
05/09/2009
ODIO E SOPRAFFAZIONE NELLA MUSICA DEI FASCI ?
Sto
seguendo con molto interesse ed attenzione
il dibattito scaturito dall’articolo sull’Altro di Pino Casamassima : “ … Mai memoria condivisa con i fascisti “
, dibattito generato da un Suo articolo sulla liberazione di Gianni Guido , uno
dei tre responsabili della strage del Circeo, tornato questi giorni in libertà.
Ovviamente
non entro nell’infinità dei luoghi comuni che a mio avviso sono presenti
nell’articolo, e a cui hanno risposto Andrea
Colombo e Valerio Morucci, praticando
direi , “una visione gramsciana e
pasoliniana di analisi critica del fascismo e dei fascisti“ , e da cui risulta
l’inadeguatezza di fare sempre di tutta un erba un “Fascio“.
Mi vorrei
invece soffermare brevemente su un passaggio proposto nell’articolo, a
proposito dell’iconografia della morte e
del culto della sopraffazione presenti nelle cultura, nella grafica e senti
senti perfino nella musica ,
che avrebbero nel dna tutti i fascisti, tutti i neo-fascisti, la destra
radicale ecc. ecc.
Come dire, vengo toccato su un nervo scoperto, perché io ,
sono nato dentro il filone metapolitico della cosidetta musica alternativa già
dal 1979 , e dovrei essere uno di quelli
che ha praticato ed esercitato per
trent’anni, la musica come strumento di
evocazione, di offesa e di sopraffazione sull’altro , sul debole,
sull’indifeso, sulla donna, sull’ebreo , sul gay, sulla vittima di turno, … godendo di ciò.
Ed avendo
anche una buona conoscenza di tutto quanto è stato prodotto negli ultimi
trent’anni in termini musicali nell’ ambiente cosidetto “fascista”, ed
oltrettutto , conoscendo i gusti e la
cultura musicale di molti miei coetanei
“ cinici perversi e stupratori “, sono
rimasto perplesso dalla gratuità di una tale affermazione.
Intanto, se ci si domanda da dove viene questo culto “dell’esaltazione
della morte” , del lucubre, dell’esaltazione della battaglia e della guerra , del bel gesto estremo ed inutile, sarebbe interessante indagare tutto ciò che è
stato prodotto dalla cultura letteraria italiana sul tema in questione e quanto
pesa in tutto questo perfino il retaggio
classico derivato dalla “tragedia” ( … sin dalla Sua nascita) , presente nel dna meta-storico e mito-poietico
di tutta Europa. E senza scomodare peraltro
Y. Mishima , Pound, D’Annunzio, Drieu La Rochelle e Cèline. Si scoprirebbe ad esempio, che la canzone un po’ retorica e patriottarda ,
mortifera, vagamente decadente e
nichilista del ventennio, è eredità direttamente dal tema letterario e dalle
note di pentagramma generate dalla
giovane e sfortunata “rivoluzione
risorgimentale” ( compreso il nostro inno nazionale scritto da un cultore della
morte , un giovane sovversivo crepato a
soli 19 anni ); genere musicale poi ripreso e rigenerato dalla
trincee della prima guerra mondiale, ed in cui l’Avanguardismo, il Sansepolcrismo , il Sindacalismo
Rivoluzionario lugubre di Fiume, il Futurismo
violento e sessista ( ma anche quello dei sinistrissimi ed anti-fascisti Arditi del
Popolo ) hanno tratto quasi tutto il
repertorio musicale.
Per non
parlare poi della storia musicale della RSI e della stessa Resistenza, in cui un qualsiasi critico musicale di media
preparazione, avrebbe difficoltà a
capire la differenza tra i testi dei Partigiani e quelli delle Brigate Nere,
non solo per genere di musicalità condivisa ( marcette e/o ballate che siano) ma perfino per l’immaginario comune di miti e
valori esaltati da testi ( patria, fede, orgoglio, bandiera, giustizia, libertà ecc.
ecc).
Non
racconto poi niente di nuovo se affermo che per tutti gli anni 50- 60
, i generi musicali (non impegnati e non politici) ,
le balere, i luoghi di aggregazione,
le feste la musica rock, il Piper di
Roma hanno fatto da laboratorio comune di crescita a destra come a sinistra; e non tradisco nessuno se affermo che, certe mode di valenza “pre-politica ed
antropologica” legate a derive musicali
estreme ( sfociate poi nell’Hard, nel Punk, nel metal-neopagano
nell’Underground, nell’Oi) , le abbiamo
tutti quanti ereditate (e dico tutti quanti, fascisti e comunisti che siano ) da quella
magnifica epopea tutta inglese degli Who, dei violenti scontri tra i Mods ed Rokers
proposti dal film Quadrofenia .
Ma i
paradossi continuano; e così si scopre che
già prima del 68’ , Il cabaret Bagaglino di Roma, luogo di chiara matrice perverso-fascista, ospitava
i primi cantautori anti-conformisti, è venne composta la più bella
canzone sulla figura e sull’esaltazione della morte eroica di Ernesto Che Guevara
( un testo di Gribanosky-i-Pingitore) (1).
