
11 Aprile 2010
Tratto da:

GENESI ED EVOLUZIONE
DELLA PAROLA "DESTRA" di Gianfredo
Ruggiero
Mai termine fu più
ambiguo e carico di contraddizioni della parola “destra”.
In questa definizione
possiamo trovare, dal punto di vista politico, storico ed ideologico, tutto e
il contrario di tutto.
Destra è di fatto un
contenitore,
o se preferite un’etichetta, che ben si adatta a tutto ciò che non è
riconducibile alla sinistra, basta aggiungervi un opportuno aggettivo e il
gioco è fatto. Abbiamo infatti una Destra reazionaria, tradizionalista,
cattolica e antimoderna, quella di De Maistre e di
René Guénon, una Destra paganeggiante, quella di
Evola e di Alain De Benoist, una Destra cristiana
conservatrice, quella compassionevole dei teocon
americani patrocinata e sostenuta da Bush, un Destra monarchica e una destra
repubblicana,
Insomma c’è una destra
per tutti, per tutti i gusti e per ogni convenienza.
Queste destre, tra loro
distanti e spesso in conflitto, hanno però qualcosa in comune. Hanno in comune,
in antitesi alla sinistra, un certo patriottismo identitario
e, soprattutto, l’accettazione del principio del libero mercato teorizzato da Adam Smith il quale sostiene, come il suo omologo di
sinistra Karl Marx, che alla base di una moderna
società vi siano solo le dinamiche economiche, tutto il resto fa da corollario.
Per la destra lo Stato è
una sovrastruttura, spesso costosa e inefficiente, tuttavia indispensabile per
garantire la massima diffusione dell’economia liberale. Non a caso lo slogan
preferito della destra è: meno stato e più mercato.
Il termine “destra” nasce
ufficialmente in Francia nel 1789 con la “Rivoluzione Francese” per indicare i
parlamentari dell’Assemblea Costituente che siedono alla destra della
presidenza.
In quella grande
mattanza, tra teste mozzate e terrore giacobino, va al potere la borghesia
illuminata e nasce la moderna democrazia parlamentare, forma di stato basata
sul potere assoluto dei partiti che, come ben sappiamo, invadono e sfruttano
ogni ambito della società civile.
Da precisare che il
termine democrazia viene spesso usato a sproposito come sinonimo di libertà,
pluralismo e rispetto dei diritti umani. Niente di più errato: Voltaire,
ad esempio, ritenuto il padre della democrazia, era, come una buona parte dei
pensatori illuministi razzista, antisemita e sostenitore della schiavitù
americana.
In Italia il termine
destra fa la sua prima apparizione nel 1861 con il primo Parlamento unitario
per indicare, anche in questo caso, i deputati e i senatori che si collocano a
destra nell’emiciclo.
L’Italia risorgimentale
nasce ad opera della borghesia piemontese con il sostegno militare ed economico
delle massonerie di Francia e Inghilterra di cui il movimento carbonaro, come
pure
Anche se molti cattolici
hanno attivamente partecipato al risorgimento come Manzoni, Silvio Pellico e Massimo D'Azeglio, il nuovo stato unitario
voluto dalla destra è fortemente anticlericale e avversato dalla Chiesa per
la questione di Porta Pia che ha posto fine, dopo due millenni, al suo potere
temporale.
Alla confisca dei beni
ecclesiastici e alla chiusura dei conventi operati dalla destra storica al
potere,
L’Italia governata dalla
destra è totalmente priva di servizi sociali: non esiste la scuola pubblica, le uniche
scuole sono private e destinati ai figli della borghesia o confessionali; la
sanità, anch’essa privata, è riservata ai ricchi, i meno abbienti devono
affidarsi alle strutture caritatevoli. Non esiste ne pensione ne assistenza
contro gli infortuni: un operaio o un contadino che subiva un incidente sul
lavoro era abbandonato a se stesso; lo sfruttamento minorile era una pratica
ritenuta normale ed ampiamente diffusa. Questa era l’Italia voluta e governata dalla
destra che raccoglierà Mussolini nel 1922.
Il Fascismo, e qui
entriamo in uno dei più grandi equivoci semantici della storia e della
politica, viene considerato dalla pubblicistica marxista, e comunemente
accettato, come fenomeno di destra. Niente di più errato.
Il Fascismo con la destra
non ha nulla a che spartire.
Sfido chiunque a citarmi
un qualunque documento di epoca fascista in cui si parla di destra. Anzi in un
suo celebre discorso Mussolini ebbe a dire: “I nostri programmi sono decisamente rivoluzionari. Le nostre idee
appartengono a quelle che in regime democratico si chiamerebbero “di sinistra”;
il nostro ideale è lo Stato del Lavoro…noi siamo i proletari in lotta contro il
capitalismo….il pericolo autentico, la minaccia contro cui lottiamo senza
sosta, viene da destra”. Così Benito Mussolini.
Il Fascismo non è ne
destra ne sinistra, ma è una sintesi tra le due ideologie arricchite con delle
felici intuizioni finalizzate all’interesse nazionale.
Il Fascismo infatti
integra la libertà d’impresa e la tutela della proprietà privata della destra
con il principio di giustizia sociale della sinistra, inserendovi la
"Socializzazione delle Imprese", ossia la partecipazione dei
lavoratori alla ripartizione degli utili e alla gestione delle grandi aziende e
il principio corporativo della democrazia diretta attraverso l’ingresso nel
Parlamento e nelle Istituzioni dei rappresentanti della società civile. Nasce
così lo Stato Sociale Corporativo, terza via tra socialismo e capitalismo
(anche se solo parzialmente realizzato, calato dall'alto e attuato in una
cornice totalitaria, processo poi interrotto dalle vicende belliche). In quegli
anni, grazie al sostegno del governo e alla diffusa libertà d’impresa, nascono
o si rafforzano tutte le grandi industrie, ora finite in mani straniere dopo
essere state svuotate e trasformate in semplici marchi.
