
LO SCAFFALE
Di Antonio Pocobello
Caro Compagno,
Io non ho vissuto l’epoca della guerra,
mi sono formato le mie opinioni politiche sui libri, come molti di
quelli che mi leggeranno, e sulla dura realtà vissuta tutti i giorni sulla mia
pelle. Ma a differenza di tanti di Voi, cari compagni, non mi sono fermato al
primo libro letto, né mi sono lasciato convincere dalle lusinghe di qualche
anziano apparentemente ben informato ed interessato a formare la mia opinione.
Ho sempre rifiutato il ruolo di “carne da cannone” che molti mascalzoni
della sinistra (ma anche a destra non mancano analoghi esempi) riservano ai
giovani, cercando di capire da solo se quanto mi raccontavano era la verità,
oppure era un modo per “caricarmi” ed utilizzarmi per i loro scopi. Tu, invece, caro compagno, che cosa hai fatto
in tutti questi anni? Quante baggianate hai bevuto, quante persone hai
discriminato o addirittura aggredito perché ti avevano insegnato che “uccidere
un Fascista non era reato”? Ti hanno
sempre detto che i Fascisti hanno preso il potere con la violenza, uccidendo
centinaia di pacifici uomini del popolo, ma non ti hanno mai parlato del
“biennio rosso”, vero? Non ti hanno detto che subito dopo la rivoluzione
leninista del 1917 in Italia scoppiarono tafferugli e scontri, voluti proprio
dai “rossi” che aspiravano a fare diventare la nostra amata Patria un Soviet
sul modello dell’URSS, con le tragiche conseguenze sotto gli occhi di tutti… E
non ti hanno detto che in questo periodo, dal 1919 al 1922, i rossi trucidarono
più di 850 persone in nome della loro tentata rivoluzione, la maggior parte
delle quali simpatizzanti per il neonato Fascismo! Così come non ti hanno detto
che il numero dei caduti per mano dei rossi superò i duemila, se si considera
anche l’anno 1918, ovvero quando il Fascismo non era ancora nato.
Così come ti hanno raccontato che le squadre Fasciste furono il braccio
armato della borghesia e del padronato, senza però mai spiegarti come mai il
Fascismo, nei suoi primi anni di Governo, legiferò soltanto a favore della
classe lavoratrice e dei meno abbienti in genere, dando al popolo italiano
pensioni, cassa integrazione, assistenza agli invalidi, sanità e scuole
gratuite, colonie estive per i figli dei meno abbienti… Lo sai, caro compagno,
che il lavoratore Fascista fu il primo al mondo a beneficiare della riduzione
della settimana lavorativa a 40 ore, mentre in tutti gli altri Paesi,
soprattutto nelle cosiddette “democrazie”, i lavoratori avevano un orario di 48
ore settimanali?
Già… Però mancava la libertà! Almeno così ti hanno insegnato… C’erano i
Tribunali Speciali, le condanne a morte, mancava la libertà di pensiero… Però
nessuno ti ha mai fatto vedere le nude cifre: venti anni di “dittatura”
portarono a “ben” 42 condanne a morte, di cui solo 31 eseguite… E per reati di
terrorismo e di sangue compiuti da individui di etnia slava, che comportarono
morti e feriti fra la popolazione! Quei
“cari” compagni che ti hanno istruito, ti hanno mai detto quante condanne a
morte ci furono in 20 anni nell’URSS di Lenin e poi di Stalin? Eppure da Stalin
prendevano ordini, e si batterono per fare entrare l’Italia nell’orbita dell’ex
URSS… Vuoi un solo dato, tanto per fare un raffronto? Nei dieci giorni che
seguirono il 25 aprile 1945, nella sola zona di Torino, corsero alcune voci che
quantificavano in 8000 (ottomila) i “fascisti e presunti tali” trucidati
dalle orde partigiane… La Prefettura di Torino (Prefettura in mano ai
partigiani, naturalmente) emise un comunicato ufficiale per
smentire e sminuire queste cifre: i trucidati non erano 8000 ma “soltanto” duemila!
In dieci giorni… E nella sola zona di Torino! Anche a volere credere alle
cifre “partigiane”, fanno pur sempre 200 uccisioni al giorno, vero compagno?
Per non parlare delle altre zone ancora più cruente, con il famigerato
“triangolo rosso” dell’Emilia Romagna… Come dici compagno? Stai obiettando che
i dissidenti venivano condannati al confino? Sì, certo, nessuno lo ha mai
negato… Chi tramava contro il Fascismo veniva spesso condannato al confino, in
località tipo Ponza, Ventotene, Ustica, Ventimiglia… Tutte località ancora oggi
note per il loro clima mite e per le bellezze naturali… Non come la Siberia o i
Gulag di “papà” Stalin, o le foibe dell’altro vostro illustre alleato, il
Maresciallo Tito…!
