
23/05/2009
LA CONTESA DEGLI "IMMAGINARI"....
Arditi del Popolo
DI FRANCESCO MANCINELLI
TRATTO DA
http://www.mirorenzaglia.org/?p=7624
Cosa sta succedendo nelle giovani formazioni della sinistra radicale
antagonista ?
Manifestazioni di memoria collettiva e riti simili al “presente!!!”
dei giovani dirimpettai delle formazioni della destra radicale romana,
nelle date degli anniversari di militanti caduti negli anni 70; look
fortemente militarizzati ed aggressivi , cultura di strada , palestre ed
arti marziali, stile di vita improntati alla militanza ed alla vita
comunitaria, ricerca e recupero dell’egemonia nelle curve degli stadi, un
ritorno al controllo patologico del territorio, insomma una immedesimazione ed
un inseguimento quasi spasmodici dei fondamentali antropologici dell’estrema
destra, che stanno rendendo oggi i sinistri radicali,
del tutto simili ai “concorrenti” del neo-fascismo radicale
metropolitano. I compagni si stanno “fascistizzando” ?
E guarda caso proprio ora che i giovani radical-fascisti stavano
meta-politicamente riscoprendo, la loro originaria “Sinistra Tentazione”
? Cosa sta succedendo?
Per anni ed anni si è accusata la destra radicale e le formazioni neo-fasciste
di inseguire la sinistra radicale su alcune tematiche e su alcuni
immaginari di riferimento, se non addirittura sugli stessi battaglieri e
sgangherati look (ad esempio l’uso delle Kefià palestinese).
I temi di politica giovanile tra gli anni 80 e 90, come
l’autodeterminazione dei popoli, l’ecologia, le battaglie contro la
carcerazione preventiva e l’art. 90; l’infatuazione per tutte le varie
guerriglie terzo-mondiste ed il modello bolivariano (nelle figure del Che Guevara, di Peron, di Sandino ed Eden Pastora) hanno
trovato inaspettate convergenze e sovrapposizioni , per non parlare poi
della guerriglia palestinese e dell’Ira irlandese.
Non ultime le polemiche “indy-mediste” sulla “copiatura” proposta dalle
occupazioni non conformi, la costruzione dei centri e degli spazi
sociali, e sull’utilizzazione della musica underground come
veicolo e strumento di aggregazione sociale e costruzione dell’antagonismo di
base.
Già la sotto-cultura sprigionata dalla deriva pre-politica skinheads, aveva
sperimentato ( … e sta tuttora sperimentando ma in fase decisamente
discendente) questa interessante e salutare contesa di
giovanile egemonia, contrapponendo ovunque Sharp-Rash a
Nationalist-skinheads ed Hammerskins , tanto che per i non addetti ai lavori è
tuttora difficile distinguere le giovani leve della sinistra radicale
skin, che portano eroici elmi troiani come simbolo di specifico e
tribale riconoscimento, dai colleghi di destra “scudettati” con martelli
incrociati, che richiamano il motto dei Pink Floyd dei primi anni
80. Spesso le mitologie e gli stili fondanti si sovrappongono, e
quasi si annullano.
La stessa logica di posizionamento (o meglio di
sovra-posizionamento ) si sta realizzando nel look e negli immaginari che
oggi uniscono e contrappongono in termini radicali le formazioni
Anarco-insurrezionaliste e gli Autonomi nazionalisti, in Germania,
in Spagna ed ora anche in Italia. . Okkio, perché non sono semplici
giochetti di parole. Basta vedere anche qui stemmi e scudetti con
bandierine capovolte, metodologia di parata nelle manifestazioni non
autorizzate, cortei , slogan, grafica, graffiti, siti internet, linguaggio,
librerie e negozi di moda, parole d’ordine. Praticamente indistinguibili.
Perfino nello schmittiano modello amico-nemico, si può parlare solo di una
perfetta ” concorrenza nel posizionamento mediatico “ . Il nemico principale per
entrambi è sempre lo stesso (quello borghese omologato ), ed anche
il modello economico mondialista-capitalista da attaccare è sempre lo
stesso. Li differenzia pesantemente solo la questione dell’immigrazione.
Almeno per ora , ma ad es. con un originalità tutta italiana di trovare tra i
giovani quadri del blocco studentesco romani, anche ragazzi di colore.
