
QUANDO
VOLANO GLI ANGELI DEL BENE
di Filippo Giannini
05/08/2010
Leggo su “Orientamenti” e trascrivo
un pensiero di George Bernard Shaw: <Gli Stati Uniti d’America sono
l’unico Paese occidentale ad esser passati da uno stato di barbarie ad uno di
decadenza senza aver attraversato neanche per un giorno quello della
civiltà>.
Questo articolo vale come premessa per un altro che intendo presentare
alla pazienza dei miei lettori e che riguarderà l’isola di Pantelleria nel periodo
quando il suo cielo era oscurato da volo degli Angeli del Bene. Questa
espressione fu coniata da Winston Churchill per indicare i liberatori
angloamericani.
Qualche
tempo fa “Radio 24” ha trasmesso un “editoriale”, (trascrivo a
memoria): <Gli iracheni usano i civili come scudi umani, approfittando
della riluttanza dei piloti angloamericani nel colpire i civili>.
L’impudenza
e il senso del servilismo di certi “editorialisti” non conosce
limiti. Infatti è impossibile che un giornalista che si presenta alla radio o
alla televisione, quindi persona qualificata, non conosca la verità (quella
vera) e, qualora non la conoscesse, è meglio che torni a casa ad aiutare la
moglie nelle faccende domestiche.
Quando la querula, leziosa alchimia di
parole che si ascoltano, ormai da decenni, lascerà, finalmente, il posto alla
Storia seria, solo allora sarà chiara la “tecnica” messa in atto da
secoli, dai Paesi plutocratici - ieri l’Inghilterra, oggi gli USA – “tecnica”
di ricorrere a quell’arma preferita, infallibile, che il ricco adotta, con
sadica infamia, contro il povero per piegarlo, mettendo cioè in atto l’assedio
della fame, l’assedio del terrore. Quando tutto ciò sarà più chiaro agli occhi
del mondo, solo allora potremo prendere atto dell’entità reale dei danni che
regimi, realmente tirannici, hanno arrecato alla civiltà e al mondo.
Qualche tempo fa scrissi (e lo ripropongo)
che allo scoppio del secondo conflitto mondiale gli angloamericani idearono le “bombe
intelligenti”. In realtà le bombe concepite in quel periodo dagli Alleati
si dividevano in tre categorie: “intelligenti”, “intelligentissime” e “geniali”.
Le bombe “intelligenti”, erano e sono,
quelle che colpivano e colpiscono edifici civili; quelle “intelligentissime” polverizzavano e polverizzano chiese,
monumenti, ospedali, scuole. Ad esempio quella bomba che centrò, in quel
lontano 19 luglio 1943, la mia tomba di famiglia al Verano, a Roma, dopo aver
distrutto, l’adiacente Basilica di San Lorenzo, e interi quartieri
popolarissimi, era una bomba
“intelligentissima”. Di quelle “geniali” parlerò più avanti, non prima di aver aperto una pagina di storia
riconducendo alla verità una favola secondo la quale è stato Hitler a scatenare
il terrore sulle città inglesi. La verità è completamente diversa.
Mi preme, innanzi tutto,
ricordare che Mussolini quando dichiarò la guerra alla Francia e
all’Inghilterra, il 10 giugno 1940, impose di non sganciare alcuna bomba su
territori avversari. Due giorni dopo, esattamente il 14 giugno, bombardieri
inglesi infierirono su Torino e Genova, distruggendo edifici e causando
numerosi morti e feriti.
Scrive lo storico americano
George N. Crocker nel suo “Lo Stalinista Roosevelt”, pag. 210: <Lo stesso Hitler aveva fatto
sinceramente di tutto onde raggiungere con l’Inghilterra un accordo per
limitare l’offesa aerea alle zone di operazione>.
La teoria del “moral
bomber” – come
fu classificata nella cerchia di Churchill – risale al 1923 e massimo esponente
fu sir Hugh ( “Boom”) Trenchard il quale sosteneva che <il bombardiere centrerà sempre
l’obiettivo>, come ha
scritto Winston Churchill nel libro “The last lion”, pag. 313; è chiaro che l’”obiettivo” sarà il centro residenziale.
Questa “teoria” di Trenchard fu messa in atto dal Maresciallo in Capo del Comando Bombardieri,
sir Arthur Harris, dai suoi subordinati chiamato “The Butcher” (il macellaio), per la fredda crudeltà con la quale
effettuò l’offensiva aerea i cui obiettivi preminenti erano le popolazioni
civili, anzichè quelli militari:
cosicché <i massicci bombardamenti al cuore del territorio nemico,
avrebbero ridotto in rovina le città, la sua gente alla disperazione e il
Governo alla capitolazione>. Infatti, mentre la produzione bellica
tedesca e anche quella italiana era programmata su aerei per appoggio tattico,
quella angloamericana era stata impostata per la produzione di bombardieri
pesanti. Quindi, da anni, era stata accettata la filosofia di Trenchard e le
popolazioni civili ne subirono le conseguenze. Questo è tanto vero che la RAF
disponeva, già all’entrata in guerra, dei terribili mostri volanti quali erano i Lancaster
e gli Halifax, apparecchi che
potevano trasportare tonnellate di bombe sin nel cuore dell’Europa. Questo
mentre, come poco sopra accennato, i tedeschi
possedevano piccoli bimotori tipo Junker
Ju 88, o He111, aerei concepiti
come appoggio nei campi di battaglia. Gli italiani principalmente dei trimotori
S/79 o S/82, oppure bimotori tipo Caproni.
