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Cos'è e dove va il nuovo partito
di Fini
E' partita la campagna che dovrà
condurre di qui a gennaio alla costituzione del nuovo partito di Fini; essa
gode di un interesse mediatico esagerato dovuto al sostegno del signor
Murdoch e alla mobilitazione delle sinistre che sperano di tornare in sella
grazie al signore di via della scrofa.
Ma cosa accade in concreto, cosa bolle in pentola?
Berlusconismo
e antiberlusconismo?
Il dibattito s'infervora e si
delimita, volutamente e surretiziamente, su berlusconismo ed
antiberlusconismo.
C'è chi si sente antiberlusconiano per motivi fondati anche se non sono
prerogative del solo Berlusconi (politica del lavoro, cultura, esaltazione
del liberismo, servilismo internazionale, anche se questo è di gran lunga
inferiore nel suo governo rispetto agli altri e anzi la politica del
premier ha delineato qualche porzione d'autonomia). Di solito però lo
detestano vuoi perché ha i capelli tinti, vuoi perché è
erotomane, vuoi perché è parvenu, vuoi perché è attorniato da corti
trimalchionesche non più corrotte di quelle curiali dei suoi predecessori ma
certamente più sfacciate, vuoi perché è maschilista, vuoi perché coltiva il
rapporto diretto con la gente e considera gli altri politici come dei
valletti. Chi si sente antiberlusconiano, specie se per un motivo così futile,
guarda con indulgenza all'operato di Fini senza preoccuparsi di
leggervi dentro, cosa che sarebbe agevole perché il personaggio non
nasconde minimamente il suo piano.
La questione che si pone ogni giorno, ovvero se sostenere Berlusconi o
costringerlo ad abdicare grazie a Fini, se funziona alla grande, è però allo
stesso tempo miope ed inesatta.
Miope perché l'operazione ha più ampia portata e guarda lontano.
Inesatta perché la lite, tutta combattuta sull'immagine del premier,
copre le reali ragioni di opposizione fininana a Berlusconi. Ragioni
chiare e conclamate. Ovvero contrasto del decisionismo, resistenza
all'autonomia che lo Stato vuol recuperare dall'eccezionalità sovietica
impostasi dopo Mani Pulite, difesa del politicamente corretto, aumento dell'immigrazione,
allentamento dei rapporti politico-energetici con la Russia.
Insomma, Fini & co, rispetto al sistema berlusconiano, si trovano in
opposizione solo ed esclusivamente riguardo i dati positivi, mentre sono
perfettamente allineati con tutto il resto.
Distrazione,
onore e pazzia
La distrazione regna sovrana in
un'epoca in cui si vive sotto continua ipnosi.
Ed ecco che chi spera in un sussulto, come dicono i finiani, non si
preoccupa neppure di notare quali sono i punti di critica mossi a Berlusconi
sì da dedurne in modo lineare che qualunque cosa si pensi di Berlusconi, Fini
è, e soprattutto sarà, molto peggio.
Non riflettendo ma soffermandosi alle premesse, magari condendole con le
proprie rivendicazioni esistenziali, alcuni s'illudono di trovare nel nuovo
soggetto politico degli spazi di libertà, di partecipazione, di ritorno alla
politica. Un'aspettativa risibile ma talmente forte psicanaliticamente che
chi la nutre si dimentica chi è Fini e quanto è inaffidabile.
E' l'uomo che, fatta carriera sul sangue e sulla fierezza dei militanti del
Msi e dei Volontari della Rsi, non ha avuto alcuno scrupolo a insozzarne la
memoria fino a proclamarla “Male Assoluto”.
Certo, può aver cambiato idea. E' legittimo, può essersi scoperto
antifascista, può aver capito di avere sbagliato campo, ci sta tutto. I
percorsi possono mutare, ma non si può essere vissuti professionalmente e
finanziariamente sulla passione e sul sangue dei militanti e dei combattenti
per poi insultarli senza contemporaneamente dare le dimissioni e cambiare
mestiere. Un uomo si comporterebbe così. Fini ha fatto altrimenti: ha
aderito al partigianesimo quando ciò era conveniente e lo ha fatto
senza pagare alcun prezzo o alcun rimborso, andando anzi all'incasso del
pluriennale equivoco.