Diciamolo chiaramente : in realtà non esiste una grossa novità
; se pensiamo che nello stralcio della guerra civile del 1943-1945
entrambe i contendenti ( i concorrenti ? ) si sono identificati nei modelli e
nei personaggi mitologici del Risorgimento. Richiami alla Repubblica Romana
come ultima frontiera di difesa, il riferimento a Mazzini, a Garibaldi ed alla
sua impresa , a Pisacane,
al modello dell’insurrezionalismo di base al radicalismo sociale e
nazionale. Ognuna della parti identificava l’altro come “traditore della
Patria” esaltando il concetto stesso di difesa della Patria “dallo straniero” .
Dire che i comunisti e gli azionisti della Resistenza furono meno legati ai
temi “patriotici” dei 400.000 giovani volontari della RSI significherebbe
mentire. Basta prender riferimento proprio i canzonieri del
1943-1945, per rendersi conto di come fosse impossibile scindere
l’immaginario di riferimento e la mitologia di fondazione della RSI da una
parte e quello della Resistenza dall’altra.
L’unico aneddoto vero, è chiarirci su chi paradossalmente da
allora, ha fatto veramente “Resistenza” .
Ma tornando a queste strane rincorse di ri-posizionamento, è certamente
utile indagare il tentativo ( neanche tanto sottile ) da parte di certa
sinistra radicale, di egemonizzare (in senso militante) il tema
dell’Arditismo post-prima guerra mondiale , il ribellismo fiumano, il
futurismo, fino a complete revisioni a 180° gradi su figure
storiche del calibro di D’Annunzio,
F. Corridoni,
e perfino sullo stesso Marinetti
(uno di quelli che più fascista non si può).
In particolare la sinistra radicale ha riscoperto ultimamente in chiave
antifascista militante, una nicchia storica interessantissima e
scientificamente non-conforme, che si mise in rilievo nello scenario
storico della guerra civile strisciante che va dal 1919 al 1922:
gli Arditi del Popolo (”Arditi, non gendarmi”, recitava un noto slogan
del ribelle futurista fiumano Mario
Carli!!!) .
Il 14 maggio si è svolto addirittura presso l’università di Tor Vergata
un convegno-dibattito e la presentazione del libro sulla “Legione Romana
degli Arditi del Popolo” per
capire chi sono stati , ed il loro significato nell’attualità politica. Già il
linguaggio usato da questi anti-fascisti, lascia fortemente
perplessi: il termine Legione Romana degli Arditi del Popolo richiama un linguaggio poco consono
alla tradizione anti-fascista classica; se poi guardiamo il manifesto il
disegno ed i colori che pubblicizzano l’iniziativa (riportato
sotto), ci viene sinceramente da ridere !! Nessuno crederebbe che
si tratta di giovani ragazzi anti-fascisti impegnati in una
attività anti-fascista!!!
Eppure la storia degli Arditi del Popolo è di estremo di interesse storico per
tre motivi tutti equamente fondamentali :
1)
L’esperienza degli ” Arditi del Popolo” nasce incredibilmente da
quello stesso crogiolo alchemico, da quello stesso fascio di forze irrazionali
, che sprigionatosi dalle trincee della prima guerra mondiale, ha
forgiato il concetto stesso di Avanguardia Rivoluzionaria e di Mobilitazione
Totale in tutta Europa, influenzando pariteticamente Fascismo e
Comunismo, confondendosi in Italia con il Futurismo prima,
con il D’Annunzianesimo ed il Sansepolcrismo dopo, ed
in parallela e sottile concorrenza con lo stesso Movimento Fascista.
2) Gli arditi
del Popolo furono una vera e propria organizzazione anti-fascista ,
formata per lo più da arditi, sindacalisti rivoluzionari e
anarco-repubblicani , che ha conteso in termini “fascisti e non
certo democratici”, l’egemonia militare, propagandistica e
politica, alle squadre di Balbo, di Farinacci, di Dumini
; una esperienza speculare del tutto simile alle nascita ed alla
crescita delle storiche avanguardie fasciste, per metodo rivoluzionario,
per struttura militare, per spavalderia e giovane arroganza, inni
musicali ( esistono perfino delle versioni di “Giovinezza” cantata dagli
Arditi del Popolo)(*).