Non so come alcuni capiscioni prenderanno quanto sto per scrivere, ma riferendomi di
nuovo a George Crocker riporto quanto egli ha scritto a pag. 210 del volume
citato: <Lo conferma anche Spaight
(Ministro dell’Aviazione inglese, nda), che Hitler aveva fatto sinceramente di
tutto onde raggiungere con l’Inghilterra un accordo “per limitare l’offesa
aerea alle zone d’operazioni” e che si decise a restituire pan per focaccia
soltanto, suo malgrado, tre mesi dopo che la RAF aveva intrapreso i
bombardamenti massicci sulle città tedesche>
Una delle tante menzogne lanciate su tutto
il mondo venne ampliata addirittura da uno dei più autorevoli giornalisti,
Indro Montanelli; su Il Giornale
dell’agosto 1993, ha scritto che <gli
inglesi, quando scesero in guerra non avevano neanche gli occhi per
piangere>. Quale idiozia! Gli inglesi nel settembre 1939 disponevano di
un quantitativo di aerei superiore a quello della Germania. Che quanto ha
scritto Montanelli sia un’idiozia
viene confermato da Winston Churchill stesso; infatti a pag. 515, Vol 1° della
sua Storia della 2° Guerra
Mondiale, riporta una lettera datata 18
settembre1939, nella quale, fra l’altro è scritto: <Il Primo Lord al Primo Ministro: (…). Se l’industria aeronautica, come
è organizzata al presente, con il lavoro di 360.000 uomini può produrre quasi
1.000 apparecchi al mese, mi sembra strano che debbano occorrere 1.050.000
uomini per una produzione di 2.000 velivoli (…)>. 1.000 apparecchi al
mese, con proiezione a 2.000, ed eravamo solo al settembre 1940!
Riprendiamo con ordine.
Sino al giugno del 1940 su Londra non fu
sganciata una sola bomba, semplicemente perché il Führer attendeva che la Gran
Bretagna si decidesse a trattare. Per confermare l’asserto, partiamo da un
punto fisso: l’8 agosto 1940, giorno in cui Goering iniziò l’offensiva aerea
sull’Inghilterra. Il già citato George N. Crocker (pag.209) ha scritto: <Fu
soltanto la decisione presa a freddo dal Ministro dell’aviazione britannica,
l’11 maggio 1940, e non la crudeltà di Hitler, a scatenare la cosiddetta guerra
totale>. Infatti è sufficiente rileggere solo alcuni bollettini del
Quartier Generale germanico per avvicinarci alla verità: <24 maggio 1940
– Anche nella notte scorsa il nemico ha rinnovato i suoi bombardamenti a caso
su obiettivi della Germania (…)>. 7 giugno 1940: <Gli attacchi
aerei nemici contro la Germania interna (…)>. 22 giugno 1940: <Aeroplani
nemici hanno compiuto incursioni aeree sulla Germania attaccando per la prima
volta i dintorni di Berlino (…)>. Così il 29 giugno e di seguito. Si può
immaginare quanto sia costato confessare che la Germania veniva colpita da
bombardamenti aerei, quando il Maresciallo Goering aveva autorizzato ad esser
chiamato “Mayer” qualora una sola bomba fosse caduta sul territorio
tedesco.
Inoltre esiste una testimonianza più che
autorevole: quella di Charles De Grulle, il quale nelle sue Memoirs, ha scritto: <Mi par ancora di vederlo (Churchill, nda) ai
Chequers, un giorno d’agosto, alzava i pugni verso il cielo e sibillava: “Non
vengono quei maledetti!”. “Ha tanta fretta” gli chiesi “di vedere le sue città
ridotte in macerie?”. “Vede”, mi spiegò, “se bombardassero Oxford, Coventry e
Canterbury, una tale ondata di indignazione si solleverebbe negli Stati Uniti
che l’America entrerebbe in guerra”>.
Non solo De Grulle, ma anche il citato
J.M.Spraight, scriveva: <Se riuscivamo
a portare la guerra nel cuore della Germania, la ritorsione era certa; o
perlomeno era molto probabile che la capitale britannica ed i suoi centri
industriali fossero purtroppo (!) risparmiati, se noi avessimo fatto l’errore
di risparmiare i centri tedeschi>.
E così fu.
