09/02/2009
L’ Iliade raccontata da
Valerio Morucci:
immagini di una sera
speciale a Casa Pound
” Io sono qui come Vostro nemico “. I militanti di Casa Pound applaudono.
E’ quello che ci volevamo sentir dire!! Se Valerio Morucci fosse
venuto come semplice amico, neutro interlocutore collaterale e/o conoscente,
non avremmo saputo alla fine di cosa parlare, o forse, avremmo fatto il
solito bagno auto-referenziale privo di crescita e di spessore, tipico
dell’ambiente. Invece è venuto colui che ha praticato la lotta armata,
praticata ai massimi livelli anche se in modo critico, dentro un evento storico
centrale come il rapimento e l’esecuzione di Aldo Moro; colui che ha
praticato la lotta armata anti-fascista e che non è immune addirittura da
complicità indirette in alcuni episodi sanguinosi contro nostri giovani
commilitoni.
E’ accompagnato da Ugo Maria Tassinari, il primo attento
antropologo-scrittore ad avere interrogato prima e de-strutturato poi “le
varie fascisterie” ; ed aver infine dimostrato con i suoi libri, che il
teorema semplicistico della ” reductium ad unum” non funziona più , e
tantomeno può funzionare per la contraddittorietà stessa della fenomenologia
neo-fascista.
Forse se Morucci è a Casa Pound, lo dobbiamo anche un po’ al
lavoro svolto in anni ed anni da U.M. Tassinari.
E’ inutile cercar di spiegare che, ancora una volta, Casa Pound
merita 10 e lode in comunicazione, marketing strategico, organizzazione e
linguaggio. Sui sei pianerottoli dello stabile occupato, stracolmo
di vario pubblico per l’evento, i giovani ragazzi schierati su ogni
piano, salutano cordialmente gli ospiti che passano, le decine di
giornalisti invitati e presenti, alcuni dei quali molto conosciuti noti.
Alla fine si conteranno 500 presenze più la diretta su radio bandiera nera.
E’ presente all’appuntamento anche Giampiero Mughini, che cita
Berto Ricci, Cèline, Brasillach ed Evola e che con la sua innata simpatia
da commedia dell’arte, mette in evidenza il clima sereno del dialogo e
del confronto civile, merito a suo dire, di questa società
liquefatta e post-ideologica che ha dissolto tutte le vocazioni identitarie.
Per Mughini oggi non c’è più “una galera sociale” e questo rimane pur sempre
“il migliore dei mondi possibili” ; e comunque sempre meglio che stare a
Stalingrado . Qualcuno in platea, ridendo educatamente e sottovoce, dice
di rimpiangere i carri armati russi, alle trasmissioni della Maria De Filippi e
Costanzo.
Valerio Morucci esordisce nel suo intervento, centrato sul concetto
del carcere come “fatto sociale” , come devianza culturale “ca(r)cerogena “,
regola per eccellenza della discriminazione totalizzante ; e a
tratti, nel suo intervento estremamente lento e puntuale, scandito da
brevi periodi , pacato nella tonalità, sembra di sentir recitare
alcuni passi centrali dell’Iliade, in cui tra nemici, entrambe comunque vinti,
ci si capisce più per “sensibilità” che per ideologia. L’aver
partecipato all’ultima spezzone di una guerra ideologica, una delle tante
del novecento, ad una guerra probabilmente sporca ed etero-diretta da altri e
per altri fini, fa ragionare chiunque sui fondamenti sacri della guerra
tradizionale, dove gli Uomini sono il semplice prolungamento cosciente e
rituale dello scontro celeste, ed il rispetto per il nemico è rispetto
per gli Dei .
«La guerra , proclama Morucci , ha delle regole, che se infrante
finiscono per far soccombere il senso del tutto ; è il momento in cui non
si riconosce più nell’altro, l’identità umana: si arriva così alla
pulizia etnica. Allora non è più guerra, ma è annientamento razzistico è
dissoluzione totale dell’umano … ». Se il nemico esiste è intanto “persona”.
In questo errore di non capire che il nemico è persona ed ha diritto di
replica, chi più e chi meno, ci siamo caduti tutti.
Gli “anti”, prosegue Morucci , hanno la stessa semplicistica
innocenza dei cannibali che sbranano il nemico: ma non hanno la
personalità dignitosa dei cannabili, che riconoscono sempre il valore del
proprio nemico, e ne mangiano il fegato solo per prendergli la forza.
Gli ” anti ” , non concepiscono il nemico, lo abbattono senza
porsi il significato dell’atto. Il nemico per loro, semplicemente
non-esiste.