Non per altro, quando i tuoi compagni riesumano la fola della violenza
Fascista e delle uccisioni, si devono ridurre a citare il caso Matteotti… Ma
anche qui, come sempre, non te la raccontano giusta, caro compagno. Ormai
chiunque si sia preso la briga di leggere qualche libro sa che Giacomo
Matteotti fu rapito ed ucciso perché aveva scoperto una rete affaristica sulla
gestione del petrolio e dell’apertura di case da gioco, rete che pareva toccare
addirittura la Casa Savoia… Altro che violenza Fascista! Il cadavere di
Matteotti venne poi gettato fra i piedi di Mussolini nel vano tentativo di fare
cadere il suo Governo, e di questo si convinse persino il suo più feroce
accusatore ai tempi del processo, il socialista Carlo Silvestri, il quale aderì
alla RSI dopo avere visionato i documenti riguardanti i veri mandanti
dell’omicidio… Documenti che, guarda caso caro compagno, scomparvero dopo il
fermo di Mussolini da parte dei tuoi compagni partigiani, nell’aprile del 1945.
Non credi alle parole di un Fascista, compagno? Allora leggiti il libro
scritto dal compagno giornalista de “L’Avanti” Franco Scalzo: “Il caso
Matteotti – Radiografia di un falso storico” – Edizioni Settimo Sigillo, Roma
1996.
Anche all’epoca, caro compagno, ci furono dei trinariciuti pronti a non
credere ai Fascisti… Ed infatti, il 12 settembre 1924, per “vendicare”
Matteotti, i comunisti uccisero il sindacalista e deputato Fascista Armando
Casalini, che spirò fra le braccia della sua bambina… Ma immagino la tua
risposta, compagno, a proposito di questo episodio: “Mai sentito nominare”.
Come dici compagno? Oltre a Matteotti ti hanno parlato dei fratelli
Rosselli e di Gramsci, che sarebbe morto in carcere nel 1938 grazie ai
Fascisti?
Bè, se posso darti un consiglio da “Camerata” a compagno, studiati bene
quali furono le attività dei fratelli Rosselli ed il loro ruolo negli attentati
terroristici anarcoidi degli anni che vanno fra il 1919 ed il 1937… E leggiti
meglio la storia di Gramsci, il quale venne sì arrestato, ma venne anche
liberato nel 1934 e graziato nel 1937… Tornò libero e morì in una clinica
privata di Roma, ma non certo a causa della “violenza Fascista”! Ma se su tutte le cose sopra descritte sei
stato male informato, caro compagno, di quanto sto per dirti non ne avrai mai e
poi mai sentito parlare… E’ troppo imbarazzante per i tuoi compagni affrontare
questo discorso, benché sia tutto abbondantemente conosciuto e documentato dai
tuoi “capi”… Il Fascismo fu solo violenza, olio di ricino, privazione delle
libertà individuali? Ed allora come mai i tuoi più illustri compagni nel 1936
lanciarono il famoso “Appello ai fratelli in Camicia Nera”? La decisione di
pubblicare il famoso appello nacque nel clima di sfiducia che pervadeva la
dirigenza comunista in esilio alla metà degli anni 30. Essa si rendeva ormai
conto che il consenso del popolo italiano nei confronti del fascismo era
pressoché totale, anche se oggi te la raccontano molto diversamente, e che
persino le masse operaie ormai appoggiavano il fascismo in blocco. I comunisti
di allora, che conoscevano perfettamente la situazione italiana, riconobbero
ciò che gli ignoranti di oggi si rifiutano di ammettere...
Nel giugno del 1936, sulla rivista “Stato operaio”, la rivista teorica
del PCI, i dirigenti comunisti tentano un primo approccio: “Noi tendiamo la mano ai
fascisti nostri fratelli di lavoro e di sofferenze perché vogliamo combattere
insieme a essi la buona e santa battaglia del pane, del lavoro e della pace.
Tutto quanto noi vogliamo, fascisti e non fascisti, possiamo ottenerlo unendoci
e levando la nostra voce, che è la voce del popolo”.
Nell’agosto si arriva a un documento solenne, rivolto ai “fratelli in
camicia nera”, che ha come base la riconciliazione tra fascisti e non fascisti:
“Noi proclamiamo che siamo disposti a combattere insieme a voi e a tutto il popolo
italiano per la realizzazione del programma fascista del 1919 e per ogni
rivendicazione che esprima un interesse immediato, particolare o generale, dei
lavoratori e del popolo italiano”.
Tra i firmatari dell’appello figurano: Togliatti, Grieco, Gennari, Di
Vittorio, Marabini, Montagnana, Longo, Ciufoli, Lampredi, Valiani e moltissimi
altri.