Un pluriennale equivoco il cui frutto si è protratto nel tempo. Se
sull'appartamento di Montecarlo la Magistratura ha stabilito che la
questione sollevata è da causa civile e non penale, non ha però toccato il
punto centrale che va ben al di là dei tribunali e dei gossip. Un bene ceduto
ad un partito che è andato avanti a suon di morti, si trova oggi non ad
essere un patrimonio dei militanti o meglio ancora delle famiglie dei suoi
Caduti, bensì nelle mani di quella della compagna del suo presidente o, comunque,
se qualcuno si degnerà di svelarci l'arcano, in mani private. Questo non ha
bisogno di commenti, come non ce l'ha che Fini sia l'unico leader a
parlare come un antifa, ad attaccare regolarmente il fascismo, sia per il
passato che per la potenzialità futura. E ciò in controtendenza, visto che lo
stesso Partito Democratico si è rifiutato d'iscrivere l'antifascismo nel suo
programma in quanto anacronistico. Eppure, malgrado ciò, qualcuno si distrae
ancora...
Non
ha l'esclusiva
Malgrado le performances che chi
non disgiunge onore da fedeltà non può non ritenere contrarie alla propria
dignità, all'etica e al buon gusto, intraprese da Fini fin dal 1994,
molti non trovarono il coraggio e la fantasia per piantarlo in asso. Ciò si
comprende. Non lo si giustifica, lo si capisce: restar soli è dura.
Che oggi però qualcuno s'imbarchi in un'avventura ex novo dietro un
personaggio così è sbalorditivo. Se non c'è puro e meschino calcolo
carrieristico vorrà dire che delle due l'una. O chi lo segue non ha
alcuna considerazione per ciò che è essenziale e che è alto, oppure è
masochista.
Va riconosciuto che, pur avendone il primato temporale e probabilmente quello
qualitativo, l'attuale Presidente della Camera non ha l'esclusiva dell'abiura
vantaggiosa e dell'insulto dell'ideale di milioni di persone. In molti fanno
a gara con lui. Al sindaco di Roma, sempre puntuale nelle esternazioni
di questo genere, si uniscono, scalpitando e strafacendo, gli ultimi
arrivati, come la governatrice del Lazio.
Gente che non sta con Fini ma con il Pdl. Dunque, si dicono, e ci dicono, i
finiani, tra un insulto e l'altro scelgo chi meglio mi sta. E il discorso
degli ex An in Pdl è sovente il medesimo. Ma non è necessario, per non
seguire Fini, stare con Alemanno, con la Polverini o con chiunque altro,
basta stare in piedi e non prosternarsi anche se ciò è faticoso, dunque da
fessi e non si usa più.
Guardatisi intorno, si dicono, e ci dicono, i finiani, insultare,
abiurare, è prassi comune, quindi normale.
Non è normale: non si diserta se sono tanti i disertori, non si calunnia se
sono tanti i calunniatori, non si ruba se sono tanti i ladri, non ci si
corrompe se sono tanti i corrotti.
E' l'insegnamento dei campi di prigionia in Hymalaia e in Texas, è
l'insegnamento di Coltano.
Ma l'idea di normalità oggi è piuttosto confusa, essendosi smarrita non tanto
la scala dei valori quanto l'idea stessa dei princìpi.
Ed è, quindi, esercizio per pochi rigettare Fini per quello che è. I
più amano tapparsi il naso perché, verosimilmente, non hanno un'alta
concezione dell'Onore, del dovere, della coerenza, della lealtà.
Roba per pazzi, roba per poeti!
Una
spremuta arancione
Un po' più numerosi dovrebbero
essere coloro che decifrano i segnali, per la verità non criptici,
emessi dall'ex delfino di Almirante.
Cosa ci propone costui?