Era il
tempo in cui, come descrive il
cantautore alternativo Fabrizio Marzi , sul magnifico testo “ il nostro 68’ ” (2) , … i maledetti (
i fascisti ) amavano De Andrè, quel cantautore
anarchico a cui ad esempio un nicciano-evoliano perso come me, deve quasi tutto,
in termini di formazione musicale e amore
senza limiti per il folk : dalla ballata
tradizionale ed “identaria” fino
l’estasi della musicalità zingara di
Bregovich.
Inutile
ricordare che gli anni 70’, nella loro splendida tragicità, sono stati il punto di incontro di una cultura musicale universalmente
condivisa, per generi e luoghi di
aggregazione e riti liberatori, e che
molta della formazione musicale di tutti noi “alieni-fascisti-stupratori”
deriva dall’ascolto dei Genesis, di J. Morrison, dei Pink
Floyd, degli Emerson Lake Palmer, dei Tangerim Dream , degli Eagles, fino ad arrivare all’italianissima
PFM al Perigeo, al Banco. Per non
parlare poi di Guccini, di Lolli , di De
Gregori, di Bennato di Finardi , Vecchioni
e Branduardi : possiamo chiederlo ad una
intera generazione se la condivisione dei concerti e dei loro testimonial era
un ritualità comune o meno. E questo
bypassando la questione dell’ egemonia culturale e di etichetta ( … di imbecillità
congenita ? ) di chi sostiene malamente che Mogol-Battisti, Baglioni e Battiato sono di destra, mentre De
Gregori, Guccini e Finardi sono di sinistra. Può darsi, ma sono tutti culturalmente e universalmente
condivisi, compreso (l’ultimamente) conteso Rino Gaetano.
D’altra
parte è stata proprio la sinistra intelligente ed attenta, che a metà degli anni 70’ scopre e fa
conoscere al mondo esterno il “Cattiverio”, la
musica alternativa, i Campi Hobbit , La
Voce della Fogna, e chi tra noi fascio-perversi non conserva il testo del
famoso Lambro- Hobbit (3) , e gli articoli del Manifesto, e dell’Espresso, sulla cosi-detta “mutazione della razza fascista” ?
Ma perché
invece di sproloquiare, non si indaga
attentamente e criticamente su tutta la discografia prodotta da Massimo
Morsello , dalla Compagnia dell’Anello,
dai 270 bis ; e valutiamo oggettivamente cosa c’è dentro ? Possiamo trovarci
dentro di tutto, la malattia tardo
romantica degli eterni Peter Pan, un profilo troppo decadente ed esistenzialista,
il culto ingombrante dell’eroe sempre
morto e perdente , mitopoiesi ed esaltazione di valori elitari e poco adiacenti
con il reale e con i problemi dell’economia , maschile ed adolescenziale cazzeggio,
retorica piccolo-guerriera : si di tutto, ma
questo tema della sopraffazione sistematica dell’altro e del debole, della
donna, del gay è una vera e propia balla.
Perfino una
bellissima ballata come “Lucrino Song”,
che racconta un poco amichevole scambio
di sprangate tra militanti di Terza Posizione ed altri coetanei , la mette più
su un lato ironico-comico che sul tema dell’odio e la sopraffazione dell’altro
(4) . La musica alternativa tranne “rarissimi e sfigatissimi casi “, non ha nessuna valenza di odio e di
sopraffazione, anzi al contrario, pesa come un macigno il repertorio
anticomunista (peraltro assolutamente marginale), presente per es. in alcuni brani degli Zetapiemme e degli Amici
del Vento, brani che sono tacciabili al
contrario di insano e pernicioso vittimismo.
Ma perfino
nelle dimensione Underground o Hard, che
in Italia nasce tra i giovani neo-fascisti con il Progressive degli Janus e il
Rock melodico degli Intolleranza, non esiste nessuna esaltazione dell’odio
gratuito e della sopraffazione verso
l’altro, verso la donna, il diverso, il
gay , l’avversario politico. C’è esaltazione della specificità, del radicamento
territoriale ed ideologico , del patheon di riferimento, della forte identità politica e
culturale: questo si. Ma odio gratuito e
perverso verso l’altro mai.
Oppure l’obiettivo
dell’articolo era mettere sotto la lente di ingrandimento per esempio la musica
degli ZetaZeroAlfa e/o “La cinghia mattanza”, e le ritualità
pre-politiche generate nei giovanili concerti, come il pokare e prendersi a spallate e
spintoni, pratica che serve per
scaricare la sessista aggressività dei
ventenni fascisti metropolitani ? Anche
qui lo scenario, per quanto ne dica Casamassima, è ampiamente condiviso con i coetanei della
sinistra radicale, e con le mode tribali e pre-politiche, ( sicuramente meno
pericolose dei raduni orgiastici Rave), èd è peraltro un modo tutto maschile, per sfogare l’istinto e l’aggressività in modo
“entropico” , sano , mediato dal Rito
Comunitario , dalle regole, riti molto
simili a certe ritualità di lotta tribale, studiate a fondo dell’antropologia
culturale di mezzo mondo. Sulla tipologia ed il genere musicale, “De Gustibus”, ma non si usino termini
impropri come odio ed esaltazione della sopraffazione, per giudicare
(5).
