
21/06/2009
GENERAZIONI
La nostra
generazione, in tre testi di canzoni
della nostra
musica Alternativa.
Tre canzoni che hanno fatto epoca, che per molti di noi sono state
uno specchio
di vita vissuta,
di ricordi,
di battaglie vissute, di vita passata,
ma di cuore,
fegato e sudore.
Di notti
passate stroncate, di fughe e di botte…sussurri
di vita.
Amori vita
vissuta, vita arresa……….
Ma sempre
presenti con il cuore e con l’anima……
Per chi con
queste canzoni si riconosce e sa
di aver
partecipato alle lotte di generazioni…
Tutto questo
è per voi!
Per non
dimenticare!
Per essere
ancora presenti!!!!!
A voi la
parola che siete i veri artefici di queste canzoni!
*
IL '68
( Walter
Jeder & Fabrizio Marzi)
Per noi il '68 era venuto
qualche anno avanti la contestazione
l'età della rivolta e del rifiuto
contro il sistema : la rivoluzione.
Allora noi eravamo bestie rare
quando vestire l'eskimo non era
una moda da vendere ai compagni
e cercavamo un basco per bandiera,
e cercavamo un basco per bandiera.
Ricordo i nostri fuochi a capodanno
quando i borghesi vestono di nero
e i proletari stappano moscato
ma freddo e notte cantavamo noi.
Emarginati e matti contro il mondo
che pullulava voglie e fregature
per giuramento crescere diversi,
tanta sete di rischio e d'avventure.
Ricordo la cantina dell'inferno
un luogo riservato ai bevitori
quando Guccini non cantava treni
e i maledetti amavano De Andrè
e i maledetti amavano De Andrè.
Poi la questura il 25 Aprile
per quattro scritti e una camicia
strana
i vecchi partigiani e le paure
quelle sfide da rissa paesana.
Curcio aveva lasciato la parrocchia
leggeva il suo Marcuse nel Trentino
capelli troppo corti sulla testa
sputacchiavamo in faccia ai nostri
beat.
Ma Kerouac era nostro si diceva
e quelli sono rossi e ben pasciuti
se la cultura era stile giusto
partivano fottuti quei lacchè,
partivano fottuti quei lacchè.
Le ragazze ridevano e la gente
odiava quei ragazzi tristi e matti
tra i libri gialli delle bancarelle
noi cercavamo Evola e Celine.
Il partito era fermo agli altarini
come l'Italia al Brennero col botto
le seggiolate contro Michelini
mentre s'avvicinava il '68.
Ma il '68 eravamo noi
contro i consumi per l'ecologia
contro lo sconcio delle vacche sacre
e un altro uomo e un'altra strategia.
e un altro uomo e un'altra strategia.
Un giorno ti telefona il gran capo
c'è l'università da ripulire
tu non prevedi, tu non puoi capire
che i sovversivi sono camerati.
Chissà che sghignazzate al Viminale,
chissà che sghignazzate i frammassoni
quando alla facoltà di architettura
qualcuno ha sollevato quei bastoni.
Era un casino : beh sono d'accordo
era un po' duro prendere quel treno
tra un mucchio di pidocchi e di
illusioni
giocare un ruolo "noi figli del
sole"
giocare un ruolo "noi figli del
sole".
Che intanto si è rimasti nella merda,
che s'è pagato duro lo sapete
ma ora che si vende il '68
sento puzzo di morte e non mi va.
Il capo è ancor più vecchio e parla
bene,
la gente rossa o nera è sempre cupa
faranno un grande Gulag tutti assieme
uniti, non si toccano i tabù.
Noi che cantiamo giovinezza a chili
l'abbiamo sempre vista liquidata
cerchiamo pezzi di rivolta usata
e l'immaginazione che non c'è,
e l'immaginazione che non c'è.
Noi siamo ancor più vecchi e sempre
matti
vogliamo fare a pezzi gli steccati:
ragazzi, non mollate proprio adesso
che c'è una vita tutta da inventare.
Ragazzi, non mollate proprio adesso
ragazzi, non lasciatevi incastrare
ragazzi, non lasciatevi incastrare
ragazzi, non lasciatevi incastrare.
ANNI 70
( Amici
del vento)
Li hanno chiamati anni di piombo,
anni duri, anni di lotta nel mondo.
Li hanno chiamati anni di fuoco,
ma c'ero anch'io a fare quel gioco.
E adesso che son finiti sui giornali
a
colorar le righe dei servizi
speciali,
mi sembra di non esser più della
generazione mia,
quella nutrita d'odio e un poco di pazzia.
Anni Settanta, anni nel cuore,
anni spezzati tra gioie e dolore,
anni scolpiti a memoria,
anni passati, anni di storia.
Anni di razza per chi non deve scuse,
per chi non è un pentito,
per chi non teme accuse,
per chi ha vissuto sempre col cuore
nella mano,
giocando i suoi vent'anni, in primo
piano.
M'è rimasto poco e non certo
l'allegria,
ma la storia non toccatela, quella è
storia mia.
Al diavolo le scuse, le ragioni e i
piagnistei,
son sempre gli stessi che fanno i
filistei.
La mia storia ha troppi nomi,
troppi amici che hanno lasciato
troppe macchie sull'asfalto
e dell'odio non m'importa un
accidente,
ma non riesco proprio a dire che non
è successo niente.
Anni Settanta, anni nel cuore,
anni spezzati tra gioie e dolore,
anni scolpiti a memoria,
anni passati, anni di storia.