3)
Questa esperienza è stata azzerata, sepolta e dimenticata
dalla storiografia ortodossa del vetero-marxismo ortodosso, gestita
oculatamente dai partiti social-comunisti e dai loro centri studi , dalle loro
fondazioni, perché un fenomeno antropologicamente atipico,
complesso, e quasi in contrapposizione, con la “vision” metodologica
della sinistra classica . Eppure possiamo dire che il valore storico degli
Arditi del Popolo, è da considerare molto più fondante e realistico
( per numeri e partecipazione ) rispetto alla pomposa mitologia del periodo
vincente dell’anti-fascismo storico (quello del 1943-1945), arrivato
come sappiamo ad esistere (più che “a resistere”) , solo grazie alla forza
militare degli occupatori anglo-americani.
La vera ed unica resistenza anti-fascista in Italia, che perse in modo
onorevole e spartano, fu senz’altro quindi , quella fondata
dal mitico Argo Secondari (gli
Arditi del Popolo nascono da una scissione dentro l’associazione degli
ex-combattenti dei reparti speciali d’assalto della prima guerra
mondiale), organizzazione che contese alle giovani generazioni dello
squadrismo fascista, intere città , le camere del lavoro,
attraverso furiosi combattimenti che lasciarono morti e caduti su entrambi i
fronti , e che cercò anche di strappare alle avanguardie
fasciste l’egemonia sulla mitologia ” Ardita ” di riferimento , fino
a far presa su un pezzo sebbene minoritario di giovani ed arditi ribelli nati
nelle trincee della prima guerra mondale, battezzati nella mitica esperienza
della libera Repubblica di Fiume; giovani che combatterono ” arditamente
e gagliardamente ” contro l’avvento del regime.
Ma quale è il senso di questa operazione di occupazione e/o sovrapposizione
culturale su un immaginario da sempre considerato retaggio dei giovani fascisti
?
Sono messaggi di radicale rilancio e feroce contrapposizione e/o messaggi di
occulto dialogo ?
Diciamo a tutti che siamo fuori tempo massimo per operazioni estremamente
intelligenti ( per capirci alla
Togliatti ) sugli appelli ai fratelli in camicia
nera, e/o per scelte di tattica politica come quella
sull’amnistia del dopoguerra . Non credo che i sinistri radicali puntino a fare
un “win back” sulla concorrenza nera metropolitana.
Ed allora cosa c’è sotto ?
Forse i punti di forza dell’ immaginario, sprigionati negli ultimi 5-10
anni dalle giovani leve del neo-fascismo radicale metropolitano ( in
particolare il fenomeno Casa Pound/ Zetazeroalfa) ha fatto talmente
breccia e leva nei giovanissimi concorrenti della sinistra radicale, da
costringerli a posizionarsi sullo stesso tema mitologico-comunicativo ?
Per cui, oggi, si cerca di capovolgere un mito fondante, in qualche
modo “appropiandosene”, ed utilizzandolo come forza egemonica, come
potente simbolo culturale contro coloro che lo hanno per primi ri-evocato?
D’altra parte anche le formazioni nazional-rivoluzionarie della destra radicale
negli anni 70 tentarono la stessa operazione in più di una occasione.
Ed in fin dei conti Gentile
e Gramsci
avevano individuato da allora la forza storica del simbolo, ed erano
figli guarda caso della stessa scuola hegeliana; peccato, peccato,
peccato veramente, che agirono politicamente su fronti contrapposti
( o concorrenti al medesimo disegno ? ); ma questo rispetto ai nostri
tempi dice ben poco .
Infatti siamo in presenza di un altro segno ben preciso: la tanto
decantata post-modernità, invocata da tutti a gran voce ( una
post-modernità fino ad ora troppo spesso acrticamente post-ideologica,
liquefatta, a-specifica, pacifica, addormentata, non-violenta, debole…
) sta tardando ad arrivare e quasi quasi ha già annoiato; ed
è per questo (per quanto non possa piacere) che c’è un ritorno
inaspettato all’infinito 800-900 ed ai suoi mito-logemi.
(*) Eros
Francangeli , Arditi del Popolo, Ed.
Odrarek, Roma 2000
FRANCESCO MANCINELLI