure in due milioni come sostengono gli organizzatori ma quello che è certo è che si è andati oltre ogni più rosea aspettativa. La macchina organizzativa riesce a stento a gestire l’evento ma, viste le proporzioni del medesimo, si può parlare più di autogestione da parte dei partecipanti che sciamano per le vie di Roma in modo ordinato e compatto.

La città eterna in questi sessanta anni di repubblica
ne ha viste di tutti i colori: dall’assurda pantomima di un allora presidente
del consiglio come D’Alema che
partecipa ad una manifestazione contro il governo che egli stesso presiede, continuando
con le pagine nere di chi sfila per la pace facendosi scudo della violenza e
distruggendo e saccheggiando ogni cosa in barba ai precetti gandhiani
di cui si fa portavoce, per finire con i vergognosi cori di chi, solo una
settimana prima, inneggiava contro i militari italiani morti nella strage di Nasiryah nello svolgimento di una missione di pace, come
giustamente ricordato dal Presidente Napolitano.
In questo clima fa impressione vedere i negozi e le attività commerciali tranquillamente aperti con i gestori fermi all’ingresso ad ammirare la gioiosa fiumana di gente che fermamente ma senza astio rilancia le proprie invettive contro l’operato del governo, E’ naturale tornare con la mente ad altre occasioni di protesta in cui i manifestanti sfilavano in vie blindate tra la paura dei negozianti e degli abitanti dei quartieri. Ripensandoci, però, la situazione è completamente diversa e non ci si deve stupire che la protesta si svolga in un clima di serenità. A manifestare non sono black block, teste vuote o giovani dei centri sociali ma gente comune. Si vedono intere famiglie con padre, madre e bambini piccoli spesso più scatenati dei genitori. Non ci sono distinzioni sociali o geografiche: artigiani, commercianti e piccoli imprenditori si confondono con studenti, casalinghe e operai; vi sono persone da tutta Italia ma anche dall’estero. Il tratto che più risalta e spesso accomuna questa massa eterogenea è per molti il desiderio di sottolineare che sono alla loro prima manifestazione pubblica. Si tratta del popolo dei moderati che non è abituato alle discese in piazza e a cui, per la stragrande maggioranza, il viaggio nella capitale non è stato sovvenzionato come accade nelle grandi manifestazioni sindacali che spesso si riducono a gite gratuite gentilmente offerte dalla CGL.

E’ tangibile la grande rabbia e delusione della folla che finalmente ha trovato modo di sfogare in maniera costruttiva la propria insoddisfazione nei confronti di una maggioranza disomogenea e di un esecutivo mediocre.


Si arriva alla fine nel luogo del comizio ma solo i più fortunati riescono ad accedere alla piazza che straripa di gente in un festoso sbandierare di vessilli di partito e di bandiere italiane, con striscioni di sfottò che campeggiano dovunque e cartelli con le città di provenienza dei gruppi quasi a ribadire, con orgoglio, la propria presenza in un giorno che rimarrà memorabile per molti anni. Tutti insieme si canta l’inno nazionale e il va pensiero poi ci sono i comizi, un po’ debolucci per la verità, ma cosa importa. Si ha la netta sensazione di un’opposizione divisa in più anime ma in realtà unità in un unico popolo che sfila compatto con leghisti, azzurri, uomini di centro e di destra gli uni affianco agli altri con molti più punti di contatto rispetto ai motivi di divisione.

The Fly