1)
ADDIO CHE'
di
Pingitore/Gribanovski
canta Gabriella Ferri
Addio Ché
la gente
come te
non muore
nel suo letto
non crepa di vecchiaia.
Addio Ché
sei morto nella valle
e non vedrai morire
la tua rivoluzione.
Addio Ché
la gente
come te
t'aspetta col fucile
sull'alto della Sierra
Addio Ché
all'erta sulla grotta
non c'é più
sentinella
non salgono
i compagni.
E' l'ora Ché
nessuno più verrà
non eri come loro
dovrai morire solo.
Addio Ché
come volevi tu
sei morto un giorno solo
e non poco per volta.
Addio Ché
la gente
come te
è nata per morire,
serve di più da morta.
Addio Ché
aspettaci laggiù
verremo di nascosto
le notti senza luna.
Addio Ché
a paingere per te
verremo di nascosto
le notti senza luna.
Addio Ché
Per noi il
'68 era venuto
qualche anno avanti la contestazione
l'età della rivolta e del rifiuto
contro il sistema : la rivoluzione.
Allora noi eravamo bestie rare
quando vestire l'eskimo non era
una moda da vendere ai compagni
e cercavamo un basco per bandiera,
e cercavamo un basco per bandiera.
Ricordo i nostri fuochi a capodanno
quando i borghesi vestono di nero
e i proletari stappano moscato
ma freddo e notte cantavamo noi.
Emarginati e matti contro il mondo
che pullulava voglie e fregature
per giuramento crescere diversi,
tanta sete di rischio e d'avventure.
Ricordo la cantina dell'inferno
un luogo riservato ai bevitori
quando Guccini non cantava treni
e i maledetti amavano De Andrè
e i maledetti amavano De Andrè.
Poi la questura il 25 Aprile
per quattro scritti e una camicia strana
i vecchi partigiani e le paure
quelle sfide da rissa paesana.
Curcio aveva lasciato la parrocchia
leggeva il suo “Marcuse” nel Trentino
capelli troppo corti sulla testa
sputacchiavamo in faccia ai nostri beat.
Ma Kerouac era nostro si diceva
e quelli sono rossi e ben pasciuti
se la cultura era stile giusto
partivano fottuti quei lacchè,
partivano fottuti quei lacchè.
Le ragazze ridevano e la gente
odiava quei ragazzi tristi e matti
tra i libri gialli delle bancarelle
noi cercavamo Evola e Celine.
Il partito era fermo agli altarini
come l'Italia al Brennero col botto
le seggiolate contro Michelini
mentre s'avvicinava il '68.
Ma il '68 eravamo noi
contro i consumi per l'ecologia
contro lo sconcio delle vacche sacre
e un altro uomo e un'altra strategia.
e un altro uomo e un'altra strategia.
Un giorno ti telefona il gran capo
c'è l'università da ripulire
tu non prevedi, tu non puoi capire
che i sovversivi sono camerati.
Chissà che sghignazzate al Viminale,
chissà che sghignazzate i frammassoni
quando all’Università della Sapienza
qualcuno ha sollevato quei bastoni.
Era un casino : beh sono d'accordo
era un po' duro prendere quel treno
tra un mucchio di pidocchi e di illusioni
giocare un ruolo "noi figli del sole"
giocare un ruolo "noi figli del sole".
Che intanto si è rimasti nella merda,
che s'è pagato duro lo sapete
ma ora che si vende il '68
sento puzzo di morte e non mi va.
Il capo è ancor più vecchio e parla bene,
la gente rossa o nera è sempre cupa
faranno un grande Gulag tutti assieme
uniti, non si toccano i tabù.
Noi che
cantiamo giovinezza a chili
l'abbiamo sempre vista liquidata
cerchiamo pezzi di rivolta usata
e l'immaginazione che non c'è,
e l'immaginazione che non c'è.
Noi siamo ancor più vecchi e sempre matti
vogliamo fare a pezzi gli steccati:
ragazzi, non mollate proprio adesso
che c'è una vita tutta da inventare.
Ragazzi, non mollate proprio adesso
ragazzi, non lasciatevi incastrare
ragazzi, non lasciatevi incastrare
ragazzi, non lasciatevi incastrare.

4) Lucrino Song
|
Il
braccio che si stende calando giù la sbarra, |
5) Per un serio studio su tutta la
musica alternativa : www.lorien.it/ Archivio storico della musica alternativa - Cristina De Giorgi ,
Note Alternative, Ed. Trecento, Roma 2008
UN GRAZIE A FRANCESCO MANCINELLI
Stefano Pantini