
Il piu' pulito c'ha la rogna.
Italia dei buoi e degli asini
23
settembre 2010
Di LUCA
ROMAGNOLI

Il piu" pulito c'ha la rogna.
Italia dei buoi e degli asini
Ecco un modo tradizionale, molto romano, ma non solo, per definire,
nell'ambito di un gruppo umano o animale, la difficolta' di pescare un
individuo non soggetto ad una qualche "magagna", o peggio disonesta'.
Senza fare i censori (richiamo immodestamente un mio recente scritto
sull'etica e la sobrieta' del leader), nelle comunita' umane -ora in
particolare in quella politica nazionale-, e' appunto assai diffusa:
"la rogna".
Anche nel mondo degli "idealisti" non manca; anche nella nostra
"area", magari attenuata, soprattutto dalla limitatezza potenziale
delle ricchezze o del potere eventualmente conseguibili (frutto della
nicchia sociopolitica che occupiamo), non manca. Cio' non toglie che, chi milita
per un Partito come il nostro, piu' in generale per un Partito che si richiama
a valori certi -e tra questi onesta' e quindi legalita'-, deve essere
decentemente sobrio e immune dal ponderato sospetto (magari, ma mi accontento
di dire sicuramente libero da condanne, meglio anche da denunce o questioni
certificate), financo di piccola disonesta'.
Dall'assegno a vuoto, alla frode, peggio dire alla truffa, (senza neanche il
bisogno di arrivare a "gate" e "connection"), perpetrate
nell'ambito delle funzioni pubbliche e politiche tanto quanto nel privato, non
sono e non devono essere ascritte a chi milita nel nostro Partito;
figuriamoci a chi lo dirige a qualsiasi livello.
Non per essere "bacchettone", ma per essere cristallino esempio di
idealita' e stile che si pretende di mostrare "in faccia al
mondo". Questo e' indispensabile per aggregare e trovare consenso tra il
"popolo degli onesti". Celebre e' rimasta la battuta -se non erro di
Almirante-, che ad un avversario politico ribatte' che qualche esempio di
"disinteresse personale" tra i politici italiani c'era stato, a
proposito di Mussolini, dalle cui tasche, seppur orrendamente appeso a testa in
giu', non erano caduti nemmeno i centesimi. E senza scomodare grandi esempi di
sobrieta' e onesta', fino ad oggi, ancora qualche esempio, anche tra chi fa
politica, c'e'. La Fiamma e' tra i pochi Partiti che puo' vantare antiche
virtu', nonostante i suoi dirigenti non ricevano alcuno stipendio o sovvenzione
(nonostante siano individui che campano, magari modestamente ma dignitosamente
del proprio lavoro), sono e devono rimanere distintivi di tale onesta'.
Scoprire tra noi "qualche pecorella in proposito smarrita" necessita
di coerente allontanamento; "pentimento e redenzione" non dovrebbero essere
nostra competenza. Lo scomparso on. Roberto Bigliardo, che si ricordera' con
noi ebbe un percorso di militanza e dirigenza, una volta, a proposito della
necesaria "incorruttibilita'" che professavo indispensabile
prerequisito da verificare prima di affidare incarichi in rappresentanza della
Fiamma, mi disse, pressappoco cosi': "guardati da chi fa il grande
rivoluzionario o si erge a paladino vantando inossidabilita': sara' solo
piu' alto il suo prezzo". Forse e' cosi', pero' pensavo e credo che il
prezzo puo' essere cosi alto da avvicinarsi all'irraggiungibile. Questo voglio
sia il prezzo di chi milita per la Fiamma. Chi ha prezzo minore trova fulgidi
esempi da seguire (e lo invitiamo a farlo), anche "nell'area",
purtroppo anche non lontano da noi. Si accomodi, dunque.
Il bue e l'asino, o meglio il primo che da del cornuto al secondo, altro
tradizionalissimo proverbio che consente di ricordare e chiedere: chi c'era in
Alleanza Nazionale quando si vendevano immobili monegaschi e non solo; dove
erano (e con quali importantissimi ruoli dirigenziali) censori attuali e
persecutori verbali del Presidente della Camera? Se lo chiedono in molti.
Chiederlo al bue e' inutile, chissa' che non lo riveli prima o poi il
l'asino.
Luca Romagnoli - Segr. Naz