Anni di razza per chi non deve scuse,
per chi non è un pentito,
per chi non teme accuse,
per chi ha vissuto sempre col cuore
nella mano,
giocando i suoi vent'anni, in primo
piano.
Me ne frego, te lo dico,
se la mano che ha ammazzato
oggi è un bravo professore,
ce n'è anche uno deputato...
L'assassino è un assassino,
anche quando chiede scusa;
il perdono glielo lascio,
ma non è partita chiusa.
E fino a quando in gola avrò la voce,
smaschererò i ruffiani dal ricordo
fugace.
Le immagini del tempo sono qui nella
memoria
e non possono barare come han fatto
con la storia.
Anni Settanta, anni nel cuore,
anni spezzati tra gioie e dolore,
anni scolpiti a memoria,
anni passati, anni di storia.
Anni di razza per chi non deve scuse,
per chi non è un pentito,
per chi non teme accuse,
per chi ha vissuto sempre col cuore
nella mano,
giocando i suoi vent'anni, in primo
piano.
Adesso tutti vogliono capire, si
fruga la storia,
si continua a mentire.
I giudici complici, i giornali
potenti si eran sbagliati,
adesso sono contenti.
Ma le note di sangue non si possono
fermare
e i fantasmi di ieri non son merce da
buttare,
ogni giorno passato è scolpito nel
tempo,
la menzogna di sempre sarà persa nel
vento.
Anni Settanta, anni nel cuore,
anni spezzati tra gioie e dolore,
anni scolpiti a memoria,
anni passati, anni di storia.
Anni di razza per chi non deve scuse,
per chi non è un pentito,
per chi non teme accuse,
per chi ha vissuto sempre col cuore
nella mano,
giocando i suoi vent'anni, in primo
piano.
GENERAZIONE
78
(Francesco
Mancinelli)
E ti svegli una mattina e ti chiedi
cosa è stato
rigettare i tuoi pensieri sulle cose
del passato
prendi un fazzoletto nero che
conservi in un cassetto
cominciare tutto un giorno, forse un
giorno maledetto
frequentando certa gente di sicuro
differente
e un battesimo di rito con il fiato
stretto in gola
quando già finiva a pugni sui portoni
della scuola
e inciampare in un destino che già ti
cresceva dentro
da bambino
ed un ciondolo d'argento che ti tieni
intorno al collo
odio e amore per cercare di capire
una logica ideale
una logica ideale in cui ciecamente
credi
e tua madre piange sola e ti osserva
dietro i vetri
perchè sa che non perdona questa
guerra
perchè sa che non ha pace la sua
terra.
Un partito vecchia storia, un' eredità
che scotta
nell'ambiguità di sempre come un
senso di sconfitta
e ignorare circostanze giochi assurdi
di potere
che ne sai di quel passato di
nostalgiche illusioni
di un confronto che da sempre si è
attuato coi bastoni
e sentirsi vivere dentro a vent'anni
all'occasione
per cercare di dare un senso alla tua
Rivoluzione
poi una sera di gennaio resta fissa
nei pensieri
troppo sangue sparso sopra i
marciapiedi
e la tua disperazione scagliò al
vento le bandiere
gonfiò l'aria di vendetta senza lutto
nè preghiere
su quei passi da gigante per un
attimo esitare
scaricando poi la rabbia nelle auto
lungo il viale
fra le lacrime ed i vortici di fumo
da quei giorni la promessa di restare
tutti figli di nessuno.
Pochi giorni di prigione ti
rischiarano la vista
dimmi, come ci si sente con un'ombra
da estremista
cosa provi nelle farse di avvocati e
tribunali
ed Alberto che è finito dentro
l'occhio di un mirino
e Francesco che è volato sull'asfalto
di un cortile
con le chiavi strette in mano strano
modo per morire
e bracci tesi ai funerali ed un coro
contro il vento
oggi è morto un Camerata ne rinascono
altri cento
e il silenzio di un'accusa che
rimbalza su ogni muro
questa volta pagheranno te lo giuro
poi la sfida delle piazze ed i sassi
nelle mani
caroselli di sirene echi sempre più
lontani
quelle bare non ancora vendicate
le ferite quasi mai rimarginate.
Ma poi il vento soffiò forte ti donò
quell'occasione
di combattere il Sistema in un'altra
posizione
tra la fine del Marxismo e i riflussi
del momento
costruire il movimento tra le angosce
dei quartieri
ed un popolo una lotta chiodo fisso
nei pensieri
e generazioni nuove in cui tu credevi
tanto
poi quel botto alla stazione che
cancella tutto quanto
e al segnale stabilito si dà il via
alla grande caccia
i fucili che ora puntano alla faccia
le retate in grande stile dentro
all'occhio del ciclone
tra le spire della "santa
inquisizione"
poi le tappe di una crisi di una
storia consumata
di chi trova la sua morte armi in
pugno nella strada
di chi viene suicidato in una stanza
di chi scappa
di chi chiude nei cassetti anche
l'ultima speranza.
E ti svegli una mattina sulle labbra
una canzone
e l'immagine si perde sulla tua
generazione
quei ragazzi un pò ribelli un pò
guerrieri
che hanno chiuso nei cassetti e
dentro ai cuori tanti fazzoletti neri.
**
Adesso si dia inizio ad un commento,
un racconto
delle emozioni e dei fatti che partono
da questi
testi!
Per chi non
ha nulla da nascondere ma solo la voglia
di far
conoscere le nostre generazioni,
per le nuove generazioni
ma sopratutto
per noi,
per la memoria di chi non c’è,
per la nostra
vita!
Grazie
Stefano Pantini