Stato Sociale che ha permesso
all’Italia, attraverso un vasto piano di opere pubbliche e alla nascita di
istituiti come l’INPS, l’INAIL, l’IRI e provvedimenti come l’abolizione del
lavoro minorile, i contratti di lavoro collettivi, la liquidazione, la
Magistratura del lavoro, lo Statuto dei lavoratori, l’assistenza all’infanzia,
le case popolari, le terre risanate ai contadini… di rimanere in piedi quando a
seguito della crisi di Wall Street del ’29 tutte
le economie occidentali di stampo capitalista crollavano miseramente producendo
fame, disoccupazione di massa e violenza diffusa, soprattutto in Germania,
America e Inghilterra.
Stato Sociale Fascista
poi ripreso da Rooswelt con il New Deal americano
che, tuttavia, non sortì alcun effetto in quanto applicato in un contesto
capitalista (l’America uscì dalla depressione solo con l’entrata in guerra,
fortemente voluta dall’influente apparato industriale e finanziario americano).
Con la seconda guerra
mondiale si conclude l’esperienza fascista, ma non le sue idee che vengono
riprese dal Movimento Sociale Italiano, erede della Repubblica Sociale
Italiana.
Inizialmente il Msi si
dichiara apertamente fascista. Con l’introduzione della legge Scelba del ’52 che vieta la ricostruzione del partito
fascista si pone i problema di come definirsi. Iniziò allora a circolare la
parola destra che fu ufficializzata nel 1973 da Almirante con la nascita della
Destra Nazionale. Anche i simboli cambiano con l’abbandono del fascio littorio
sostituito dalla croce celtica, anche se estranea alla tradizione
romano-fascista.
In quegli anni,
caratterizzati da un fortissimo avanzamento politico della sinistra marxista,
il Msi subisce una vera e propri invasione di giovanotti borghesi timorosi di
perdere la fabbrichetta del babbo o la seconda casa
al mare. Queste nuove leve di fascista non hanno assolutamente nulla, del
fascismo hanno assimilato solo gli aspetti esteriori in chiave folcloristica e
il mito della violenza (viva Duce, saluti romani e morte ai compagni: in questi
slogan – purtroppo ancora in voga – si riassume il loro livello culturale). In
realtà questi missini sono solo degli anticomunisti che, delusi dalla Dc del
compromesso storico, vedono nel Msi una diga contro il comunismo dilagante.
Questa nuova linfa
contribuirà a spostare il Msi su posizioni di destra filoamericana e
costituirà, soprattutto con l’ascesa di Gianfranco Fini alla presidenza del
Fronte della Gioventù nel 1977, la nuova classe dirigente del partito.
Nomenclatura che ritroveremo poi ai vertici di Alleanza Nazionale divenuta
prima corrente esterna di Forza Italia e poi fagocitata dal partito di
Berlusconi, non dopo aver abbandonato tutti gli ideali e valori che hanno
caratterizzato i cinquant’anni del Msi.
Con la nascita di
Alleanza Nazionale finalmente la destra fa la destra, abbandona
definitivamente tutte le residue connotazioni fasciste per accettare appieno il
modello americano, quello del pugno duro, della tolleranza zero e della
meritocrazia esasperata, contribuisce al definitivo smantellamento dello Stato
Sociale, diventa antifascista e laica, accetta il mito del libero mercato, la
società multietnica e la globalizzazione economica. Del vecchio Msi rimane solo
un certo patriottismo oramai scolorito che cozza con la politica estera
scodinzolante nei confronti dell’America e il mito identitario
che fa a pugni con l’apertura all’immigrazione, soprattutto islamica.
E veniamo alla Destra
Sociale che rappresenta il tentativo velleitario e per certi versi truffaldino
di conciliare il fascismo sociale e riformatore con il libero mercato,
attraverso la formuletta della “economia sociale
di mercato” che altro non è che capitalismo caritatevole.
In questo contesto si
spaccia per sociale ciò che in realtà è solo assistenzialismo per giunta
gestito dai privati che ne fanno un vero e proprio business (vedi Caritas e
sindacati), allo Stato è riservato l’onere di mantenere, con i cosiddetti
ammortizzatori sociali, i disoccupati scaricati dagli industriali che trovano
più remunerativo chiudere le fabbriche in Italia per poi riaprirle all’estero
(in epoca fascista una tale politica, oggi favorita dalla destra, non sarebbe
stata tollerata perché contraria all’interesse nazionale).
La Destra Sociale
sostiene la cogestione tedesca, l’azionariato operaio americano e il principio
di sussidiarietà di Leone XIII che altro non sono che espedienti per rendere il
capitalismo un tantino umano e togliersi dai piedi i relitti della società, ma
che nulla hanno a che spartire con lo Stato Sociale Fascista e con la
socializzazione delle Imprese della Repubblica Sociale Italiana.
Il Progetto di Destra
Sociale era destinato fin dall’inizio a fallire perché o si è di destra o si
è fascisti. Alemanno, il principale esponente di questa corrente, una volta
eletto Sindaco di Roma grazie a Berlusconi ha trovato del tutto naturale
passare dall’altra parte della barricata, mentre le destre che si definiscono
sociali (
Fine ingloriosa di una
destra che pensava di essere altro.
Gianfredo RUGGIERO, presidente Circolo
culturale Excalibur