Prosegue Morucci : «…Io sono qui tra Voi come un “discriminato tra i
discriminati” a cui non è stata data la facoltà di presentare un libro
all’università della Sapienza, perché sono un ex-terrorista, perché sono un
assassino e/o complice di assassini, quindi senza “advocatio ad popolum”,
stretto nella categoria tutta borghese, per cui solo la ” pena ” è
il destino eterno ed incommensurabile che spetta al reo». Basta leggere tra le
righe il significato del termine pena e/o penitenziario (entrambe sinonimi di
prolungamento necessario del dolore).
Giustamente Morucci mette in evidenza come oggi, non esiste più
l’università vissuta come ricerca del reale, come crescita, come confronto
sociale , come trasgressione per ridisegnare il futuro; non
c’è più nell’università il significato del “diritto di asilo” , lo stesso che
aveva chi saliva sui gradini inviolabili della Chiesa, dove nessuno nemmeno lo
Stato poteva arrivare. C’è da dire che, l’università che oggi ha respinto
Valerio Morucci è la stessa che ha negato l’accesso a Papa Ratzinger, e
respinge anche i ragazzi del Blocco Studentesco che vogliono superari gli
steccati ideologici, ed è una università fatta per lo più da luoghi comuni ,
banali , piuttosto deboli.
E poi , questa “etichetta” di non-desiderabili , pende ormai su
tutta la generazione terribile degli anni 70′; è un cult condiviso,
facciamocene tutti una ragione: ne sono esclusi ovviamente i re-integrati,
i bio-degradabli, i pentiti di ogni fede ed ideologia , insomma coloro al
soldo della redazione/redenzione Mediaset;
E se il giornalista Angelo Mellone, uno che crede sicuramente a questa
“redenzione/redazione” (ed al tema tutto di destra della sicurezza in cambio di
una cospicua limitazione delle libertà) , ha sostenuto di sentirsi
estremamente fortunato di non appartenere antro-policamente agli anni 70′
(perchè anni brutti in bianco e nero); è stato tuttavia impossibile
da parte dello stesso Morucci rispondergli , che solo dal bianco e dal nero,
e quindi dalla “tragicità” dello scontro dei due colori assoluti ed in
cui tutti i colori sono ricompresi, nasce la poesia, la
sensibilità, ed infine la comprensione; sarebbe stato interessante
domandare a Mellone, quale cultura invece nascerà da questi primi anni
del terzo millennio, così straordinariamente colorati e patinati da
cosce, veline, e reality show, privi di qualsiasi spessore e contenuto. Forse
un giorno ci ricorderemo “della redenzione” dal “nulla”.
Qualcuno ha poi provato ad accennare a Valerio Morucci che nella
dimensione meta-politica più profonda ed intelligente della destra radicale,
domina da sempre il “senso sereno del tragico” che Lui stesso ha
declamato nel suo speciale intervento; tra noi , (… a Casa Pound, tra i
ragazzi del Blocco Studentesco) è stata rimossa da tempo la nozione stessa di
“nemico assoluto”; anche perché se è tutto temporaneo e ciclico ed in
mano al divenire, non esiste un male e/o un nemico assoluto ed atemporale
.
Qualcuno ha provato anche a chiedere a Valerio Morucci come mai Mario
Tuti, che scrive sceneggiature teatrali, non viene mai invitato
a parlare al Leoncavallo , e come mai Pierluigi Concutelli è tornato in
galera per tre grammi di fumo, e nonostante l’ ictus rimane nel suo
infinito internamento ; perchè “l’Uomo Nero” non ha scena, non ha mai diritto
di parola tra i centri sociali romani della sinistra radicale, tra quei giovani
incattiviti, da un anti-fascismo mili-tonto ormai fuori tempo massimo ?
Ma lui non deborda dal tema ; per oggi ” risponderà solo per se stesso ”
; è a Casa Pound, in sua assoluta ed esclusiva
rappresentanza, e nessun altro può rappresentare al di fuori di sè.
Lui non risponde né per altro né per altri. Quindi rimangono anche prive di
risposte la domanda di Marco, che vide morire dissanguato accanto accanto
a lui Mario Zicchieri , e la domanda ancora più “intrigante” di un
vecchio veterano dell’estrema sinistra romana sulla “Sfinge” Mario Moretti e
sulla probabile infiltrazione dentro le BR del “Think Tank” israeliano di fine
anni 70′.
Ma non era questo lo scopo della serata. E non era certo Valerio Morucci che
poteva rispondere a tutte le domande.
Possiamo serenamente dire, che se Valerio Morucci è oggi lì a Casa
Pound , ed è lì soprattutto a parlarci come nemico, prima o poi anche Tuti
e Concutelli , anch’essi figli di quel “dio minore”, salvaguardato pur
sempre da Omero nell’Iliade, anche queste due “persone” che hanno pagato
duramente per loro scelte estreme e surreali, avranno da qualche parte
facoltà di parola
E con la certezza che la pioggia, ogni pioggia, da questa sera,
sarà finalmente per tutti più lieve.
Francesco Mancinelli
Tratto da:
http://www.mirorenzaglia.org/?p=5734