Meno decisionismo, più politicamente corretto, più immigrazione, svuotamento
dell'idea di nazionalità e, in aggiunta, più tasse, sì da penalizzare la
produzione nazionale.
E' il programma del mondialismo avanzato. Quello dei suoi referenti
internazionali, Murdoch, Dassault e Soros. L'uomo, quest'ultimo, che colora
di arancione le sommosse liberal, che finanzia ceceni, bosniaci, kosovari e
albanesi. L'individuo che a suo tempo minò in prima persona la politica
finanziaria italiana impedendoci di raggiungere una qualsiasi autonomia. Il
magnate che ha finanziato a fiumi il partito radicale. Fini, accolto a
Milano da una non innocente kermesse arancione, sta ricoprendo precisamente
lo spazio lasciato libero dal partito radicale e lo fa peraltro proponendosi
come erede degli interlocutori istituzionali di quel Partito d'Azione che ha
esercitato per decenni il controllo oligarchico, cosmpolita e Wasp della
politica e dell'economia italiana.
Fin qui nulla di trascendentale, anche se stupisce come gente proveniente da
un certo mondo politco non se ne avveda.
Ad essere ben più grave è invece l'operazione che si è messa in marcia
subito, a partire dalla proposta di Granata sull'immigrazione. Il disegno è
di far passare la medesima politica attuata trent'anni fa in Paesi come la
Francia e il Belgio il cui effetto fu di moltiplicare per quattro in tempi
brevissimi l'immigrazione per poi instaurare i quadri socioculturali
disperati e disperanti di cui Parigi e Bruxelles come le più precoci L'Aja e
Berlino si sono pentite amaramente e da cui cercano di uscire in qualche
modo, ma non sanno bene come.
La manovra finiana (o sorosiana?) è supportata da una serie di
cinquantenni reduci dai fallimenti dei Campi Hobbit in cui hanno
maturato complessi di colpa identitari e complessi d'inferiorità
verso la sinistra. Essi adoperano, adesso, gli stessi argomenti astratti
quanto edificanti dei gauchistes d'antan, con l'aggravante che, a differenza
di quegli apprendisti stregoni, oggi tutti hanno sotto gli occhi quale
inferno sia in realtà il paradiso buonista e possono rendersi conto
senza difficoltà della minaccia di strage socio-etno-culturale che la loro
irresponsabilità e la loro presunzione intellettuale rappresentano per
l'Italia.
Percorsi
per un genocidio
La questione non è dunque se stare
con Berlusconi o con Fini, è di capire dove va e dove conduce quest'ultimo.
Molto probabilmente intraprende un percorso breve nell'auspicio di
raggiungere, per se stesso, la carica di Presidente della Repubblica.
Il percorso della sua armata, sempre che Berlusconi non resista contro ogni
logica agli attacchi serrati, multipli e concentrici di cui è oggetto, sarà
verosimilmente a termine. Il ruolo che le è stato affidato è quello di sabotare.
Poi, se l'operazione in atto riuscirà, ad attuare la politica di
disgregazione mondialista di cui Fini ha fatto una bandiera sarà gente più
solida e giovane. Il papabile beneficiario dell'esito di questi movimenti è
l'attuale sindaco del Pd di Firenze, Renzi, ad oggi il più probabile
uomo-sintesi di un populismo trasversale, politicamente corretto ed
immigrazionista che dovrebbe soppiantare quello social-reazionario
attualmente in voga. E' per lui, o per qualcuno come lui, che i gregari
finiani tirano la volata. Una volata comunque volta al traguardo della
distruzione nazionale.
Il problema non è tanto di contrastare Fini o di sostenere Berlusconi
quanto di cercare d'impedire il nostro genocidio il che è possibile
solo mediante l'affermazione di un rinnovato populismo politicamente
scorretto e capace di cogliere i tempi e le trasformazioni.
Equivoca
pericolosità
In questo l'attuale kermesse
arancione esprime tutta la sua equivoca pericolosità.
Il Fli si propone come una forza trasversale, irrituale nel linguaggio
e anti-schematica.