La determinazione con la quale vennero
effettuati i bombardamenti sulle città, sui villaggi e sulle più isolate
fattorie sparse nel territorio tedesco o italiano è documentato da questo
messaggio inviato l’8 luglio 1940
dall’allora Primo Ministro britannico al Ministro della Produzione aeronautica
inglese: <C’è una sola cosa che butterà ginocchioni (i capi dell’Asse,
nda), ed è una serie di attacchi spaventevoli, sterminatori da parte dei nostri
bombardieri pesanti contro la loro madrepatria>.
Quando sir
Arthur Harris il 22 febbraio 1942 assunse il comando del “Bomber Command”
della RAF trasmise il seguente ordine: <Circa la nuova direttiva dei
bombardamenti: suppongo sia chiaro che i punti di mira saranno le aree
costruite. Non, per esempio, i cantieri navali o le fabbriche d’aeroplani. Ciò
va reso ben chiaro nel caso non fosse stato compreso>.
A guerra terminata,
al Maresciallo dell’Aria inglese, sir Robert Saundby, furono poste alcune
domande quale comandante e responsabile delle squadriglie aeree che avevano
devastato, giorno dopo giorno, il territorio nemico, provocando la morte di
centinaia di migliaia di civili. Saundby, pur ammettendo tutto ciò, concluse di
non sentirsi minimamente colpevole di quelle distruzioni, avendo eseguito
semplicemente gli ordini del suo superiore sir Arthur Harris. A sua volta
Harris scaricò le sue responsabilità sul Ministro dell’Aria sir Archibald
Sinclair. Questi declinò ogni colpa affermando di aver eseguito gli ordini del
Primo Ministro Wiston Churchill.
Per quanto riguarda le bombe “geniali”,
è necessaria una breve premessa. Durante uno dei tanti devastanti bombardamenti
su Tokio, solo per una coincidenza si notò che concentrando le bombe,
specialmente le incendiarie, su un’area ristretta, si otteneva un risultato
ancora più devastante. Infatti l’enorme calore prodotto dalle fiamme tendeva,
per un effetto fisico, a sollevarsi violentemente, creando un vuoto immediatamente
riempito dall’aria fredda circostante; cosicché un forte vento facilitava ancor
più la propagazione delle fiamme, con effetti facilmente comprensibili.
I “Liberatori” approfittarono della
scoperta e la perfezionarono a danno delle popolazioni civili di Tokio, di Amburgo, di Dresda e di tante altre
“fortunate” città. La loro impudenza arrivò al punto che le loro Fortezze Volati con le quali seminavano
morte e distruzione, erano nominate Liberators.
Ma il fior fiore della “genialità”
gli americani lo misero in atto negli anni 1943-1945 quando sulle nostre città
gettarono dei giocattolini e penne, ovviamente destinati ai più piccoli,
oggettini caricati di esplosivo. Un ragazzo, mio compagno di classe alla scuola
media “Marconi” di Roma, trovò uno di questi “regalini made in USA”,
lo aprì e gli esplose in mano: ebbe alcune dita della mano asportate e il viso
colpito da schegge. Era il perfezionamento della tecnica del terrore.
Per concludere questa incompleta denuncia,
perché non ricordare le “armi di distruzione di massa” in possesso
monopolistico di USA e Gran Bretagna sganciate su Hiroshima e Nagasaki, in
spregio alle Convenzioni di guerra allora vigenti, in quanto “armi non
convenzionali” usate, oltretutto, per polverizzare centinaia di migliaia di
civili? E cosa dire delle “Bombe a frammentazione” o di quelle a “uranio
impoverito”? L’uso indiscriminato di questi ordigni non è “crimine
contro l’umanità”?
I padroni del mondo hanno fatto proprio il “diritto
della forza” per abbattere la “forza del diritto”. E allora da che parte sono i “criminali
di guerra”? Di contro dobbiamo dar atto che essi sono stati da sempre
abilissimi nell’imbonire l’opinione pubblica mondiale, trasformando le loro
azioni di predoni in operazioni tese a portare democrazia, pace, benessere,
nascondendo, con stupefacente destrezza i veri intendimenti delle loro cento e
più guerre di aggressione.
Gli uni e gli altri, americani e inglesi
(questi ultimi divenuti ormai la 51^ stella della bandiera USA) hanno avuto
sempre la necessità di inventarsi dei nemici per affermare la loro sovranità
sul mondo. Ieri erano gli indiani, i messicani, gli spagnoli, i tedeschi, gli
italiani, i giapponesi, i cubani, i nord coreani, i vietnamiti, e così di
seguito. Oggi i somali, i talebani, gli iracheni. Domani saranno i novelli Stati canaglia, cioè i siriani, gli
iraniani, i libici, i venezuelani e così via fino a quando tutto il mondo non
sarà globalizzato sotto la bandiera a stelle e strisce.
Per finire, qualcuno potrebbe chiedermi:
<Se la verità è quella raccontata,
perché quando entrarono i “liberatori” tutti li accolsero osannanti?>.
Preciso: non tutti. In ogni caso quel
ricordo tutt’ora mi turba e mi fa provare profonda vergogna.