I comunisti sono costretti a riconoscere i risultati conseguiti dal
fascismo. Greco afferma che “Dobbiamo specificare che lotteremo per una
democrazia nuova che tenga conto dell’esperienza fascista.”; Montagnana che
“L’attività degli antifascisti, degli stessi comunisti,
è pressoché nulla. Gli elementi attivi sono fascisti” e che “Noi dobbiamo avere
il coraggio di dire che non ci proponiamo di abbattere il fascismo”; Longo che
“Noi siamo dei pigmei e nulla possiamo ancora contro le organizzazioni
avversarie”; Ciufoli che “Il PCI, facendo suo il programma del 1919,
colmerà il vuoto che esiste ancora tra noi e le masse”; Gennari che
“L’attività svolta dalle masse nei sindacati fascisti e i risultati ottenuti
dimostrano che già i sindacati fascisti possono essere uno strumento di lotta
contro il padronato e perciò essi debbono essere considerati come i sindacati
operai nella attuale situazione italiana”.
Capito
compagno? Nel 1936, dopo la conquista dell’Impero, non eravamo poi così male
agli occhi dei tuoi dirigenti.
Addirittura il programma Fascista del 1919 volevano adottare! E non si
proponevano di abbattere il Fascismo, considerando addirittura i sindacati
fascisti come strumenti di lotta operaia contro i padroni!
Chissà quando è che i tuoi compagni hanno
scoperto che il Fascismo era solo violenza, che fu il braccio armato di
borghesi e padroni, che privava il popolo della libertà… Fino al 1936 (dopo 14
anni di “dittatura Fascista”, compagno, è bene ricordarlo) parevano non
pensarla così…
Avrà influito il fatto che
l’appello rimase inascoltato dai Fascisti? Avrà influito il fatto che dopo il
periodo delle vittorie cominciò quello dei sacrifici e delle sconfitte?
Tutto può essere, caro compagno… Tutto, tranne il fatto che i tuoi
compagni raccontino le cose per quello che sono e che furono!
Anche nel breve periodo della RSI, mentre i Fascisti si sforzavano di
favorire le classi lavoratrici, i tuoi compagni erano schierati con i “liberatori”,
curiosamente alleati degli stessi “padroni” che questi compagni dicevano di
combattere… Fascisti Repubblicani che creavano la cogestione e la
socializzazione delle imprese, e comunisti italiani alleati delle famiglie
padronali (una fra tutte: gli Agnelli), poiché entrambi sabotavano lo sforzo
Fascista per favorire l’invasione della Patria da parte degli “alleati”… Credi
a noi, Compagno… Ti hanno preso per il deretano per decenni, e tu li hai
accontentati, aiutandoli a prendersi il potere, ad uccidere quanti, come noi,
potevano sbugiardarli ed inchiodarli alle loro responsabilità. Ti hanno fatto
diventare “partigiano” per difendere i loro interessi e le loro trame con
Mosca, gli USA e gli industriali italiani. Ti hanno convinto a continuare ad
uccidere anche dopo la guerra, fino agli anni 50 almeno, per paura che qualcuno
potesse un giorno tornare per smascherarli e dare a loro quello che meritavano…
E ti hanno educato all’odio per quelli come noi sempre per lo stesso
motivo: il sacro terrore di doverla un giorno pagare.
Negli anni 70 hanno trovato una generazione
facilmente malleabile, e l’hanno mandata in piazza a scannarsi con altri
giovani come loro, “colpevoli” di conoscere la verità… E tu compagno hai
sfondato il cranio a colpi di chiave inglese a sedicenni come Sergio Ramelli,
hai bruciato vivi i fratelli Mattei nel rogo di Primavalle a Roma, perché ti
avevano detto che uccidere i Fascisti (ed i loro figli, in questo caso) non era
reato, hai “sprangato e spesso ammazzato dietro loro ordine ed incitamento,
mentre loro si godevano le prebende
parlamentari…
Non è ora di aprire gli occhi, compagno? I documenti ci sono tutti, basta sapere
cercare e sapere leggere… Un ultimo esempio prima di salutarti? La prossima
volta che qualche vecchio assassino ti inviterà a celebrare il suo 25 aprile, o
la prossima volta che qualcuno di loro ti parlerà degli “eroi” partigiani
“trucidati” dai Fascisti, sbattigli sotto il grugno una copia della Sentenza
del Tribunale Supremo Militare del 26 aprile 1954… In essa, senza ombra di
dubbio, troverai scritto che i militari della RSI erano legittimi combattenti
belligeranti a tutti gli effetti, nonché rappresentanti di uno Stato
riconosciuto ed operante… E troverai scritto anche che i cosiddetti
“partigiani” non avevano alcun titolo legale per essere definiti
“belligeranti”… In altre parole, militari legittimi contro banditi in borghese
che sparavano a tradimento. Questo è scritto in una Sentenza di un Tribunale
della Repubblica Italiana, scritta ben 9 anni dopo la caduta del Fascismo.
Come dici compagno? Non ne avevi mai sentito parlare? Al partito non te
lo avevano mai detto?
Lo so compagno, lo so…