Paradossalmente ci appare come l'inverso di Casa Pound.
Entrambi i soggetti rompono gli schemi e, l'uno autenticamente l'altro in
chiave propagandistica non supportata al momento da gesti od opere, si
richiamano al futurismo.
Però mentre il Fli lo fa nell'ottica di ridurre a poltiglia la Nazione, e lo
si evince dai richiami al maggior servilismo atlantico, dai legami con le
centrali Wasp e dalla politica demonecrotica che propone riguardo
l'immigrazione, Casa Pound fa invece un'operazione di ricostruzione nazionale
politicamente scorretta.
Né è un caso poi che i richiami di Casa Pound siano sempre e comunque al
fascismo e quelli del Fli siano all'antifascismo.
Ho l'impressione che i due soggetti siano spiritualmente e politicamente agli
antipodi e che il successo nell'immaginario collettivo dell'uno o dell'altro
avrà un peso nei destini di tutti.
Non pretendo che l'alternativa futura sia tra Fini e Iannone, perché la
questione è molto più complessa ed articolata, ma l'immagine rende un po'
l'idea del tutto.
Una
sfida in avanti
L'attuale impasse delle
coalizioni, sia quella governativa che quella d'opposizione, dovrà
esser superata con nuove confluenze e nuove polarità.
L'assemblaggio di più culture e tradizioni politiche in un medesimo
contenitore ha già dissodato il terreno permettendo, per esempio, l'incontro
di neofascisti con craxiani e democristiani della sinistra storica, ovvero
tra gli eredi della linea italiana in politica estera che partendo da Crispi
e passando per Mussolini si è riproposta con Mattei e Craxi.
Non è un potenziale di poco conto.
Se a ciò si sommano, prospetticamente, la sinistra sociale e quella
libertaria sempre più deluse dal sindacalismo, ecco che si delineano ipotesi
future per un peronismo all'italiana che, anche per semplici ragioni
anagrafiche, si situa nel dopo-Berlusconi.
Se lo sappiamo noi, lo sanno anche i Murdoch e i Soros.
Anticipare quindi, nelle strutture mentali e nelle espressioni politiche, ciò
che potrà accadere, ma dando ad esse una polarità opposta, altri ideali ed un
altro contenuto, rappresenta una mossa strategica di primo livello. Una mossa
giocata con Fini e con Renzi (il quale però può rivelarsi un'incognita).
Più sabotatore è il primo, più solido, ed anche politicamente ed
umanamente più interessante, il secondo.
Il disegno è comunque delineato e bisogna evitare quantomeno che venga
realizzato in pieno.
Sta a noi, intesi come uomini liberi e coscienti, muovere per tempo e meglio.
Competitori
Non si tratta di fare gazzarra con
i finiani né di perder tempo a domandar loro come una persona intelligente e
provvista d'amor proprio possa starsene lì appresso a un simile individuo e a
un progetto del genere. E' fatica inutile e non ne vale la pena.
Si tratta di ben altro: ci tocca anticipare i tempi per non perdere
l'appuntamento con il destino.
Su questo il Fli è sicuro competitore di chi ha una sensibilità sociale e
nazionale, il Pd populista gli è parzialmente competitore (difatti offre
anche potenziali spazi di convergenza); la reazione sociale politicamente
scorretta è invece un elemento imprescindibile della possibile sintesi futura
così come lo sono il sindacalismo autonomo e le forze del lavoro libere dalle
nomenklature.
Certamente servono soprattutto la presenza a se stessi e il recupero di
una gerarchia valoriale che è stata completamente smarrita dai più e che
viene troppo spesso minimizzata da chi fa politica come un hobby o un
mestiere.
Di lì si parte, tutto il resto, altrimenti, non potrà funzionare.
Ed è pensando a questo quadro di domani che dobbiamo confrontarci con i
neoliberal, radicali arancioni che stanno per costituirsi in partito e che
spacciano per straordinarie novità le ideologie e i progetti che hanno già
reso poltiglia metà dell'Europa.
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